di Walter Chiolo Le nostre vite valgono quanto la merce di un negoziante: il
loro prezzo lo stabilisce il Mercato Anche che qui in Tunisia, in vacanza con
mia moglie …
Tag - capitalismo
di Renato Turturro I corpi bruciati dei braccianti non sono un incidente della
storia ma il prodotto di un sistema che trasforma il lavoro in ricatto, la
vulnerabilità in profitto …
di Marco Sommariva* Non vedo neppure la volontà di costruire una società fondata
sull’idea che tutti gli esseri umani sono creati uguali e non devono morire di
fame Lo scorso …
di Mauro Armanino Le ferite che non abbiamo combattuto, il futuro che non
abbiamo difeso … La cosa che mi fa più male, é vedere le nostre facce, con
dentro …
di Marco Sommariva* Da Napolitano a Mattarella, da Meloni a La Russa: quindici
anni di dichiarazioni identiche mentre nei cantieri, nei campi e nella logistica
si continua a morire. Tra …
di Gianluca Nigro Christophe Dejours ha mostrato come l’organizzazione del
lavoro plasmi la salute mentale. Ma la sua psicodinamica finisce per separare la
sofferenza psichica dal conflitto sociale che la …
di Gianni Giovannelli* Rileggendo “Eternal Fascism” di Umberto Eco dopo che sono
trascorsi trent’anni …in modo che le cose presenti ci offendono, le future ci
minacciano; et così nella morte …
di Maddalena Fragnito* Dagli Epstein Files emerge un dispositivo di potere:
abuso organizzato, ricatto delle élite, impunità di classe — e l’immunità
maschile dall’essere toccati. Quello che emerge dai cosiddetti …
Dopo aver visto insieme alla Commissaria europea per la parità, la preparazione
e la gestione delle crisi nella Commissione von der Leyen cosa mettere nel kit
di sopravvivenza per essere autosufficienti per 72 ore in caso di crisi,
leggiamo un opuscolo dal titolo “We are all very anxious”, scritto dall’Istituto
per la Coscienza Precaria e pubblicato su Crimethinc.
Il sottotitolo recita “sei tesi sull’ansia e sul perché essa impedisce
efficacemente la militanza, e una possibile strategia per superarla”. Ogni fase
del capitalismo ha il proprio affetto reattivo dominante.” Nel testo, l’Istituto
spiega come l’emozione prevalente in questa fase del capitalismo sia l’ansia e
come essa sia il segreto di Pulcinella di una società basata sulla precarietà
(lavorativa, esistenziale, ambientale…), dopo altre fasi del capitalismo basate
su altri affetti particolari che le tenevano insieme.
Secondo l’Istituto, nel XIX secolo, la narrazione dominante era che il
capitalismo portasse a un miglioramento delle condizioni di vita. Il segreto
pubblico di questa narrazione era la miseria della classe operaia. La prima
ondata di movimenti sociali moderni nel XIX secolo era un sistema per combattere
la miseria. Tattiche come scioperi, lotte salariali, organizzazione politica,
mutuo soccorso, cooperative e fondi di sciopero erano modi efficaci per
sconfiggere il potere di miseria garantendo un certo minimo sociale. Quando la
miseria ha smesso di funzionare come strategia di controllo, il capitalismo è
passato alla noia. Se ogni fase del sistema dominante ha un sentimento
dominante, ogni fase di resistenza ha bisogno di strategie per sconfiggere o
dissolvere questo effetto. Se la prima ondata di movimenti sociali era una
macchina per combattere la miseria, la seconda ondata (degli anni ’60-’70, o più
in generale, degli anni ’60-’90) era una macchina per combattere la noia. Questa
è l’ondata da cui sono nati i nostri movimenti e che continua a
influenzare la maggior parte delle nostre teorie e pratiche.
Ascolta la puntata.
Citati nella puntata
72 hours survival kit – Video della Commissione europea
In case of crisis or war – Brochure Svezia
What to do in case of crisis – Brochure Lettonia
We are all very anxious – Crimethinc.
Due dirette sulla questione abitativa in Italia, tra le mistificazioni del
dibattito pubblico sugli affitti brevi e l’inasprimento del conflitto sulla casa
a Bologna. Con Sara Gainsforth, giornalista e autrice tra gli altri di “L’Italia
senza casa: Politiche abitative per non morire di rendita” (2025) e “Airbnb
città merce: storie di resistenza alla gentrificazione digitale” […]