Un rapporto di Netpol accusa la Metropolitan Police di non aver protetto gli
attivisti anti-sionisti e denuncia un doppio standard nella gestione delle
proteste. Il 14 giugno scorso, nel quartiere …
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Dal genocidio a Gaza alla criminalizzazione delle proteste, il Rapporto 2026
denuncia un ordine globale sempre più fondato su guerra, impunità e politiche
repressive È stato presentato oggi il Rapporto …
Dopo mesi di repressione e migliaia di arresti, la giustizia britannica dichiara
illegale la messa al bando del gruppo: il governo ha usato le leggi
antiterrorismo per colpire la solidarietà …
Il tribunale di Woolwich scagiona sei imputati dalle accuse più gravi: restano
in sospeso alcuni capi d’imputazione e la procura valuta un nuovo processo Un
tribunale britannico ha assolto sei …
di Juana Pérez Montero* Migliaia di persone chiedono la revoca della messa al
bando di Palestine Action in una campagna che si sta sviluppando in tutto il
Paese. Circa 2.000 …
Estratti dalla puntata del 10 novembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
PRISONERS FOR PALESTINE IN SCIOPERO DELLA FAME
Lo sciopero della fame di Prisoners for Palestine rappresenta la prosecuzione in
ambito detentivo della lotta portata avanti da Palestine Action contro le
complicità istituzionali e le appendici dell’apparato tecno-militare sionista
nel Regno Unito.
A circa una settimana dall’inizio di questa mobilitazione, alla quale si sono
aggiunti in solidarietà il prigioniero anarchico Luca Dolce (Stecco) e Jakhi
McCray dagli USA, iniziamo dando spazio alle rivendicazioni dichiarate come
obbiettivi dello sciopero della fame: fine della censura, accesso a misure
cautelari alternative al carcere, diritto a un giusto processo, deproscrizione
di Palestine Action e chiusura di tutte le filiali di Elbit System in UK.
Dopo avere aggiornato su chi siano le prigioniere e il prigioniero che fino a
qui hanno aderito allo sciopero della fame a rotazione, passiamo alla lettura
del comunicato rilasciato da una di loro, Heba Muraisi.
In conclusione, una riflessione sull’utilizzo tattico e strumentale della
categoria di “terrorismo” per cercare di depotenziare la strategia portata
avanti da Palestine Action in sede processuale: una classificazione
neutralizzante del nemico utilizzata tanto dagli apparati militari quanto da
quelli repressivi.
Aggiornamento:
L’attivista di Palestine Action Sean Middlebrough, 33 anni, soprannominato
Shibby, è fuggito da una prigione del Regno Unito dopo essere stato rilasciato
per un permesso temporaneo per assisetere al matrimonio del fratello.
Sean ha dichiarato in una comunicazione ricevuta da Electronic Intifada: “Non
sono in fuga. Sto semplicemente agendo con buon senso, rifiutando di essere
trattenuto come prigioniero di guerra israeliano in una prigione britannica”.
AGE VERIFICATION E (NON SOLO) PORNO
Il 12 novembre 2025 entra formalmente in vigore la norma che prevede l’obbligo
di verifica della maggiore età per l’accesso a contenuti online per adulti.
Se l’attenzione si è concentrata soprattutto sui siti pornografici, in realtà le
categorie interessate sono estese ad altri ambiti, promuovendo scenari di
censura ancor più che di sorveglianza.
Cerchiamo di osservare in quale traiettoria politica si inserisca questo
provvedimento, nella corrente di riorganizzazione delle condotte online-offline
e di implementazione della “società dei varchi” che passa per Identità Digitale
e Real Name Internet.
A margine una riflessione su pornografia e biopotere.
