Domenica 4 ottobre si è tenuto il primo turno elettorale in Brasile.
La sfida tra Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, figlio del ex presidente Jair
Bolsonaro, sarà decisiva per il panorama geopolitico globale e nella
conformazione attuale dei paesi latinoamericani, i quali, nel corso degli ultimi
anni, hanno subito nuovamente una forte ingerenza da parte del governo Trump e
dei suoi alleati sionisti.
I due candidati si sfideranno al ballottaggio il 25 ottobre:
Da un lato Lula da Silva, sindacalista e tre volte presidente con il Partito
dei Lavoratori, si lancia per un quarto mandato.
Dall’altro, Flávio Bolsonaro, senatore e rappresentante della politica di
estrema destra, implicato in diversi processi penali tra cui corruzione e
omicidio, promette un’alleanza con gli Stati Uniti e l’adesione al Escudo de las
Americas.
Chi sono i candidati che prenderanno il potere sulla democrazia e l’economia più
grande del Centro e Sudamerica?
Ne parliamo con Marika Marianello, professora di capoeira, traduttrice,
insegnante precaria nella scuola pubblica e attivista.
Tag - brasile
di Gianni Sartori Mentre l’1% dei proprietari controlla quasi metà delle terre
agricole, indigeni e contadini senza terra subiscono sgomberi, violenze e una
crescente offensiva politica e giudiziaria. Le ultime …
riemersx dal festival ecco alcune protagoniste di quelle giornate:
da Bahia, Kalozin e la sua incredibile reinterpretazione della musica sacra
brasiliana suonata con dei sensori su braccia e gambe
da Dresda, Valentino Pančáke ed la sua oscuro italodisco
Il 28 ottobre scorso circa 140 persone, di cui 4 agenti, sono state uccise e un
centinaio sono state arrestate nel corso di un assalto condotto da 2500 membri
della Polizia Civile e della Polizia Militare brasiliane, nelle favelas di
Alemão e Penha a Rio de Janeiro. Gli agenti si sono serviti anche di elicotteri
e mezzi blindati.
Su numerosi cadaveri, alcuni con le mani legate, sono stati rinvenuti i segni di
colpi esplosi alle spalle o alla nuca. Oltre alle numerose esecuzioni
extragiudiziali, i testimoni parlano di perquisizioni ed irruzioni nelle
abitazioni private realizzate senza mandato, di torture, di colpi sparati dagli
elicotteri, di feriti morti dissanguati a causa dello stop da parte degli agenti
all’intervento dei sanitari.
Nelle proteste e manifestazioni organizzate da movimenti e associazioni e dagli
abitanti delle favelas di Rio e di altre città, sono comparsi striscioni con la
scritta “Favela Lives Matter”. Tutti denunciano «una violenza sistemica e
razzista» e puntano il dito soprattutto contro le autorità locali, allineate con
l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.
All’ex capo di stato, condannato a settembre a 27 anni di reclusione per il
tentato golpe del gennaio 2023, è strettamente legato Claudio Castro,
governatore dello stato di Rio de Janeiro e membro del “Partito Liberale”
dell’ex presidente di estrema destra.
Questa strage è salita agli onori delle cronache per l’enorme dispiegamento di
forze e per l’elevato numero delle vittime, ma la violenza della polizia nelle
aree dove vive la popolazione più povera e razzializzata è un fatto “normale”.
Il podcast dell’approfondimento realizzato dall’Inormazione di radio Blackout
con Simone Ruini:
https://radioblackout.org/2025/12/brasile-la-normalita-della-violenza-poliziesca/
Il 28 ottobre scorso circa 140 persone, di cui 4 agenti, sono state uccise e un
centinaio sono state arrestate nel corso di un assalto condotto da 2500 membri
della Polizia Civile e della Polizia Militare brasiliane, nelle favelas di
Alemão e Penha a Rio de Janeiro. Gli agenti si sono serviti anche di elicotteri
e mezzi blindati.
Su numerosi cadaveri, alcuni con le mani legate, sono stati rinvenuti i segni di
colpi esplosi alle spalle o alla nuca. Oltre alle numerose esecuzioni
extragiudiziali, i testimoni parlano di perquisizioni ed irruzioni nelle
abitazioni private realizzate senza mandato, di torture, di colpi sparati dagli
elicotteri, di feriti morti dissanguati a causa dello stop da parte degli agenti
all’intervento dei sanitari.
