Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale
2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di
Meno Torino:
“Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una
giornata di lotta e mobilitazione.
Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che
rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al
centro desiderio, rabbia e lotta.
Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e
istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è
un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche
autoritarie precise.
Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza,
l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le
violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si
abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le
politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più
feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da
un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità
politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.
L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile
che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche,
persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità,
razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in
modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece
al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.
L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco
ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica
della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e
della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie
parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese
in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si
mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e
culturale.
Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per
poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il
peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella
violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel
consumismo e nell’estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e
straborda nelle piazze e negli scioperi.
Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere
uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le
vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della
cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo
presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del
governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in
politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e
profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e
amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri
sovraffollate.
L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni
studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di
guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono
pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e
svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul
piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine
(che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL
Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza
sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o
meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e
antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito
violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza
autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia,
l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in
lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare
insieme.
La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo
sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello
che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le
genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare
pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento
transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un
processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con
l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di
disuguaglianze e gerarchie.
E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro
riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.
Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia
di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e
contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma
un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di
lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e
maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi
autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi
carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla
salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche
istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e
le nostre vite terrone sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del
colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita,
non il profitto e la guerra.
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in
cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e
provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei
giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che
non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese
sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL
COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta
avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato
per il 27 marzo.
Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro,
una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e
l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente
l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri.
Buon ascolto
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il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri
microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da
lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione
dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data
l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette
disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori.
Buon ascolto
Tag - violenza di genere
ASSEMBLEA CITTADINA DI MOBILITAZIONE CONTRO DDL BONGIORNO
làadan - Via Vanchiglia 3, Torino
(martedì, 24 febbraio 19:00)
Continua la mobilitazione permanente contro il DDL Bongiorno.
Dopo la manifestazione del 15 febbraio che ci ha vistə scendere in piazza in
migliaia in tutta Italia, ci ritroviamo in un'assemblea cittadina, aperta a
tutte le persone, i collettivi, le associazioni, i sindacati, i gruppi che
vogliono costruire insieme un'opposizione dal basso al DDL Bongiorno.
Senza consenso è stupro!
Vi aspettiamo mercoledì 24 febbraio alle h19 a Laadan in Via Vanchiglia 3
SENZA CONSENSO È STUPRO! BLOCCHIAMO IL DDL BONGIORNO - ASSEMBLEA PLENARIA
TEMATICA
aula break-campus luigi enaudi - Lungo Dora Siena 100
(martedì, 10 febbraio 18:30)
SENZA CONSENSO È STUPRO: BLOCCHIAMO IL DDL BONGIORNO CHE ISTITUZIONALIZZA LA
VIOLENZA SESSUALE
Martedì 27 gennaio è stato approvato in Commissione Giustizia al Senato la nuova
versione del DDL sulla violenza sessuale, proposto dalla senatrice della Lega
Giulia Bongiorno.
Questo DDL costituisce un attacco senza precedenti alle donne, alle persone
trans e non binarie e a tuttə coloro che vivono sulla propria pelle la violenza
patriarcale.
Questo DDL fa a pezzi il valore del consenso — inteso come manifestazione
libera, chiara e attuale della volontà di avere un rapporto sessuale — e
pretende che la persona offesa sia in grado di dimostrare in un aula di
tribunale che quella che ha subito era violenza. Con le parole del decreto,
pretende che ogni persona denunciante sia capace di dimostrare il dissenso
manifestato al momento dell'atto.
Dissenso significa, di fatto, assumere che i corpi siano disponibili fino a
prova contraria, fino a quando non riescono a dire “no” con abbastanza forza,
urlare in maniera sufficientemente udibile, mostrare lesioni sufficientemente
profonde.
Non è un semplice tecnicismo giuridico, ma una scelta politica precisa,
pesantemente peggiorativa dell'attuale legge contro la violenza di genere e
sessuale e che calpesta la Convenzione di Istanbul, ovvero i fondamenti di ogni
impianto normativo sulla violenza.
Se questo DDL diventerà legge, avrà profonde ricadute sulla materialità delle
nostre vite: decidere come deve essere dimostrata una violenza sessuale
significa decidere anche che cos'è violenza, chi detiene il diritto sui corpi,
chi può essere credutə, chi invece viene sistematicamente protetto.
Significa aprire le porte ad una normalizzazione sempre più ampia della violenza
sessuale in un contesto culturale e politico che colpevolizza le donne e le
soggettività dissidenti per quello che subiscono, esercita una violenza
istituzionale sempre maggiore nei confronti delle persone trans e non binarie,
sdogana gli abusi maschili e di potere ad ogni livello della società.
Significa moltiplicare la violenza secondaria che chi denuncia già oggi vive
nelle aule di tribunale. Significa spingere sempre più donne e soggettività nel
climax di violenza che ci consegna centinaia di femminicidi, lesbicidi e
transcidi ogni anno.
Come transfemministə non possiamo permettere che questa legge venga approvata.
