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Il muro, Tijuana (fentanyl pt 3)
Nella terza puntata dedicata al fentanyl, lo vediamo tornare in Messico, dagli USA, come abitudine di consumo delle persone espulse dagli States. La città di Tijuana è uno dei cinque comuni dello Stato della Baja California. Data la sua vicinanza agli Stati Uniti, rappresenta uno dei valichi di frontiera più frequentati al mondo, il che ha portato a un’elevata concentrazione di migranti deportati. Secondo l’Unità per le Politiche Migratorie del Segretariato degli Interni (SEGOB) — sulla base dei dati registrati presso i punti di rimpatrio ufficiali dell’Istituto Nazionale per la Migrazione (INM) — Tijuana risulta il comune con il maggior numero di persone rimpatriate in tutto il Messico. Molte di loro vogliono tornare negli USA, e rimangono in città, nonostante le retate della polizia o le privazioni a cui possono andare incontro. L’elevato numero di persone rimpatriate che giungono in città, unito a politiche pubbliche scriteriate, ha dato origine a una situazione difficile nei quartieri Nord della città, in cui si concentrano la maggior parte delle persone respinte, senza documenti e senza dimora. Nella “Zona Norte” della città — spesso definita “zona di tolleranza” — la violenza della polizia è all’ordine del giorno, e nelle stesse strade, a ridosso del muro, si concentra la maggior parte della compravendita e del consumo di sostanze stupefacenti e del lavoro sessuale della città. Una associazione, Prevencasa, fornisce visite ginecologiche e osteopatiche, supporto psicologico,cura di ferite e ascessi, preservativi, materiale sterilizzato per il consumo di sostanze, materiale infomativo e altri servizi, in un’ottica di riduzione del danno non proibizionista nè giudicante. Dalle parole di Zaya, parliamo del muro e dell’intreccio di forze che interagiscono con le abitudini di consumo di sostanze di chi frequenta Prevencasa, e prendiamo spunto per analoghi approcchi per affrontare sin juicio i problemi e i rischi per la salute delle noste comunità.
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