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Bolsonaro Jr sconfitto alle urne in Brasile
Il presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva ha sconfitto il senatore di destra Flavio Bolsonaro nella corsa alle elezioni presidenziali brasiliane, compiendo una rimonta straordinaria dopo la sconfitta al primo turno che aveva galvanizzato la destra politica del Paese. Poco dopo le 21:00 ora di Brasilia di domenica, la Corte Elettorale Superiore del Brasile ha proclamato la vittoria di Lula, che ha ottenuto oltre il 51% dei voti. Bolsonaro, invece, ha ottenuto il 48% dei voti. Ma Bolsonaro, finora si è rifiutato di ammettere la sconfitta, prefigurando una probabile battaglia legale sulla legittimità della decisione della Corte Suprema di estendere di due ore il tempo di votazione. A proposito, è importante rilevare come entrambi i candidati avessero richiesto il prolungamento dell’apertura dei seggi: Bolsonaro aveva chiesto al Tribunale elettorale due ore in più in modo da permettere ai cittadini di aree come quella di San Paolo e Santa Catarina, colpite dal maltempo, di riuscire a raggiungere i seggi. Anche Lula aveva richiesto del tempo aggiuntivo di apertura dei seggi, visto che in alcune città di zone popolari del Brasile, i bus erano stati bloccati dai sindaci (vicini a Bolsonaro) impossibile, per le persone di quelle città, di recarsi alle urne per votare. Con Marika Marianello, giornalista e attivista, parliamo della sconfitta alle urne di Flavio Bolsonaro e delle sfide che attendono Lula. Consigliamo l’ascolto della diretta andata in onda dopo il primo turno delle presidenziali e la lettura di questo articolo per approfondire la situazione alle Camere del Parlamento brasiliano.
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Elezioni presidenziali in Brasile
Domenica 4 ottobre si è tenuto il primo turno elettorale in Brasile. La sfida tra Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, figlio del ex presidente Jair Bolsonaro, sarà decisiva per il panorama geopolitico globale e nella conformazione attuale dei paesi latinoamericani, i quali, nel corso degli ultimi anni, hanno subito nuovamente una forte ingerenza da parte del governo Trump e dei suoi alleati sionisti. I due candidati si sfideranno al ballottaggio il 25 ottobre: 
Da un lato Lula da Silva, sindacalista e tre volte presidente con il Partito dei Lavoratori, si lancia per un quarto mandato. 
Dall’altro, Flávio Bolsonaro, senatore e rappresentante della politica di estrema destra, implicato in diversi processi penali tra cui corruzione e omicidio, promette un’alleanza con gli Stati Uniti e l’adesione al Escudo de las Americas. 
 Chi sono i candidati che prenderanno il potere sulla democrazia e l’economia più grande del Centro e Sudamerica? Ne parliamo con Marika Marianello, professora di capoeira, traduttrice, insegnante precaria nella scuola pubblica e attivista.
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Brasile. La normalità della violenza poliziesca
Il 28 ottobre scorso circa 140 persone, di cui 4 agenti, sono state uccise e un centinaio sono state arrestate nel corso di un assalto condotto da 2500 membri della Polizia Civile e della Polizia Militare brasiliane, nelle favelas di Alemão e Penha a Rio de Janeiro. Gli agenti si sono serviti anche di elicotteri e mezzi blindati. Su numerosi cadaveri, alcuni con le mani legate, sono stati rinvenuti i segni di colpi esplosi alle spalle o alla nuca. Oltre alle numerose esecuzioni extragiudiziali, i testimoni parlano di perquisizioni ed irruzioni nelle abitazioni private realizzate senza mandato, di torture, di colpi sparati dagli elicotteri, di feriti morti dissanguati a causa dello stop da parte degli agenti all’intervento dei sanitari. Nelle proteste e manifestazioni organizzate da movimenti e associazioni e dagli abitanti delle favelas di Rio e di altre città, sono comparsi striscioni con la scritta “Favela Lives Matter”. Tutti denunciano «una violenza sistemica e razzista» e puntano il dito soprattutto contro le autorità locali, allineate con l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro. All’ex capo di stato, condannato a settembre a 27 anni di reclusione per il tentato golpe del gennaio 2023, è strettamente legato Claudio Castro, governatore dello stato di Rio de Janeiro e membro del “Partito Liberale” dell’ex presidente di estrema destra. Questa strage è salita agli onori delle cronache per l’enorme dispiegamento di forze e per l’elevato numero delle vittime, ma la violenza della polizia nelle aree dove vive la popolazione più povera e razzializzata è un fatto “normale”. Il podcast dell’approfondimento realizzato dall’Inormazione di radio Blackout con Simone Ruini: https://radioblackout.org/2025/12/brasile-la-normalita-della-violenza-poliziesca/
