STAFFETTA RADIOFONICA IN SOLIDARIETÀ CON MONICA CABALLERO
Radio Blackout - FM 105.250 - streaming http://www.radioblackout.org/streaming
(sabato, 28 marzo 19:30)
Radio Blackout si unisce a una staffetta radiofonica indetta da alcune radio
compagne di Abya Yala, per chiedere la liberazione di Monica Caballero,
prigioniera anarchica cilena, in occasione dell'udienza alla corte d'appello di
Santiago del Chile per la sua libertà vigilata già negata in due udienze
precedenti nonostante il suo caso rispecchi i requisiti necessari per ottenerla.
Una staffetta in solidarietà con tutt le prigionier anarchich e contro tutte le
gabbie degli stati.
Libertà per Monica e fuoco alle galere!
Radio Blackout si collegherà solo dalle 19:30 se volete ascoltare tutta la
staffetta potete sintonizzarvi già dalle 16:00 su:
https://radio.latina.red/lazarzamora.mp3
Giornata di stravolgimenti in Piemonte per la gang Sì Tav. A Roma è stato
costretto alle dimissioni il biellese Andrea Delmastro Delle Vedove, lo stesso
che appena un anno fa, […]
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Contro la guerra globale e ai nostri territori. Per la costruzione di un
orizzonte di possibilità oltre estrattivismo e sfruttamento
Cosenza – 11 e 12 aprile 2026
Non esiste un solo Sud. Esistono una pluralità di Sud, attraversati dalla
medesima struttura di disuguaglianza, fatta di spopolamento, abbandono e
speculazione.
Questa assemblea nasce da una necessità impellente.
Dalla consapevolezza che i Sud non rappresentano una periferia geografica da
amministrare, ma una condizione storica, un campo di forze politico e teorico:
un punto di osservazione dal quale è possibile mettere a nudo le macerie del
modello capitalistico estrattivista.
Rifiutiamo le lenti deformanti del cosiddetto “sottosviluppo” e di una presunta
arretratezza endemica dei territori meridionali. Una retorica tipica dei
processi coloniali, che serve soltanto a mascherare una realtà ben più brutale:
il Sud (e le isole) non sono un vagone lento da agganciare alla locomotiva del
Nord, ma un laboratorio in cui è stato collaudato un modello di sviluppo
parassitario e mortifero, pensato altrove e per interessi totalmente estranei a
chi queste terre le abita.
Interrogarsi sui Sud oggi significa quindi ridiscutere il senso stesso dello
sviluppo, il rapporto tra economia e vita, tra produzione e territori, tra
istituzioni e comunità.
Negli ultimi anni, è sempre più evidente la tendenza alla trasformazione delle
regioni meridionali in spazi di pura disponibilità: alla speculazione,
all’estrazione violenta di risorse naturali ed energetiche, alla riduzione a
meta di turismo di massa e/o a corridoio logistico funzionale all’apparato
militare-industriale. È un modello che procede sistematicamente in direzione
contraria agli interessi di chi questi territori li vive.
Anche la fragilità delle nostre terre, palesata dai più recenti eventi climatici
estremi, non è un fatto esclusivamente naturale ma fa parte delle conseguenze di
questo processo.
Le esondazioni, le frane e i crolli che sbriciolano i nostri centri, le coste e
le aree interne non sono mera fatalità; sono la concretizzazione di un’incuria
programmata. Sono il prodotto della stessa logica che devasta i servizi
fondamentali: una sanità pubblica smantellata, che produce migrazioni forzate
per il diritto alla cura; infrastrutture obsolete, che lasciano interi territori
senz’acqua; reti di collegamento e trasporto insicure, carenti o addirittura
inesistenti, che rendono la quotidianità un vero e proprio esercizio di
sopravvivenza.
In questo quadro, le “grandi opere”, come il Ponte sullo Stretto, così come
quegli interventi di facciata o puramente simbolici, non rappresentano risposte
reali a problemi fin troppo concreti, ma gli esempi più lampanti di una
dissonanza insopportabile. Sottraggono risorse alle urgenze reali per alimentare
un’economia dell’eccezione e dell’emergenza permanente, garantendo profitti a
pochi e altrove, mentre ai nostri territori viene sottratto il presente e il
futuro.
