L’amministrazione Trump ha deciso di sanzionare la Corte penale internazionale
(Cpi) poche ore dopo che uno dei suoi ex giudici, la sudafricana Navi Pillay, è
stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Lo riporta la Reuters che ha
ottenuto la dichiarazione del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, prima
dell’annuncio ufficiale.
“Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di
perseguire cittadini americani – ha dichiarato Rubio -, ecco perché oggi gli
Stati Uniti sanzioneranno la Corte penale internazionale. Vieteremo le
transazioni con questa corte canaglia, tagliando le sue risorse e paralizzando
la sua capacità operativa”.
Invece, il 30 settembre, alla base di Quantico, Virginia, Pete Hegseth si era
esibito in questa massima, parlando alle giovani reclute e agli ufficiali
dell’esercito, “no fatties, no trannies, no weirdo, no beirdo”, che suona tipo
“no grassi, no trans, no strani, no barbe”. Nella stessa occasione, Hegseth ha
detto che tutti i soldati dopo una certa età dovevano sottoporsi a un test del
livello del testosterone, ma non solo. Nella stessa occasione, il segretario
alla Difesa ha annunciato che il Pentagono istituirà l’Autonomous Warfare
Command,
soprannominato “AutoWarCom“, un nuovo comando combattente a quattro stelle
dedicato all’ampliamento delle capacità di droni, robotica e intelligenza
artificiale in tutte le forze armate statunitensi.
La struttura del comando è ancora in fase di definizione. Il nuovo Autonomous
Warfare Command ha lo scopo di accelerare
le procedure di acquisto, collaudo e impiego dei sistemi senza pilota da parte
del Pentagono, con un obiettivo operativo fissato per ottobre 2027. Nel
frattempo, Hegseth ha indicato il Progetto Agincourt come un’iniziativa
transitoria volta a preparare il terreno, e ha annunciato che a breve verrà
nominato un comandante a quattro stelle per guidare permanentemente
l’AutoWarCom. Il
Responsabile del Portafoglio di Rapporti Diretti per i sistemi senza pilota, o
DRPM-UxS, ha inoltre assunto la supervisione delle iniziative esistenti, tra cui
la Joint Interagency Task Force 401, la Defense Innovation Unit e il Defense
Autonomous Warfare Group. Hegseth ha inoltre annunciato un’iniziativa separata,
Project Meridian, descrivendola come un progetto guidato
da personalità esterne per studiare il futuro della guerra, e ha presentato il
suo intervento di mercoledì come la prima parte di quello che, a suo dire,
diventerà un discorso annuale sullo “Stato delle Forze Armate”.
Le forze armate statunitensi stanno provando ad agire un cambio di paradigma. A
metà marzo 2026, il Dipartimento della Difesa ha annunciato di aver firmato un
accordo quadro con la startup della difesa Anduril Industries del valore massimo
di 20 miliardi di dollari. Si tratta di uno dei più grandi contratti singoli mai
assegnati da un’azienda della Silicon Valley al Pentagono e segna il culmine
provvisorio di una rapida trasformazione industriale che sta esercitando
un’enorme pressione sui tradizionali appaltatori della difesa come Raytheon,
Lockheed Martin e Boeing.
Il prodotto specifico menzionato nel contratto è Lattice. Si tratta della
piattaforma di intelligenza artificiale di Anduril che integra dati provenienti
da fonti eterogenee – sistemi radar, telecamere, sensori di droni, veicoli
terrestri e telemetria satellitare – in tempo reale, assemblandoli in un quadro
coerente della situazione. Ciò che prima richiedeva ore nei centri di analisi,
Lattice lo realizza in pochi secondi sul campo di battaglia.
