L’inchiesta di Mediapart denuncia violenze, insulti razzisti e umiliazioni
sessiste contro minorenni fermati dalla polizia. Nelle periferie popolari la
repressione assume anche una dimensione di classe e razziale. «Adesso non …
Tag - islamofobia
In questi giorni sono diverse le dichiarazioni e posture apertamente islamofobe
dei politici che si rincorrono sul tema in vista della campagna elettorale. Dal
Pontida show della Lega per lo stop al burqa, alla conquista di una sempre
maggiore visibilità di Futuro Nazionale (e delle sue campagne territoriali
contro le moschee), alle dichiarazioni sulla scuola e sulle bambine di Giorgia
Meloni.
Ai microfoni di blackout interviene Souad Maddahi, formatrice, mediatrice
culturale, che si occupa di disabilità e di organizzazioni di comunità a Torino.
Il suo intervento ci permette di riflettere sulle fondamenta coloniali e
misogine di queste dichiarazioni, volte a limitare le libertà, a costruire un
nemico interno e quindi anche a spostare l’attenzione dai problemi materiali a
cui facciamo fronte in questo periodo.
Tra i temi che affrontiamo durante l’intervista, vi è quello della centralità
del potere di raccontare l’alterità e quello del controllo della donna musulmana
(anche attraverso la strumentalizzazione della laicità). Grazie a un’analisi
delle trasformazioni di queste forme di controllo, possiamo leggere
un’evoluzione dello sguardo coloniale e della rappresentazione della libertà in
contesti intenzionati a limitarla.
Resistere all’islamofobia è sopratutto quindi una questione di pratiche
quotidiane volte alla diffusione di uno sguardo decoloniale, ma anche di
alleanze dal basso e tra femminismi.
di Alessandra Algostino* La definizione IHRA entra nella legge e rischia di
trasformare la lotta all’antisemitismo in uno strumento per delegittimare la
critica a Israele e colpire le mobilitazioni per …
di Giovanni Iozzoli * Dalla morte di Abdelrahim Fakir a quella di Monica
Esposito, due tragedie lungo la via Emilia raccontano una società attraversata
da solitudine, marginalità e paura. Mentre …
La campagna della stampa di destra contro l’avvocato Fausto Gianelli è
un’operazione politica: trasformare l’avvocato nel complice dell’imputato,
criminalizzare la solidarietà con la Palestina e intimidire chi tutela diritti e
…
di Christian Argine La tragedia di via Emilia non autorizza Salvini, Vannacci e
il trittico FdI-FI-Lega a trasformare il dolore delle vittime in propaganda
islamofoba: la sicurezza vera si costruisce …
di Vincenzo Scalia Il caso dello studio legale Marcuz a Bologna segnala un
metodo ricorrente: delegittimazione pubblica, isolamento sociale e minacce nel
clima di crescente normalizzazione autoritaria. C’è una differenza …
Oggi ospitiamo due compagni dell’Assemblea di No CPR di Torino per fare
un’analisi del razzismo sistemico a partire dall’arresto di Mohamed Shahin.
Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn al-Khattab di Torino, è stato
arrestato martedì scorso con l’accusa di essere una minaccia alla sicurezza
dello stato. Shahin ha ricevuto la stessa mattina dell’arresto un decreto di
annullamento del permesso di soggiorno di lunga durata ed è stato deportato al
CPR di Caltanissetta, non prima di aver ricevuto anche un decreto di espulsione.
Da subito ci siamo mobilitat3 per esigere la sua immediata liberazione: Mohamed
Shahin non ha compiuto nessun reato, quello che gli viene contestato è la
partecipazione attiva alle manifestazioni che da due anni si oppongono al
genocidio a Gaza. Ciò che gli viene imputato è quindi un reato ideologico, che
non può esser in nessun modo la giustificazione del sua reclusione in CPR e di
una eventuale espulsione. Mohamed Shahin è infatti un dissidente politico del
regime di Al SiSi, quindi la sua espulsione in Egitto equivarrebbe a una
sentenza di morte.
La vicenda di Mohamed Shahin non è soltanto un suprema ingiustizia, ma è la
riprova del fatto che il razzismo sistemico ha come obiettivo quello di renderci
continuamente ricattabili e dunque più esposti alla repressione politica; questa
repressione si espleta attraverso gli ingranaggi del sistema dei CPR e dei
decreti di espulsione. In tutto ciò anche l’islamofobia di stato ha giocato un
ruolo importante, poiché gli imam sono fra le persone più a rischio espulsione o
rigetto dei documenti in quanto vengono spesso considerati a priori una minaccia
alla sicurezza dello stato.
In un momento storico in cui la solidarietà alla causa palestinese è riuscita a
costruire alleanze trasversali fra lavorator3, student3, comunità islamiche e
seconde generazioni, come sempre lo Stato si trova disarmato e non può che
reagire con una dura repressione. Starà a noi, non solo impedire l’espulsione di
Mohamed, ma anche ricomporre quel movimento delle piazze per la Palestina che
negli ultimi due mesi ha fatto tremare i dominanti.
Se la deportazione rimane un rischio concreto che minaccia Mohamed Shahin e
altre persone che hanno tentato di esprimere il proprio dissenso verso il
genocidio del popolo palestinese o che provano quotidianamente ad opporsi allo
sfruttamento, al razzismo e all’islamofobia dilaganti in questo paese, anche il
Cpr viene utilizzato dallo Stato come strumento di minaccia, monito e ricatto
per la manodopera sfruttata e sfruttabile. Nella seconda parte della
trasmissione viene quindi approfondito il ruolo del CPR e delle deportazioni,
con un focus sull’aumento considerevole delle deportazioni verso l’Egitto: ne
parliamo in diretta con una compagna dell’Assemblea contro CPR e frontiere del
Friuli-Venezia Giulia.
Per altri approfondimenti sulle deportazioni verso l’Egitto è possibile
scaricare QUI l’opuscolo:
> Egitto paese sicuro? Una storia paradigmatica di reclusione e deportazione dal
> CPR di Gradisca d’Isonzo [OPUSCOLO]
La settimana scorsa, durante un seminario di danza e yoga a tema Taylor Swift in
un centro comunitario a Southport, in Inghilterra, tre bambine sono state
accoltellate a morte da un ragazzo di 17 anni. Sono rimasti feriti anche otto
bambinx e due adultx. Sono state rilasciate poche informazioni sul sospettato, a
parte il fatto […]
Fatima Ouassak è una politologa e militante ecologista, femminista e
antirazzista. Il suo ultimo libro Per un’ecologia pirata (tradotto in italiano
da Valeria Gennari per Tamu edizioni (2024)) propone un’alternativa all’ecologia
bianca, borghese e a cui manca un’approccio intersezionale. Ouassak parte dalla
realtà dei quartieri popolari francesi e scrive a partire da questo contesto di
[…]