Si tratta di una vera e propria “guerra ai territori”, una modalità di dominio
violento sui territori e sui popoli che li abitano, che diventa ancora più
evidente nella fase attuale di riconversione bellica della società,
dall’asservimento economico agli interessi della macchina bellica fino alla
messa a valore dei territori nei flussi della logistica militare.
Nonostante il Sud non sia un blocco omogeneo, nelle regioni meridionali, nelle
aree interne e nelle isole si riproduce con regolarità impressionante la stessa
scala di disuguaglianza, con intensità differenti ma con le stesse
problematiche: povertà diffusa, precarietà, assenza di servizi fondamentali e
prospettive di vita dignitose, devastazione ambientale, dissesto e saccheggio
dei territori.
Le conseguenze di queste dinamiche non fanno che alimentare nuove e continue
ondate di emigrazione. Un fenomeno, questo sì endemico, che oggi paradossalmente
non rappresenta più neanche la strada per un netto miglioramento delle
condizioni economiche di partenza, ma una scelta praticamente ‘obbligata’ che
impone di produrre ricchezza altrove per salari da fame, e di cui le stesse
famiglie meridionali si trovano a sostenere i costi economici e sociali.
I Sud, allora, rischiano davvero di diventare soltanto dei luoghi di passaggio,
delle vetrine turistiche per qualche mese l’anno, oppure semplicemente di
sparire, schiacciati tra spopolamento e sfruttamento. Sicuramente non dei luoghi
dove immaginare di poter rimanere a vivere, e sicuramente non in maniera
dignitosa.
Contro questa traiettoria, non serve un modello di sviluppo imitativo.
Non bisogna rincorrere modelli industriali che hanno già prodotto devastazione
ambientale e sociale. Non ci serve la retorica dell’assistenzialismo, né tanto
meno l’idealizzazione di un’identità statica, l’idea di un Sud immobile e
rassegnato.
Serve rompere con le rappresentazioni stereotipate e le lenti coloniali per
iniziare la costruzione di un’alternativa concreta e praticabile, da
contrapporre a ritmi e modelli imposti da un sistema di morte e devastazione.
Non esistono anticorpi ‘naturali’ al capitalismo: esistono il conflitto e
l’organizzazione.
Sud può e deve diventare uno spazio da cui produrre un’altra idea di abitare i
luoghi: uno sguardo che parta dal Mediterraneo per rimettere in discussione
dalle fondamenta la centralità del mercato e il dominio tecnico-militare come
orizzonte inevitabile.
Ma questo piano teorico ha senso solo se resta strettamente intrecciato alla
soddisfazione dei bisogni più urgenti e immediati. Non potrà avere alcuna
incisività senza la rivendicazione di una sanità territoriale efficiente, senza
la pretesa di infrastrutture adeguate, senza la difesa dei territori da
estrattivismo e devastazione, senza una lotta contro precarietà e sfruttamento
lavorativo; perché è solo attraverso la risposta a questi bisogni fondamentali
che la possibilità di rimanere smette di essere un’aspirazione e diventa una
realtà politica concreta.
Per discutere insieme di tutto questo, convochiamo un’assemblea meridionale a
Cosenza, per sabato 11 e domenica 12 aprile.
Questo appuntamento rappresenta la seconda tappa di un percorso collettivo
avviato nei mesi scorsi a Messina, sui fili della lotta contro il Ponte sullo
Stretto, dove abbiamo sancito la necessità di liberarci dalle retoriche
coloniali sul Sud.
Vogliamo dare continuità a quella posizione, allargando il fronte a tutte le
realtà delle regioni meridionali che ogni giorno si organizzano nei territori.
Vogliamo che sia uno spazio politico di confronto, proposta e riflessione,
capace di tenere insieme l’analisi critica e la necessità di tracciare percorsi
per forme di opposizione concreta.
Il Sud non è un problema da amministrare.
È una forza collettiva che si organizza.
Msc (Mediterranean Shipping Company) è una compagnia leader del trasporto
marittimo globale e per il territorio di Napoli e dintorni è significativa su
diversi livelli: per le implicazioni rispetto alla turistificazione di massa,
per l’ampliamento della darsena a Napoli Est e dunque per gli stravolgimenti
territoriali a causa dell’aumento del traffico di container, per il suo ruolo
nella logistica di guerra.
Diverse realtà del territorio hanno quindi lanciato un’assemblea pubblica che si
terrà oggi giovedì 26 marzo per intessere legami tra quello che accade sul
territorio e i flussi bellici su scala globale. La direzione di creare hub
logistici ed energetici per la guerra a partire dai porti della penisola
italiana è piuttosto esplicita, quindi occorre organizzarsi dal basso per
contrapporvisi.
Ne abbiamo parlato con una compagna che fa parte del percorso
Qui l’opuscolo CHI TENE ‘O MARE – L’IMPERO MSC E GLI IMPATTI SU NAPOLI
Qui la MAPPATURA DELL’AREA COSTIERA DI NAPOLI FATTA DA MARE LIBERO, PULITO E
GRATUITO
Mixtapes dedicato alla musica etiope e del corno d’Africa
Il 14 maggio 2024, a Bussoleno, una segnaletica comparsa improvvisamente in
Lungo Dora ha annunciato la chiusura al traffico del viale per consentire
l’avvio dei lavori di abbattimento di nove […]
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Da Carmillaonline
Redazione
A volte ritorniamo, anche in presenza, fuori da questi schermi. Il 18 aprile
prossimo, a Roma, si svolgerà Carmillafest 2026. La data non è casuale perché
quattro anni fa, proprio in quel giorno, veniva a mancare il fondatore della
nostra testata: lo scrittore e militante rivoluzionario Valerio Evangelisti.
Questa seconda edizione di Carmillafest – la prima si tenne a Bologna insieme a
Valerio nel 2019 – sarà quindi dedicata alla poetica politica del nostro amico e
compagno.
Da sempre chi lotta ha bisogno di miti, eroi, canzoni, visioni di mondi
migliori, avventure che possano essere d’ispirazione. Detto in una sola parola:
un immaginario. Ma della stessa cosa ha bisogno anche chi domina, sfrutta e
reprime. Valerio affermava che l’immaginario è un terreno di scontro: i ribelli
devono liberarlo dalla colonizzazione reazionaria del Potere. Come alcuni nostri
redattori scrivevano in una raccolta di saggi di alcuni anni fa (Immaginari
alterati) «Occorre liberare l’immaginario dal ruolo falsamente sovrastrutturale
che gli viene affidato nella società dello spettacolo per affermarne la
dialettica appartenenza alla struttura stessa delle società umane e far sì che
tutta la sua potenza creativa e innovativa diventi strumento di radicale
cambiamento dello stato di cose presenti. I rappresentanti del potere e dello
sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano immaginano e governano sulla
base di assunti ritenuti immutabili, coloro che vogliono il cambiamento devono
immaginarne e proporne altri.»
Pur nella sua estrema eterogeneità, se la nostra rivista, nei suoi 31 anni di
vita prima cartacea e poi digitale, dovesse dichiarare il proprio fondamento
teorico, questo appena enunciato ne costituisce una buona approssimazione.
Il 18 aprile i redattori di Carmilla racconteranno la figura umana, artistica e
politica di Valerio Evangelisti, la storia di una testata ispirata a una vampira
lunare e desiderante come la rivoluzione; analizzeranno il personaggio di
Nicolas Eymerich, l’eroe più famoso uscito dalla penna dello scrittore
bolognese; dialogheranno sugli orridi venti di guerra, già preannunciati in
molti romanzi di Evangelisti; presenteranno le loro ultime novità editoriali. Al
termine non mancherà il convivio con cibo, bevande e dj set. Nelle prossime
settimane pubblicheremo il luogo dell’appuntamento e il programma, ma intanto
segnatevi la data.
Il 28 marzo alle ore 15 torniamo a scendere in piazza a Niscemi (CL), la città
del MUOS, per dire con forza no alla guerra e all’uso delle basi militari
statunitensi in Italia.
Partenza del corteo: via Carlo Marx angolo via Aldo Moro, Niscemi (CL)
Nel cuore della sughereta di Niscemi sorgono la stazione NRTF e il MUOS, due
infrastrutture militari strategiche operative tutto l’anno, destinate
esclusivamente alle comunicazioni militari statunitensi.
Da qui passano quotidianamente segnali che sostengono le guerre degli Stati
Uniti. Gli Stati Uniti fanno la guerra da casa nostra, utilizzando
infrastrutture collocate sul nostro territorio ma sottratte alla sovranità dei
cittadini.
Quando un territorio ospita infrastrutture militari strategiche, diventa
automaticamente un potenziale bersaglio nei conflitti. Le ricadute della guerra
sono già presenti nella nostra vita quotidiana: aumento dei prezzi di energia e
carburanti, incremento del costo della vita, taglio delle spese sociali e
pubbliche a vantaggio di quelle militari, mentre tornano nel dibattito pubblico
proposte come la reintroduzione della leva.
In Sicilia e in Italia, recentemente, si sono tenute manifestazioni contro la
guerra a Sigonella e Trapani, a cui abbiamo partecipato insieme ad altre realtà
pacifiste e sociali. Il 28 marzo, oltre a Niscemi, si terranno mobilitazioni in
altre città italiane, tra cui Roma e le piazze delle donne per la pace.
La manifestazione che chiamiamo vuole collocarsi in questo solco comune di
opposizione alla guerra in cui ci stanno portando, perché riteniamo importante
scendere in piazza anche in un luogo come Niscemi, città ferita due volte, prima
dall’imposizione della base americana e poi da una frana che poteva e doveva
essere prevenuta.
A Niscemi e ovunque, scendiamo in piazza con la fiducia che “i popoli in rivolta
scrivono la storia”: dagli anni in cui il Movimento No MUOS ha invaso la base
americana, alle mobilitazioni per la Palestina divampate con la partenza delle
flottiglie, fino alle lotte dei lavoratori contro la guerra, portuali e
ferrovieri in testa. Fino all’esempio recente della stazione di Pisa, dove un
treno che trasportava mezzi militari è stato bloccato.
Durante la manifestazione ci sarà un momento di confronto aperto con comitati,
associazioni e singoli cittadini interessati a coordinare iniziative contro la
guerra.
Il 28 marzo ci ritroviamo a Niscemi per ribadire che:
* i territori non sono basi militari
* la guerra non può essere normalizzata
* i luoghi sottratti alle comunità devono tornare alle comunità
* la Sicilia e l’Italia non possono essere piattaforme di guerra nel
Mediterraneo
Per sottrarre i luoghi alla guerra e alle servitù militari.
Per restituirli alle comunità locali.
📍 Niscemi (CL) – partenza corteo: via Carlo Marx angolo via Aldo Moro
🗓 28 marzo 2026
🕒 ore 15:00
Aperto alle adesioni di associazioni, comitati e singoli cittadini.
Da No Muos.info
L’apprezzamento momentaneo del dollaro spinto dalla domanda aggiuntiva di
petrodollari occulta una fragilità strutturale dell’economia americana.
Da Radio Blackout
Un dollaro forte penalizza le esportazioni , i prezzi dell’energia in aumento
sono un moltiplicatore inflazionistico che impone il mantenimento di bassi tassi
d’interesse da parte della Fed ,il debito di guerra davvero fuori controllo (
200 miliardi di dollari aggiuntivi appena stanziati per la difesa) costituisce
uno degli elementi di una crisi strutturale dell’economia americana .Altro
indicatore preoccupante è Il rendimento elevato delle scadenze a breve del
debito americano ben più alto di quello delle scadenze lunghe a dimostrazione di
una scarsa fiducia nella sostenibilità del debito pubblico americano. La
credibilità del dollaro rischia di essere messa in discussione mentre si
rafforza la posizione di Pechino che ,spinta dagli eventi ,comincia ad
incrementare il processo di de- dollarizzazione aumentando l’utilizzo dei
petroyuan per regolare gli scambi con i paesi del Golfo e l’Iran. Nonostante la
chiusura dello stretto di Hormuz e i danni agli impianti petroliferi ,il prezzo
del petrolio e del gas non è aumentato in maniera proporzionale pur assestandosi
intorno ai 100 dollari .Il mercato sta scontando la futura recessione che
porterà ad un calo della domanda e dei consumi. I segnali ci sono tutti: tassi a
breve del debito americano più alti delle scadenze lunghe,indice PMI della
fiducia delle imprese sotto i 50 punti ,soglia che segnala una contrazione
dell’attività economica, indice VIX 30 che misura in tempo reale la volatilità
attesa del mercato azionario statunitense che indica un’elevata instabilità e un
forte nervosismo tra gli investitori ,il valore dei CDS (Credit Default Swap)
valore dei premi di assicurazione sul rischio d’insolvenza molto alto. Tutti
segnali che indicano una recessione incombente e un atteso calo della produzione
e dei consumi conseguenza degli effetti della guerra.