Il sistema è in grado di generare mappe di battaglia tridimensionali,
classificare e dare priorità automaticamente alle minacce e fornire
all’operatore umano una base strutturata per il processo decisionale. In una
dimostrazione pubblica alla fine del 2024, Anduril ha presentato un’operazione
in cui un camion si avvicinava a una base militare statunitense. Il sistema
Sentry, basato sull’intelligenza artificiale, ha identificato il veicolo come
una potenziale minaccia e ha suggerito all’operatore di impiegare un drone da
ricognizione Ghost. L’operatore ha cliccato una sola volta: il resto è avvenuto
in modo autonomo. Nel momento in cui il camion è scomparso dietro una collina e
la telecamera ha perso il contatto, il drone Ghost lo aveva già individuato di
nuovo. Una sola persona, con un mouse e uno schermo, ha controllato l’intero
processo.
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Da gennaio Washington ha imposto un blocco petrolifero che di fatto sta cercando
di strangolare l’isola, lasciandola senza carburante: in nove mesi è arrivata
una sola petroliera, russa, il cui carico è bastato per un mese. La rete
elettrica è al collasso, con sei blackout nazionali nel 2026 e quartieri
dell’Avana senza corrente anche per ventiquattro ore di fila. Il Paese è quasi
fermo, gli ospedali vanno avanti a stento e mancano farmaci e beni essenziali.
Dal 30 settembre pesano anche le nuove sanzioni: le banche USA non possono più
gestire pagamenti in dollari legati a Cuba, nemmeno fuori dagli Stati Uniti, e
devono congelare i conti anche di privati, con effetti a catena su rimesse e
commercio. Ma la crisi non colpisce tutti allo stesso modo: c’è chi riesce ad
accedere ai beni, a comprarli e rivenderli sul mercato nero, e chi no, in una
situazione complessa e tutt’altro che omogenea. Intanto, a ridosso delle
elezioni di metà mandato del 3 novembre e dopo le sconfitte in Medio Oriente,
Trump prova a rivendere le decisioni prese su Cuba come terreno di successo.
Ne abbiamo parlato con Andrea Cegna, giornalista freelance ed esperto di America
Latina.
All’interno dell’Iran la guerra sta generando una crisi economica fortissima con
ampie fasce della popolazione che ormai vivono al di sotto della soglia di
povertà ma al contempo si assiste ad una inevitabile crescita di un sentimento
nazionalista, che non necessariamente coincide con un consenso verso il regime.
Cresce un sentimento di solidarietà civile reciproca che si esprime anche nei
raduni notturni chiamati dal regime in piazza , in queste circostanze si
manifesta anche in forma di veri e propri “happening” l’insofferenza verso la
repressione , la stanchezza per la guerra e la crisi economica . Le notizie dal
paese sono scarse e difficili da reperire con regolarità ,il movimento di
opposizione che si è manifestato verso dicembre/gennaio e che ha subito una
feroce repressione ha trasformato, a causa della situazione di guerra ,la
propria natura in una rete di cura. Si sono costruite nei quartieri mense
popolari ,casse di sostegno , ci si sostiene a vicenda ,ma si protesta anche
contro l’aumento delle condanne a morte degli oppositori .Uno sciopero della
fame è in corso in più di 60 carceri iraniani proprio per denunciare le
esecuzioni ,si articolano proteste nelle università contro leggi che impediscono
la collaborazione con enti universitari stranieri . L’effetto dell’ultima ondata
di sanzioni ha avuto un impatto sproporzionato sulla popolazione civile del
paese e sul settore dell’istruzione in particolare. Le precedenti sanzioni hanno
contribuito a rendere gli iraniani più poveri innescando un collasso valutario,
portando a un aumento dei prezzi di cibo e medicine. Hanno isolato
finanziariamente gli iraniani attraverso trasferimenti bancari bloccati e
l’esclusione digitale attraverso software, servizi cloud e piattaforme limitate
. l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro degli Stati Uniti ha
anche sospeso a tempo indeterminato le licenze generali relative all’istruzione
che hanno consentito una cooperazione limitata con l’Iran da parte di università
o persone americane, inclusi ma non limitati a programmi di scambio accademico e
alcuni servizi di istruzione senza scopo di lucro. Duolingo, la società di
tecnologia educativa americana che offre app di apprendimento e certificazioni
linguistiche, ha deciso di vietare i test di lingua inglese per tutti gli utenti
in possesso solo di un documento d’identità iraniano. A seguito del perverso
meccanismo delle sanzioni secondarie gli studenti iraniani che cercano di
perseguire titoli accademici al di fuori dell’Iran hanno osservato che diverse
università in Australia, Norvegia e Regno Unito mettono in pausa le domande di
dottorato, sponsorizzazioni o iscrizioni per gli iraniani negli ultimi mesi. La
guerra ha rafforzato l’oligarchia affaristico militare dei Pasdaran che
controllano l’economia delle sanzioni ,mentre la classe media che sosteneva il
regime sta evaporando sotto i colpi della crisi economica e della guerra che
impone una spesa pari al 25% del budget statale.
