Era il 2 ottobre e le strade di Torino, come oggi 20 dicembre, erano percorse da
compagni incazzati che preparavano le Ogr all’accoglienza di guerrafondai, che
vi si erano dati appuntamento. Iniziava tra questi prodromi una nuova
trasmissione che occupa pochi minuti del palinsesto del giovedì di Blackout per
mettere al centro un testo filmico, senza scrupoli di spoiler, perché l’intento
è anche di dare rilievo al linguaggio filmico, ai molti livelli di lettura e a
quali secondo noi sono gli aspetti che sottendono all’operazione degli autori,
per cui è meglio che lo spettatore fruisca il film senza la distrazione di
seguirne la trama, cosa che gli è più facile se conosce già per sommi capi gli
snodi essenziali.
E la scelta per iniziare questa cooperazione tra Ristoradio e Bastioni di Orione
non poteva che cadere su questo film che proprio della ferocia di Idf evidenzia
l’empietà, usando con maestria il fuoricampo che s’impone sulle espressioni
attonite e disperate dei bravissimi attori che ripropongono gesti, movimenti e
soprattutto voci di una delle tante orride trappole ordite dai sionisti nel
genocidio di Gaza, seguite dalle stanze della mezzaluna rossa di Ramallah che
gestisce gli interventi concordati con l’entità sioinista, rendendo il film un
raffinato kammerspiel, fino alla rivelazione ipercolorata della macchina che è
stata sudario della piccola voce di Hind Rajab.