Ne parliamo con Alessandro Volpi economista
Da Radio Blackout
Il processo autoritario e guerra fondaio si combatte insieme: per questo No
Kings Italy, il 27 e il 28 Marzo, raccoglie a Roma una coalizione di più di 700
realtà contro i re e le loro guerre:
“I “Re” non sono solo i leader internazionali che guidano guerre e processi
autoritari. Sono: le oligarchie economiche e finanziarie, i giganti del tech, le
multinazionali che impoveriscono il lavoro,i poteri urbani che espellono poveri
e migranti.”, si legge sul comunicato di chiusura dell’assemblea che il 3 Marzo
ha segnato il via ai lavori.
La prima stoccata al Governo Meloni, che con il referendum ha ricevuto prima di
tutto un forte NO popolare alle politiche autoritarie e securitarie è solo un
primo passo nella direzione della costruzione di un’opposizione a uno Stato che
in nulla rappresenta la sua popolazione.
La mobilitazione che nasce dai percorsi “Stop Rearm Europe” e la rete contro il
DDL Sicurezza “No DDL paura” tracciano un internazionalismo con vocazione
locale. La volontà è la creazione di una mobilitazione transnazionale che, a
partire dalle esperienze territoriali delle lotte sociali, ambientali, sul
lavoro e antirazziste, confluisca contro la compressione dei diritti sociali e
dei processi autoritari che interessano l’Italia e l’Europa e che culminano con
le guerre imperialiste “dei re” che ora infestano il Medio Oriente.
La data, infatti, cade in concomitanza con la manifestazione No Kings U.S.A.,
che il 28 di Marzo lanciano una mobilitazione diffusa nel paese contro le
politiche di Trump, l’imperialismo in Medio Oriente e l’invasione dell’ICE nei
territori.
Ne abbiamo parlato con Stella dei Centri Sociali Del Nord Est:
“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni
dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei
caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”. Altro che – come
ripetono Meloni, Crosetto e Tajani - non siamo in guerra e che non cooperiamo
con le operazioni delle forze armate statunitensi ed israeliane contro Teheran.
A rilevare l’importanza strategica della grande base aerea friulana per la
campagna di guerra contro l’Iran è l’autorevole The Wall Street Journal che ieri
23 marzo ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo su come l’Europa stia
giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran.
Non sono però solo gli aerei tanker dell’aeronautica militare statunitense ad
operare con sempre maggiore intensità dallo scalo di Aviano. Nei giorni scorsi è
stato registrato infatti l’arrivo di alcuni aerei radar di pronto allarme e
controllo (airborne early warning) Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” in dotazione
a US Navy. I velivoli sono giunti in Italia dalla Naval Air Station di Norfolk,
Virginia, via Lajes (Azzorre) e appartengono al VAW-121 “Bluetails”, squadrone
di comando e controllo aereo della Marina di guerra statunitense.
I Grumman “E-2D Hawkeye” hanno un’autonomia di oltre 2.800 km e volano a 550 Km
all’ora; vengono destinati principalmente a scopi di sorveglianza per la difesa
delle unità di superficie. Sono dotati di sofisticate suite elettroniche,
sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 che sarebbe in grado di individuare
anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni. I velivoli possono essere
impiegati anche come piattaforme di controllo per guidare attacchi con sistemi
missilistici di precisione come gli AIM-120 AMRAAM e gli SM-6.
“L’arrivo alla base di Aviano degli E-2D Hawkeye ha rafforzato temporaneamente
la copertura radar e di pronto allarme di tutto il sud Europa, ma tutte le
indicazioni strategiche suggeriscono che Aviano è principalmente un punto di
passaggio logistico per i velivoli che si posizionano principalmente in tutto il
Golfo Persico”, commentano gli analisti di ItaMilRadar.
“L’arrivo coordinato di non meno di cinque E-2Ds conferma un flusso di
dislocamento strutturato”, aggiunge ItaMilRadar. “I velivoli osservati a Lajes
il 16 marzo scorso sono gli stessi che sono stati tracciati ad Aviano,
enfatizzando il ruolo delle Azzorre quale trampolino di lancio transatlantico.
