di Marco Santopadre I servizi segreti di Berlino bollano come antisemiti decine
di simboli e di slogan utilizzati dal movimento di solidarietà con la causa
palestinese La Germania è probabilmente …
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Nel cuore di Atene due residenti della storica comunità autogestita di
Prosfygika avviano uno sciopero della fame fino alla morte contro il piano di
sgombero finanziato con fondi UE: in …
L’Unione europea procede verso una stretta per i minorenni sui social. La
presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato che la nuova
app per la verifica dell’età è pronta all’uso, segnando il passaggio dalla fase
di progettazione a quella operativa.
“È nostro dovere proteggere i nostri figli nel mondo online, così come facciamo
nel mondo offline. E per farlo in modo efficace, abbiamo bisogno di un approccio
europeo armonizzato”, ha detto von der Leyen.
Oggi come oggi, gli Stati procedono in ordine sparso. Francia e Portogallo hanno
già vietato l’accesso ai minori a determinate piattaforme, Parigi sotto i 15
anni di età e Lisbona sotto i 13, mentre altri Paesi membri stanno valutando
provvedimenti simili, seguendo un approccio nazionale.
Con Hagar Taamallah, di Privacy network, cerchiamo di fare chiarezza sul tema,
parliamo del rischio che strumenti presentati come soluzioni per la protezione
dei minori possano, nella realtà, trasformarsi in infrastrutture di sorveglianza
pervasiva, con impatti rilevanti sulla privacy e della necessità di un approccio
integrato – e quindi anche educativo e culturale – alla protezione dei minori
online. Ascolta e scarica l’approfondimento.
Per approfondire:
https://privacy-network.it/news/novita/i-minori-nella-societa-digitale-cosa-sta-succedendo-in-europa/
La vittoria schiacciante di Peter Magyar chiude l’era del leader illiberale e
porta all’archiviazione del caso Salis. Ma per Maja T., per le richieste di
estradizione e per il “Budapest …
Da Trump a Orbán fino all’Europa: il libro di Mattia Tombolini “Antifascismo
illegale” (Momo edizioni) mostra come si sta costruendo un nemico pubblico per
giustificare repressione, controllo e autoritarismo Non …
Gli Stati Uniti stanno organizzando una conferenza contro “Antifa”. È probabile
che all’ordine del giorno ci sia anche la questione dell’inserimento del gruppo
nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE. L’Ungheria …
Da oltre due mesi Aristotelis Chantzis è in sciopero della fame contro il piano
di sgombero di 400 residenti. Nel cuore della capitale greca cresce la
mobilitazione, mentre si moltiplicano …
Dalla leva obbligatoria alle restrizioni sulla mobilità: la Germania estende il
controllo statale sugli uomini in età militare e prepara il terreno alla
mobilitazione permanente. Traduciamo questo contributo dal sito …
Il controllo in albergo a Ilaria Salis non è un errore ma un dispositivo:
sorveglianza, cooperazione giudiziaria e repressione per trasformare
l’antifascismo in una minaccia. Quello che è accaduto a …
Negli ultimi cinque anni l’Europa è diventata il principale importatore di armi
a livello globale.
Secondo i dati dell’ultimo rapporto pubblicato ieri dallo Stockholm
International Peace Research Institute (Sipri), le importazioni del vecchio
continente sono più che triplicate rispetto al quinquennio precedente.
L’Europa è ora la regione più importante per le importazioni di armi, mentre tra
il 2016 e il 2020 le principali regioni importatrici erano Asia e Oceania (42%
di tutte le importazioni) e Medio Oriente (32%). L’Europa si trovava al terzo
posto, ma molto più indietro (12%). Ora invece si posiziona al primo posto al
mondo con il 33% della quota. Seguono da vicino Asia e Oceania (31%) e Medio
Oriente (26%). “Il forte aumento dei flussi di armi verso gli stati europei ha
spinto i trasferimenti globali di armi a un aumento di quasi il 10%”, osserva
Mathew George, uno degli autori del nuovo studio Sipri.
La crescita è determinata soprattutto dalla guerra in Ucraina e dal
rafforzamento delle capacità militari degli stati europei. Allo stesso tempo, le
esportazioni totali degli Stati Uniti, il principale fornitore di armi al mondo,
sono aumentate del 27%. Questo include un aumento del 217% delle esportazioni di
armi statunitensi verso l’Europa, specifica il Sipri.
Ne abbiamo parlato con Carlo Tombola di Weapon Watch
Ascolta la diretta: