APERIQUEER DI PROVINCIA
Zac! Ivrea - Via dora Baltea 40/b, Ivrea
(mercoledì, 4 novembre 18:00)
Tutti i mercoledì di ottobre, dalle 18 allo Zac potrai trovare uno spazio sicuro
e queer, dove conoscersi e chiacchierare in maniera informale.
AperiQueer è accessibile: non sono necessarie particolari abilità sociali,
troverai qualcunə prontə a facilitare le conversazioni. Il drink è offerto.
Tag - queer
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(mercoledì, 28 ottobre 18:00)
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(mercoledì, 21 ottobre 18:00)
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(mercoledì, 14 ottobre 18:00)
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(mercoledì, 7 ottobre 18:00)
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AperiQueer è accessibile: non sono necessarie particolari abilità sociali,
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parte due dello speciale sul queerpunk dajezz
fonti:
Queercore how to punk a revolution
Punk-U-Mentary
Step Up and be Vocal
Torazine fanzine Roma 1994
Neogotic, darkzine Milano 1991
Helena Velena – Omosessuale, gay, frocio 2012
Autoinfectados: Los Frikis de Cuba
Speed Demon queerzine Milano 2001
Hormony – Pelle Lessa erotic zine bologna
Terror Sister cortometrggio 2019
compilation Stand Up and Fucking for it
Queercore Explosion (canale yt)
Dance Hall Crashers – Othello
Nervous Gender – Confession
The Screamers – 122 hours of fear
Devo – Joko Homo
Mombies – The third sex
Animals are trapped ft Nirvana – Stay away (nightcore speed up remix)
Limp Wrist – Does Your Daddy Knows?
Bikini Kill – Suck my Left One
Mercy Playground – Saint Joe on the School Bus
Psychic Sluts – Acappella
Mighty Sphyncters – Fag Bar
Electric Six – Gay Bar
Eskoria – Enamorado de la Muerte
Dead Kennedys – I Fought the Law
Harum Scarum – Mental Health (album)
Tribe 8 – Rise above
Halflings – Oi! Oi! We Fuck Boys
Skinjob – Bun Your Rainbow
The Gonads – Hitler was a Homo
Two Nice Girls – The Queer Song
Turbonegro – Suburban Anti Christ
G.L.O.S.S. – Give Violence a Chance
Les Conchitas Gutierrez – La Vita non è una Fattoria di Pony
Heavens to Betsy – She’s the One
Contessa Stuto – Reign in Ratched
Slothrust – Crockpot
incredibile imperdibile special di malormone sul queerpunk, volume uno
Fonti:
John Waters – Pink Flamingos
Queer Zine Archive Project qzap.org
Homocore
J.D.’s
Outpunk
vaginaldavis.com
compilation Stand up and fucking for it
Queercore: how to Punk a revolution
Scott Trealeven The salivation army
Bruce La Bruce – Rapesberry Reich
Queercore explosion (canale yt)
Act Up – Queer Nation Manifesto “Why queer”
universotv Atlantide Occupata
playlist:
Edith Massey – Big girls don’t cry
Slits – Typical girls
Warpath – Silence equals death
Anti-scrinti – Slave to my estrogen
Decembrist – Heterosexual Panic
Tribe 8 – Femme bitch on top
Tribe 8 – Queen of the scene
Victim’s Family – Homophobia
Jayne County – Are you a boy or are you a girl?
Pansy Division – Bunnies
The bomb – B/E/A/F/A/G
Sister double happiness – Sweet talker
FIfth Column – Donna
Liz Phair – Flower
Flaming Lips – She don’t use jelly
The Need – Vaselina
Fagatron – Assikatron
Scott Free – The living dead
Sleater Kinney – Dig me out
Vaginal Davis – Queens make the world go round
Team Dresch – Fagetarian and Dyke
Sister George – Handle Bar
Go! – Fear of a gay planet
Nihil Baxter – Male-Female-Fuck You!
Ivan Cattaneo – Una zebra a pois
Alga Kombu – Grida
Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale
2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di
Meno Torino:
“Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una
giornata di lotta e mobilitazione.
Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che
rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al
centro desiderio, rabbia e lotta.
Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e
istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è
un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche
autoritarie precise.
Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza,
l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le
violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si
abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le
politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più
feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da
un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità
politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.
L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile
che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche,
persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità,
razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in
modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece
al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.
L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco
ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica
della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e
della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie
parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese
in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si
mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e
culturale.
Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per
poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il
peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella
violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel
consumismo e nell’estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e
straborda nelle piazze e negli scioperi.
Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere
uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le
vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della
cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo
presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del
governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in
politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e
profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e
amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri
sovraffollate.
L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni
studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di
guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono
pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e
svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul
piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine
(che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL
Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza
sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o
meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e
antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito
violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza
autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia,
l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in
lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare
insieme.
La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo
sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello
che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le
genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare
pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento
transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un
processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con
l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di
disuguaglianze e gerarchie.
E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro
riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.
Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia
di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e
contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma
un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di
lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e
maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi
autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi
carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla
salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche
istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e
le nostre vite terrone sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del
colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita,
non il profitto e la guerra.
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in
cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e
provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei
giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che
non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese
sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL
COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta
avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato
per il 27 marzo.
Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro,
una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e
l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente
l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri.
Buon ascolto
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il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri
microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da
lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione
dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data
l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette
disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori.
Buon ascolto
PRESENTAZIONE CON IREN3 VILLA | LESBISMO, FEMMINISMO E TEORIA QUEER
Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino
(giovedì, 22 gennaio 18:00)
Giov 22 gennaio
Dalle 18 Aperitivo e chiacchiere con Iren3 Villa, ricercatric3 e autric3
Parleremo di lesbismo, femminismo e teoria queer a partire dai suoi libri "La
minaccia color lavanda" e "Gayle Rubin".
A seguire musichette Distro aperta. Benefit Radio Blackout
APERITIVO E CONCERTO LIVE RAP TRANSFEMMINISTA QUEER
Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113,
Torino
(sabato, 20 settembre 20:30)
Dopo il laboratorio di panchine, dopo il pranzo sociale ma soprattutto dopo il
corteo, torniamo tuttə insieme a Manituana
Riapertura alle 20:00 e a seguire aperitivo e concerto live rap transfemminista
queer con
@cinquecentotre
@siamocyborganafem
@yungpaninaru
💜
No machi, no si0nisti!
Porta le ame e porta il tuo bicchiere!