Non accettiamo che lo Stato istituzionalizzi la violenza sessuale.
Insieme, nelle strade, nelle piazze, nelle assemblee, insieme allə nostrə
amichə, abbiamo deciso di essere il grido collettivo di tutti quei "no" detti e
non rispettati, ma anche di quelli che da solə non siamo riuscitə a dire.
Senza consenso è stupro.
Organizziamoci insieme.
Il 25 novembre 2025, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per
il secondo anno ha visto riempirsi piazze da tutta Italia: l’obbiettivo di dare
risalto ai nodi territoriali sfida il classico corteo nella capitale che
quest’anno si è tenuto sabato 22, contando 70 mila persone.
Ad oggi in Italia si parla di 91 femminicidi monitorati dall’osservatorio di
nudm solo nel 2025 e almeno 68 tentati femminicidi riportati. Il lavoro
dell’osservatorio è particolarmente importante in quanto in Italia non esiste
una banca dati pubblica sui femminicidi. Mentre secondo l’ISTAT sono 6,4 milioni
le donne che hanno riportato di aver subito delle forme di violenza.
Inoltre i dati dell’ISTAT pubblicati martedì confermano che le uccisioni
avvengono all’interno delle relazioni più strette della persona. Infatti si
riporta “Nel 2024, sulla base delle variabili disponibili, si stimano 106
femminicidi presunti su 116 omicidi con una vittima donna. Si tratta di 62 donne
uccise nell’ambito della coppia, dal partner o ex partner, 37 donne uccise da un
altro parente; sette casi, di cui tre donne uccise da un amico o conoscente e
quattro da sconosciuti, per i quali l’accanimento sul corpo della donna motiva
la classificazione dell’omicidio come femminicidio.”
La giornata è stata caratterizzata dal discorso sulla violenza strutturale che
ci circonda, espressa dal nesso tra guerra e patriarcato, due processi sistemici
aventi matrici comuni. Infatti non sono mancati i rimandi alle mobilitazioni a
sostegno della palestina con la esplicita volontà di inserirsi in una settimana
che si concluderà con lo sciopero generale contro la legge finanziaria di
economia di guerra venerdì 28 e il la 29 giornata mondiale per la palestina.
A questo proposito Fatou di nudm Torino ci racconta il comunicato nazionale
“Perchè come transfemministe sabotiamo la guerra”: (metti link)
Con Maria di nudm Torino il racconto della giornata, partita dalla mattina con
il fino al corteo serale cittadino:
Con Simona di Lucha y Siesta commentiamo il crescente attacco del governo ai
danni dei centri antiviolenza:
Mentre con Carlotta di nudm Milano raccontiamo il corteo che ha contato almeno
10.000 persone, culminato nell’occupazione simbolica del villaggio olimpico:
In ultimo riportiamo alcune delle interviste che abbiamo realizzato nel corso
del corteo per restituire il clima e la voce dellx partecipantx :
La guerra, il genocidio e la violenza patriarcale sono unite dallo stesso filo,
un filo rosso che ci vuole impaurit3, ricattabili, vittime sacrificabili, chius3
nei confini dei ruoli di genere tradizionali. Per questo, il 25 novembre sono
stati indetti appuntamenti contro la violenza patriarcale in quasi tutte le
città d’Italia.
A Torino, gli appuntamenti sono due, alle 18.30 in Piazza Carlo Felice e alle 17
pre concentramento a Palazzo Nuovo, ma tutto il giorno sono previste iniziative,
per rimanere aggiornat3, ascoltate la radio e seguite le pagine social di NUDM
Torino.
Abbiamo ricordato al telefono con Maria, di NUDM Torino, gli appuntamenti
cittadini e fatto alcune riflessioni in vista di domani. Tutt3 in piazza!
Il governo attacca l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole, in particolare
attraverso il Ddl sul consenso informato che, all’esame dell’Aula, è stata
occasione per lo svolgersi di un teatrino imbarazzante in cui il ministro
dell’Istruzione Valditara ha preso parola in questi termini: “È stato detto che
con questo disegno di legge impediremmo l’educazione sessuale e affettiva nelle
scuole, di informare i nostri giovani sui rischi delle malattia sessualmente
trasmesse. È falso” e ha poi aggiunto “È stato sfruttato un tema così delicato
come quello dei femminicidi, sono indignato che abbiate detto che questa legge
impedisca la lotta contro i femminicidi, vergognatevi”.
Al di là delle bagarre in Parlamento, il tema continua ad essere centrale in
tutti gli ambiti della vita produttiva e riproduttiva, l’attacco del governo
infatti si pone in continuità con lo smantellamento dei servizi essenziali per
quanto riguarda la salute, l’educazione, l’assistenza e impone nuovi
provvedimenti che nulla hanno a che fare con la prevenzione, il consenso, la
formazione per affrontare realmente la questione della violenza di genere da un
punto di vista strutturale.