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Brasile. La normalità della violenza poliziesca
Il 28 ottobre scorso circa 140 persone, di cui 4 agenti, sono state uccise e un centinaio sono state arrestate nel corso di un assalto condotto da 2500 membri della Polizia Civile e della Polizia Militare brasiliane, nelle favelas di Alemão e Penha a Rio de Janeiro. Gli agenti si sono serviti anche di elicotteri e mezzi blindati. Su numerosi cadaveri, alcuni con le mani legate, sono stati rinvenuti i segni di colpi esplosi alle spalle o alla nuca. Oltre alle numerose esecuzioni extragiudiziali, i testimoni parlano di perquisizioni ed irruzioni nelle abitazioni private realizzate senza mandato, di torture, di colpi sparati dagli elicotteri, di feriti morti dissanguati a causa dello stop da parte degli agenti all’intervento dei sanitari. Nelle proteste e manifestazioni organizzate da movimenti e associazioni e dagli abitanti delle favelas di Rio e di altre città, sono comparsi striscioni con la scritta “Favela Lives Matter”. Tutti denunciano «una violenza sistemica e razzista» e puntano il dito soprattutto contro le autorità locali, allineate con l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro. All’ex capo di stato, condannato a settembre a 27 anni di reclusione per il tentato golpe del gennaio 2023, è strettamente legato Claudio Castro, governatore dello stato di Rio de Janeiro e membro del “Partito Liberale” dell’ex presidente di estrema destra. Questa strage è salita agli onori delle cronache per l’enorme dispiegamento di forze e per l’elevato numero delle vittime, ma la violenza della polizia nelle aree dove vive la popolazione più povera e razzializzata è un fatto “normale”. Ne abbiamo parlato con Simone Ruini Ascolta la diretta:
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La Cop nell’Amazzonia che muore
Piogge torrenziali, manifestazioni oceaniche, la pressione delle comunità indigene che ha attraversato i corridoi dei negoziati, e persino un incendio tra i padiglioni; un susseguirsi di eventi esterni ha accompagnato il vertice. Quelle fiamme divampate nei padiglioni non sono state altro che l’annuncio di una fumata nera che sarebbe arrivata poche ore dopo.  Il documento finale della COP, la Mutirao decision, denunciava che il testo in discussione era scritto di fatto dai PetroStati, grazie alle pressioni di Arabia Saudita, Stati Uniti e Russia.   Nonostante il nome simbolico del documento finale, Mutirao, che significa lavoro comunitario per conseguire un bene collettivo, questo testo farà il bene di pochi lasciando liberi i paesi ricchi di continuare a devastare.  Nel documento finale non c’è alcun riferimento ai combustibili fossili, non vengono neppure menzionati.  Il mondo si è congedato da Belém senza un piano per abbandonare gas, petrolio e carbone tornando indietro rispetto a quanto deciso a Dubai nel 2023. Le proteste e e danze indigene diventano una mera operazione i green whashing dell’amministrazione brasiliana. Ne abbiamo parlato con Andrea Merlone, Dirigente di ricerca all’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM) e ricercatore associato all’Istituto di Scienze Polari del CNR. Ascolta la diretta:
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Brasile: processo a Bolsonaro, rischi amnistia e mobilitazioni popolari
Insieme ad Andrea Cegna parliamo della storica condanna a 27 anni per tentato golpe dell’ex presidente Bolsonaro. Sul fronte interno, però, il parlamento brasiliano ha nel frattempo dato segni di voler avviare un provvedimento di amnistia. Anche Trump preme sul paese, definendo “sorprendente” la condanna e assicurando vicinanza al suo amico Bolsonaro. Ma il 21 […]
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Verso un mondo multipolare o verso un conflitto globale?@1
Sul fatto che il mondo stia cercando un nuovo ordine siamo sostanzialmente tutti d’accordo. Ma su come questo possa avvenire le opinioni divergono parecchio. E oscillano tra un’ipotesi di guerra mondiale, che può scivolare nell’incubo nucleare, e l’idea che tutto si possa ricomporre nell’ambito di guerre commerciali e finanziarie anche spietate. Oggi abbiamo provato a […]
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