Tuttavia, più che da servire come destinazione finale, Aviano opera come centro
strategico di sosta per gli assetti destinati allo scacchiere mediorientale, un
modello frequentemente osservato durante precedenti dispiegamenti di US Navy”.
Gli analisti militari ritengono che il trasferimento di questi aerei nella
regione del Golfo Persico punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai
velivoli senza pilota e ai missili da crociera che l’Iran sa impiegando per
colpire le installazioni e i sistemi radar ospitati dai paesi arabi alleati di
Washington. “E’ evidente lo scopo di conseguire un assetto nettamente superiore
per proteggere le linee marittime e le basi militari nel Mar Rosso e nel Golfo
dagli stormi di droni”, riporta ItaMilRadar. “Mentre la presenza temporanea ad
Aviano degli Advanced Hawkeyes ha fornito un immediato impulso all’architettura
di sorveglianza europea lungo tutti gli assetti NATO, il focus strategico resta
comunque rivolto principalmente al Medio oriente. L’accresciuto supporto dei
velivoli cisterna e il maggiore impiego temporale osservato recentemente
supporta la teoria che essi serviranno per ultimare lo scudo anti-droni in
questa regione”. In verità i cinque E-2D di US Navy insieme ad un grande aereo
tanker KC-46A di US Air Force hanno lasciato Aviano nella mattinata di lunedì 23
marzo per dirigersi verso il Golfo Persico.
Dalla base aerea friulana, il 17 febbraio sono decollati dodici
cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” (a doppia capacità,
convenzionale e nucleare) in dotazione al 31st Fighter Wing della US Air Force
di stanza proprio ad Aviano. I velivoli da guerra hanno attraversato tutto il
Mediterraneo per poi dirigersi in uno degli scali aerei che gli Stati Uniti
controllano in Medio oriente, forse in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti.
Dal 28 febbraio questi cacciabombardieri partecipano agli strike contro l’Iran.
Nei giorni successivi sono stati tracciati numerosi atterraggi ad Aviano di
aerei cisterna statunitensi. Mercoledì 11 marzo un grande Boeing KC-135 ha
sorvolato lo spazio aereo friulano per rifornire in volo una decina di caccia
F-16 del 31st Fighter Wing, decollati presumibilmente per raggiungere ancora
l’area di conflitto. Sempre giorno 11 ad Aviano è atterrato un aereo cargo
Lockheed C-5 “Galaxy” del 436 Airlift Wing di US Air Force proveniente dalla
base di Dover, Delaware. Il velivolo viene impiegato di norma per il
trasferimento ai teatri operativi di personale militare, armi, munizioni e
perfino di aerei d’attacco.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 25 marzo 2026,
https://pagineesteri.it/2026/03/25/mondo/dalla-base-di-aviano-il-rifornimento-per-i-raid-sulliran/
ADA PROSPERO GOBETTI – DALLE BELLE CITTÀ (LA RESISTENZA VISTA DAGLI OCCHI DI UNA
MADRE IN APPRENSIONE PER IL FIGLIO PARTIGIANO)
Libreria Belleville/Collettivo Teatro NO! - Via Roma 39 Bruino (Torino)
(venerdì, 27 marzo 20:30)
"Dedico questi ricordi ai miei amici: vicini e lontani; di vent'anni e di un'ora
sola. Perché proprio l'amicizia - legame di solidarietà, fondato non su
comunanza di sangue, né di patria, né di tradizione intellettuale, ma sul
semplice rapporto umano del sentirsi uno con uno tra i molti - m'è parso il
significato intimo, il segno della nostra battaglia. E' forse lo è stato
veramente. E soltanto se riusciremo a salvarla, a perfezionarla o a ricrearla al
disopra di tanti errori e di tanti smarrimenti, se riusciremo a capire che
questa unità , quest'amicizia non è stata e non dev'essere un mezzo per
aggiungere qualche altra cosa, ma è un valore in se stessa, perchè in essa forse
è il senso dell'uomo - soltanto allora potremo ripensare al nostro passato e
rivedere il volto dei nostri amici, vivi e morti, senza malinconia e senza
disperazione."
Ada Prospero Marchesini Gobetti