Intanto i femminicidi a livello nazionale continuano a perpetrarsi e l’unico
strumento al momento esistente in grado di tenere conto dei dati è
l’Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi (FLT) in Italia di Non Una Di
Meno (NUDM). Un lavoro importante che parte dal basso e che intende tenere alta
l’attenzione su questo tema.
In vista del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza maschile
sulle donne e contro la violenza di genere, che quest’anno assumerà dei
caratteri più complessivi a fronte della fase di guerra e del genocidio ancora
in corso a Gaza, sono molti gli appuntamenti per costruire un percorso di
partecipazione ampio e profondo nei contenuti. Il 22 novembre si terrà il corteo
nazionale a Roma ma anche sui territorio ci saranno appuntamenti di
mobilitazione nella data del 25, a Torino ci sarà un corteo con partenza da
Porta Nuova.
Ne parliamo con una compagna di NUDM Torino e invitiamo a seguire le pagine
social di NUDM per aggiornamenti sulle iniziative
Qui il commento di Non Una di Meno Torino in merito a Valditara
Valditara, la scuola ti odia. L3 femminist3 di più.
Tutt3 in piazza! 22N Roma & 25N Torino
Ieri, alla Camera, il ministro dell’ignoranza Valditara ha sbottato contro chi
l’ha accusato di favorire la diffusione della cultura del femminicidio in
Italia.
È vero.
Il DDL Valditara – Disposizioni in materia di consenso informato in ambito
scolastico – affida all’arbitrio delle scuole e alla discrezionalità delle
famiglie, l’educazione sessuo-affettiva, riducendola a questione “morale”
anziché formativa. Trasforma l’educazione sessuo-affettiva in un tabù, come se
parlare di corpo ed emozioni fosse pericoloso. È l’ennesimo tentativo di un
governo che vuole controllare, non educare; zittire, non far crescere.
L’educazione sessuo-affettiva dovrebbe entrare a fare parte in modo strutturale
del curricolo scolastico, i docenti e le docenti dovrebbero essere formati/e, i
saperi delle reti transfemministe e dei centri antiviolenza laici e femministi
dovrebbero entrare nelle scuole per diventare strumenti di autodifesa e
consapevolezza collettiva.
Proprio perché la scuola non può e non deve essere luogo di trasmissione
verticale e gerarchica del sapere, ma un luogo di co-costruzione di pratiche e
saperi, di speranza pedagogica, non di selezione ed espulsione, ma di crescita e
formazione della persona.
Con la scusa di “proteggere” le persone piccole, si vuole impedire di parlare di
sesso, di genere, di identità, di relazioni.
Ma noi lo sappiamo: negare non protegge, censurare non educa.
L’educazione sessuale e affettiva non è un lusso, è una necessità politica e
sociale.
È l’unico modo per costruire relazioni sane, libere dal dominio, dal possesso,
dalla violenza.
È l’unico modo per insegnare che il consenso non è un tabù ma una pratica
quotidiana.
Che il piacere non è vergogna, ma conoscenza di sé.
NON UNA DI MENO TORINO FEST. ZONE FUCSIA OVUNQUE
Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino
(domenica, 22 giugno 17:00)
Rullo di tamburi, squilli di tromba per la marea fucsia che invaderà la città
per il 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗳𝗲𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗡𝗼𝗻
𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗧𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼.
Incontri, dibattiti, musica e festa, banchette e socialità.
🗓️Domenica 22 giugno - @spneruda (corso Ciriè 7)
📌h. 17 Dibattito: Oltre il carcere e la gestione penale delle violenze di
genere. Immaginari e pratiche di giustizia trasformativa.
Con Sof Fiore, Laboratorio Smascheramenti, Tatiana Montella, Coordinamento
transfemminista contro il carcere
🍲h. 20 Cena e banchette!
🎤 h. 21 Parole sovversive - open mic poetry & barre
Scrivici a nonunadimenotorino@gmail.com per iscriverti!
Il festival è completamente autogestito e autofinanziato: seguici sui social per
capire come supportare, diffondi le iniziative, partecipa... Juntes somos más
fuertes! 💜🔥
A seguito della notizia di uno stupro avvenuto in una scuola di Genova da parte
di un ragazzo sedicenne nei confronti di una ragazza di 15 anni molte scuole a
Torino hanno organizzato iniziative di mobilitazione in reazione a un evento che
non deve passare sotto silenzio e per ribadire che questa violenza non è […]
A un anno dal femminicidio di Giulia Cecchettin, si contano 104 femminicidi,
trans*cidi e lesbicidi registrati nel 2024. A un anno di distanza dalle enormi
manifestazioni che lo scorso anno hanno paralizzato Roma e Messina, Non Una di
Meno torna ancora una volta in piazza a Roma e Palermo sabato 23 Novembre: non
per ritualità, […]
L’osservatorio nazionale femminicidi, lesbicidi e trans*cidi di Non Una Di Meno
porta avanti dal 2019 un progetto che vuole combattere la violenza di genere
puntando a diversi obiettivi: contrapporsi a una narrazione che tende alla
gerarchizzazione delle morti, smascherare l’uso del controllo politico sociale
rispetto alla politica di genere, inserire dati che non vengono considerati […]