I “MURI DI DRONI”
Mentre torniamo a monitorare alcuni indicatori del rischio esplosione della
“bolla dell’AI”, tra le quali i tentativi di Deutsche Bank di fare “hedging”
(copertura per ridurre i rischi) sui suoi investimenti in datacenters e la
perdurante attenzione di Google verso il settore militare (questa volta in
Australia), cerchiamo di descrivere la normalizzazione del concetto di “muro di
droni”: dalla War on Migrants ai Baltici, dalla separazione tra fronte ucraino e
fronte russo alla scala continentale del programma cinese Transparent Ocean.
GUARDIA COSTIERA LIBICA, SPARI CONTRO ONG E IL RUOLO DELL’ITALIA
Il 2 novembre 2025 si sono rinnovati i memorandum Italia-Libia. Negli scorsi
mesi è aumentata la violenza della Guardia Costiera libica, finanziata dall’UE,
che ha aperto il fuoco almeno tre volte contro ONG e persone in movimento.
Ma i memorandum non sono le uniche collaborazioni che finanziano e legittimano
la violenza delle frontiere esterne in Libia. Abbiamo parlato del coinvolgimento
di Frontex nelle deportazioni dalla Libia, dell’addestramento in Italia di
truppe speciali libiche e delle pratiche con cui la Guardia Costiera libica
dissuade gli interventi solidali di search and rescue.
Domenica 2 Novembre all’ora di colazione, nel carcere di Bronzefield nella città
di Ashford a sud del Regno Unito, i primi due prigionieri in sciopero della fame
di Prisoners for Palestine, Qesser Zuhrah e Amu Gib, hanno rifiutato il cibo.
Questo gesto ha segnato l’inizio del primo sciopero della fame a ciclo continuo,
che coinvolge un gruppo di prigionieri e prigioniere accusate di azioni dirette
contro l’industria bellica inglese.
Il 20 Ottobre era già stato inoltrato al Ministro dell’Interno, tramite il
gruppo Prisoners for Palestine, un documento contenente le rivendicazioni delle
persone in stato di arresto e l’annuncio dell’imminente sciopero.
Nessuna risposta, ad oggi, è ancora pervenuta dalle autorità.
Sono sei le persone attualmente in sciopero nel Regno Unito (Qesser Zuhrah, Amu
Gib, Heba Muraisi, Jon Cink, THoxha e Kamran Ahmed, ad esse si è aggiunto un
compagno anarchico – Luca Dolce detto Stecco – prigioniero nel carcere di
Sanremo.
I prigionieri sono membri rispettivamente dei gruppi denominati Filton 24 e
Brize Norton 5 e sono detenuti in carcere, senza condanna, accusati di aver
preso parte a due azioni distinte, rivendicate dal gruppo Palestine Action.
Filton 24 è l’appellativo utilizzato per il gruppo di attivisti incarcerati per
un raid di Palestine Action (riportato nel video precedente) nel centro di
ricerca, sviluppo e produzione del più grande produttore di armi
israeliano, Elbit System, situato a Filton, Bristol, nell’Agosto 2024. In 6
furono arrestati sul posto, ma in seguito, mentre erano sotto custodia della
polizia, sono stati nuovamente arrestati ai sensi della legislazione
antiterrorismo, che ha consentito alle autorità di prolungare il periodo di
detenzione. Nei mesi successivi, in una serie di raid all’alba, altri 18
attivisti ricondotti allo stesso gruppo furono arrestati, alcuni anche insieme a
familiari, che furono poi rilasciati.
Brize Norton, invece, è il nome del gruppo accusato di aver spruzzato vernice
rosso sangue su due aerei Voyager noleggiati dalla RAF. La base di Brize Norton
è quella che ha svolto funzione di hub di trasporto e rifornimento per i voli
diretti alla RAF di Akrotiri a Cipro, da dove vengono inviati voli giornalieri
per lo spionaggio a Gaza.
Qui, tradotta in italiano, un audio intervista ad un’attivista di Prisoners for
Palestine che racconta come si sta e si è organizzata la solidarietà per i
prigionieri e le prigioniere e attraverso quali iniziative e con quali obiettivi
continuerà la campagna antirepressiva nel Regno Unito.
