Licenziato da uno store ufficiale di Milano-Cortina 2026 dopo aver risposto alle
provocazioni sioniste con due sole parole: “Free Palestine” Il suo nome è Ali
Mohamed Hassan e fino a …
Tag - israele
L’inchiesta di Al Jazeera svela l’orrore oltre le macerie: non solo morti
sepolti, ma esseri umani volatilizzati a 3.000 gradi, ridotti a sangue, pelle e
frammenti Il genocidio a Gaza …
Mentre la Striscia continua a contare morti e feriti, la società civile rilancia
una flottiglia internazionale per rompere l’assedio Nella Striscia di Gaza si
continua a morire anche mentre, sulla …
71mila morti accertati, aiuti bloccati, ong sotto ricatto: mentre Israele
ammette il bilancio delle vittime, la distruzione sistematica della vita
palestinese continua nell’impunità generale. Settantamila. Anzi, più di
settantunomila. È …
Perché l’esperienza rivoluzionaria del confederalismo democratico è diventata un
bersaglio Kobane è di nuovo sotto assedio. Non perché la storia si ripeta in
modo meccanico, ma perché l’ordine mondiale fatica …
Quartieri rasi al suolo, popolazioni espulse, democrazia distrutta: il genocidio
curdo avanza nel silenzio internazionale Quello che è accaduto ad Aleppo tra il
6 e l’11 gennaio non è un …
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-9-gennaio-le-squadracce-di-trump-palestina-geografie-del-dominio-iran-crepe-nel-regime/
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Le squadracce di Trump
L’assassinio di Renee Good è stata solo l’ultima delle esecuzioni
extragiudiziali dell’ICE, agenzia federale che Trump ha scatenato contro i
migranti. L’ennesimo atto di una guerra civile che ha preso le mosse con la
grazia ai golpisti di Capitol Hill e continua con continui attacchi alla libertà
di espressione, di movimento, di opinione.
Difficile pensare che Trump non punti a cambiare le regole del gioco sino a
ricandidarsi per un terzo mandato.
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
Palestina. Geografie del dominio: radici simboliche e materiali
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha
aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di
dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del
nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e
risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico
rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel
1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero
ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone
similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca,
segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del
pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue,
proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna.
Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo
ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi
e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
Con Fabrizio Eva, geografo politico, anticipiamo alcuni dei temi che verranno
affrontati nell’incontro che si terrà a Torino venerdì 16 gennaio.
Iran. Crepe nel regime
“Né dispotismo religioso, né monarchia; donna, vita, libertà”. Questo messaggio
viene dal carcere ed echeggia nelle strade.
Dal 28 dicembre si susseguono le proteste in Iran. Innescate dalla gravissima
crisi economica, che, complice l’inflazione galoppante colpisce, oltre ai più
poveri, anche i ceti medi.
Le proteste partite dal Bazar di Teheran si sono estese a centinaia di località
in tutto il paese, con una contestazione diretta al regime teocratico iraniano.
La repressione è durissima, ma non ferma le proteste.
La partita è complessa, perché sul cambio di regime scommettono anche gli Stati
Uniti e Israele, che sostengono la candidatura dell’ultimo esponente della
dinastia Palhavi.
Chi scende in piazza si autorganizza e rifiuta le ingerenze esterne che
potrebbero rinforzare il regime in chiave identitaria.
Ne abbiamo parlato con Lollo
Appuntamenti:
Palestina. Geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio
ore 21
corso Palermo 46
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!
Informati su lotte e appuntamenti!
Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
per info scrivete a fai_torino@autistici.org
Contatti:
FB
@senzafrontiere.to/
Telegram
https://t.me/SenzaFrontiere
Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org
www.anarresinfo.org
Venerdì 16 gennaio
ore 21
corso Palermo 46
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha
aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di
dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del
nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e
risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico
rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel
1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero
ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone
similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca,
segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del
pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue,
proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna.
Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo
ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi
e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
di Laila Hassan* Perché il palestinese buono è quello morto o rassegnato.
Appunti sull’inadeguatezza della sinistra italiana “La guerra di liberazione non
è un’istanza di riforme, ma lo sforzo grandioso …
di Enrica Perucchietti* Il nuovo rapporto di Francesca Albanese: «Il genocidio
in corso a Gaza è un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di influenti
Stati terzi, che hanno reso possibili …