Ne parliamo con Paola Rivetti docente di Relazioni internazionali e studiosa
della storia dell’Iran.
Il 5 gennaio, con un’azione militare lampo, gli Stati Uniti di Donald Trump
hanno catturato e sottoposto ad arresto Nicolás Maduro, allora presidente del
Venezuela, e principale alleato di Cuba nel continente americano, nonché
fornitore di beni essenziali come il petrolio. Da allora in poi, nemmeno una
goccia. Gli Stati Uniti hanno chiuso la strada a qualsiasi forma di
approvvigionamento, spingendo l’isola caraibica verso una crisi mai così
profonda, a un passo dal collasso.
Il 29 gennaio il presidente americano ha anche firmato un ordine esecutivo che,
adducendo unilateralmente ragioni di “sicurezza nazionale”, impone sanzioni a
chiunque venda petrolio al regime cubano. Anche il Messico, nel timore di essere
colpito da un inasprimento dei dazi statunitensi, ha deciso di sospendere le
forniture di petrolio in attesa di trovare una soluzione diplomatica.
Il 7 marzo 2026, durante un vertice in Florida, Donald Trump e i leader di 12
nazioni latinoamericane hanno formalizzato lo Shield of the Americas, una
coalizione multinazionale militare e politica finalizzata ufficialmente a
contrastare lo smercio di droga in latino America, e a riaffermare l’influenza
statunitense nella regione secondo una rinnovata Dottrina Monroe. Durante questo
incontro, Trump ha apertamente dichiarato che il regime cubano si trova nei suoi
“ultimi momenti di vita”, forte anche del totale isolamento diplomatico ed
economico in cui l’isola è precipitata dall’inizio dell’anno.
Tornando al Venezuela, familiari di detenuti politici, ex prigionieri e
rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani hanno manifestato
pacificamente davanti all’Ufficio del Difensore civico, a Caracas, chiedendo la
liberazione delle persone incarcerate per motivi di opinione. I manifestanti
hanno consegnato un documento in cui chiedono condizioni dignitose di
reclusione, la fine dei trasferimenti senza preavviso e la liberazione dei
detenuti perseguitati per ragioni politiche. Dalla rimozione, forzata, del
presidente Maduro a gennaio, i diritti in Venezuela non sono migliorati: la
possibilità di elezioni politiche è stata scartata dallo stesso Trump, le
liberazioni promesse non sono avvenute e diverse organizzazioni denunciano
addirittura un aumento della censura. L’unica cosa portata a termine è stato
l’accordo sul petrolio, che concede agli Stati Uniti la gestione di un quinto
delle riserve di petrolio del Venezuela, con al centro delle negoziazioni il
controverso imprenditore venezuelano, già indagato per riciclaggio di denaro,
Alejandro Betancourt López. Ne parliamo con Andrea Cegna, giornalista free
lance, profondo conoscitore dell’America Latina.
Dopo la designazione terroristica decisa dagli Stati Uniti, A/I annuncia la
sospensione dei servizi per non esporre utenti e comunità a conseguenze penali e
finanziarie. Intanto Donorbox chiude l’account di …