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Global Sumud Land Convoy: aggiornamenti su Dina e Domenico fermati in Libia
Il Console Generale d’Italia a Bengasi ha compiuto ieri sera una prima visita a Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Sette italiani sono stati rimpatriati mentre Dina e Domenico sono ancora fermati in Libia, dopo diversi giorni passati senza notizie ieri sera c’è stato un primo contatto che riporta di averli visti in condizioni buone ma di aver richiesto di migliorarne la situazione. Il convoglio di terra voleva raggiungere Gaza e, dopo il rapimento da parte di Israele degli attivisti e attiviste della Flottilla partita via mare, è stata una seconda occasione per riportare al centro del dibattito pubblico la necessità di non smettere di guardare al genocidio in corso a Gaza e in Palestina e mobilitarsi contro la guerra in corso. Domani 29 maggio sarà un’occasione in tal senso in quanto sciopero generale.
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Fermata la spedizione di terra della Flotilla in Libia
10 attivistx del Global Sumud Land Convoy sono attualmente detenutx in Libia. L’allerta è stata lanciata poche ore fa della Global Sumud Flotilla. Viene chiesto il rilascio immediato di tutte le persone arrestate, nonché il passaggio del convoglio verso Gaza. Tra loro c’è anche Leonarda Alberizia, Dina, di Albugnano, partita da Torino il 5 maggio e che in questi giorni si era separata dal convoglio per negoziare al checkpoint di Sirte il passaggio degli aiuti. Venerdì Dina aveva condiviso con noi un breve aggiornamento, così come in altre occasioni aveva raccontato sulle frequenze di blackout della Flotilla. Riportiamo gli ultimi aggiornamenti ricevuti, in cui ci descrive il Land Convoy partito verso Gaza il 15 maggio. Circa 300 persone, tra cui personale specializzato, con vari automezzi, ambulanze e materiale umanitario. Venerdì il gruppo era accampato tra la Libia Ovest e quella Est, a circa 9 km dal valico di Sirte. Ci parla dei loro contatti con Gaza e il bisogno di mobilitarsi come equipaggi di terra, in tutto il mondo, per Gaza e la Palestina tutta. Come sempre, tuttx liberx! Dina libera!
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MEDITERRANEO CIMITERO D’EUROPA: naufragi di Gennaio e 1000 possibili morti
A pochi giorni dal terzo anniversario della strage di Cutro – nella quale 94 persone persero la vita e altre decine furono dichiarate disperse – si prospetta l’ennesima grande e preannunciata strage nel Mediterraneo. Attraverso i dati provenienti dai monitoraggi delle ONG italiane e di gruppi di attivisti del nord Africa è presumibile ritenere che, a causa delle condizione meteo estreme tra il 19 e il 26 Gennaio (cosiddetto ciclone Harry), circa 1000 persone abbiano perso la vita in pochi giorni nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Gli spazi retorici a disposizione per parlare di “tragedia” risultano ormai essere estremamente risicati. Rendere il Mediterraneo non solo frontiera, ma cimitero d’Europa, è una scelta politica cosciente e deliberata, che prende la forma di memorandum d’intesa – come quello con il governo libico e quello tunisino – patti e legislazioni europee o ancora di normative nazionali: un crimine di Stato formalizzato. Insieme a Fabio Gianfrancesco, rescue coordinator della ONG Meditterranea, tracciamo un quadro di quanto avvenuto nelle scorse settimane, provando a tracciare le responsabilità politiche, riconoscerne gli strumenti e come si evolvono nel tempo.
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