Nelle proteste e manifestazioni organizzate da movimenti e associazioni e dagli
abitanti delle favelas di Rio e di altre città, sono comparsi striscioni con la
scritta “Favela Lives Matter”. Tutti denunciano «una violenza sistemica e
razzista» e puntano il dito soprattutto contro le autorità locali, allineate con
l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.
All’ex capo di stato, condannato a settembre a 27 anni di reclusione per il
tentato golpe del gennaio 2023, è strettamente legato Claudio Castro,
governatore dello stato di Rio de Janeiro e membro del “Partito Liberale”
dell’ex presidente di estrema destra.
Questa strage è salita agli onori delle cronache per l’enorme dispiegamento di
forze e per l’elevato numero delle vittime, ma la violenza della polizia nelle
aree dove vive la popolazione più povera e razzializzata è un fatto “normale”.
Ne abbiamo parlato con Simone Ruini
Ascolta la diretta:
Piogge torrenziali, manifestazioni oceaniche, la pressione delle comunità
indigene che ha attraversato i corridoi dei negoziati, e persino un incendio tra
i padiglioni; un susseguirsi di eventi esterni ha accompagnato il vertice.
Quelle fiamme divampate nei padiglioni non sono state altro che l’annuncio di
una fumata nera che sarebbe arrivata poche ore dopo.
Il documento finale della COP, la Mutirao decision, denunciava che il testo in
discussione era scritto di fatto dai PetroStati, grazie alle pressioni di Arabia
Saudita, Stati Uniti e Russia.
Nonostante il nome simbolico del documento finale, Mutirao, che significa lavoro
comunitario per conseguire un bene collettivo, questo testo farà il bene di
pochi lasciando liberi i paesi ricchi di continuare a devastare.
Nel documento finale non c’è alcun riferimento ai combustibili fossili, non
vengono neppure menzionati.
Il mondo si è congedato da Belém senza un piano per abbandonare gas, petrolio e
carbone tornando indietro rispetto a quanto deciso a Dubai nel 2023.
Le proteste e e danze indigene diventano una mera operazione i green whashing
dell’amministrazione brasiliana.
Ne abbiamo parlato con Andrea Merlone, Dirigente di ricerca all’Istituto
Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM) e ricercatore associato all’Istituto di
Scienze Polari del CNR.
Ascolta la diretta:
Insieme ad Andrea Cegna parliamo della storica condanna a 27 anni per tentato
golpe dell’ex presidente Bolsonaro. Sul fronte interno, però, il parlamento
brasiliano ha nel frattempo dato segni di voler avviare un provvedimento di
amnistia. Anche Trump preme sul paese, definendo “sorprendente” la condanna e
assicurando vicinanza al suo amico Bolsonaro. Ma il 21 […]
La strategia del nuovo presidente statunitense per reindustrializzare il paese e
favorire il made in USA, passa dai dazi imposti ai propri competitor. Gli States
hanno un’esposizione verso l’estero enorme: il loro deficit è 38,6 trilioni
dollari. I creditori principali sono la Cina (900 milioni di dollari), Il
Canada, il Messico ed il Giappone. Tranne […]
Sul fatto che il mondo stia cercando un nuovo ordine siamo sostanzialmente tutti
d’accordo. Ma su come questo possa avvenire le opinioni divergono parecchio. E
oscillano tra un’ipotesi di guerra mondiale, che può scivolare nell’incubo
nucleare, e l’idea che tutto si possa ricomporre nell’ambito di guerre
commerciali e finanziarie anche spietate. Oggi abbiamo provato a […]
L’incontro di venerdì 22 marzo 2024 Verso un’idea non nazionalista della
decolonizzazione. Un universale plurale emerge nella concretezza dei percorsi di
lotta. É intervenuto Federico Ferretti, geografo, docente all’università di
Bologna. Il concetto di decolonialità è molto citato negli ultimi anni ma non
sempre compreso. Manca soprattutto un’elaborazione di questa idea che la separi
da […]