LA DICHIARAZIONE DI AMU GIB: “Sono in sciopero della fame perché il mio corpo è
stato messo sotto custodia dello Stato, ma ho ancora il dovere di lottare per la
libertà dall’oppressione…
Come possiamo stare in prigione, aspettando che il cappio si stringa intorno al
nostro collo per opporci al genocidio?
Come potrei non agire, mentre i bambini vengono assassinati nella più completa
impunità da uno Stato sionista genocida?
Distogliere lo sguardo dagli orrori non impedirà che accadano e dobbiamo
affrontare la realtà. Dovremmo forse sorridere e chiedere gentilmente la nostra
clemenza a un “sistema giudiziario” fondamentalmente corrotto dal sionismo?”
Attualmente ci sono 33 prigionieri detenuti in custodia cautelare nelle carceri
britanniche per azioni legate alla Palestina. Da quando Palestine Action è stata
dichiarata fuorilegge dal governo britannico come organizzazione “terroristica”,
oltre 2000 persone sono state arrestate in Inghilterra e Galles, principalmente
per aver esposto cartelli con la scritta “MI OPPONGO AL GENOCIDIO. SOSTENGO
PALESTINE ACTION”. La maggior parte è stata arrestata durante le proteste di
massa organizzate da Defend Our Juries.
“L’incarcerazione di attivisti in base a poteri antiterrorismo non è un abuso
della legge, ma piuttosto è lo scopo per cui queste leggi sono state create.
L’antiterrorismo è sempre stato uno strumento per mettere a tacere il dissenso e
criminalizzare coloro che sfidano la violenza dello Stato. Questo sciopero della
fame mette a nudo la continuità tra il passato coloniale della Gran Bretagna e
la sua attuale repressione” ha dichiarato Anas Mustapha, responsabile della
difesa pubblica presso CAGE International, organizzazione che sta supportando
legalmente e pubblicamente lo sciopero.
Dal 2012, Elbit si è aggiudicata 25 appalti pubblici nel Regno Unito per un
totale di oltre 355 milioni di sterline. Ora, il Ministero della Difesa si sta
preparando a firmare un contratto da 2,7 miliardi di sterline con Elbit, che la
designerebbe come “partner strategico” e che le consentirebbe di addestrare
60.000 soldati britannici ogni anno. Alla luce del ruolo svolto nel paese
dall’azienda leader nella produzione bellica, tra le rivendicazioni dei
prigionieri e delle prigioniere in sciopero della fame spicca la chiusura degli
stabilimenti Elbit e l’oscuramento dei suoi siti.
Rimandando al sito del gruppo Prisoners for Palestine e dell’organizzazione CAGE
International per aggiornamenti sullo sciopero della fame e le iniziative a
sostegno dei e delle prigioniere, condividiamo alcune informazioni ad
integrazione e approfondimento dell’intervista.
Oltre 110.000 persone hanno marciato contro l’immigrazione nella capitale del
Regno Unito, Londra, in una delle più grandi manifestazioni di destra del Paese,
dal nome “Unite the Kingdom”, organizzata dall’attivista di estrema destra Tommy
Robinson. Contemporaneamente, era stato indetto un contro corteo promosso da
un’organizzazione antirazzista al quale hanno partecipato circa 5mila persone. I
due […]
Sono state arrestate più di 800 persone lo scorso fine settimana, durante
un’azione per la Palestina davanti al parlamento del Regno Unito. Questi arresti
sono legati ai limiti imposti al gruppo Palestine Action attraverso un divieto
(legislazione anti terrorismo) portato avanti da luglio. Ne parliamo con un
compagno del collettivo di inchiesta Notes From Below […]
23 giugno 2025 – Yvette Cooper, Home Secretary del Regno Unito, dichiara
l’intenzione di mettere al bando Palestine Action ai sensi della legislazione
antiterrorismo, ponendo quindi l’organizzazione sullo stesso piano di gruppi
armati come al-Qaeda. / / / Palestine Action è un movimento contro il genocidio
del popolo palestinese con unsito internet, canali sui social […]