CINEFORUM - DIVINE INTERVENTION
Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino
(giovedì, 19 marzo 20:30)
CENA SOCIALE DI QUARTIERE GRAB
Circolo “Ost Barriera” - Via Luigi Pietracqua, 9
(giovedì, 19 marzo 20:00)
Cena sociale di quartiere
Porta quello che vuoi trovare
Un piatto, una posata, un bicchiere, la tua ricetta preferita
Lasciamo la piazza più pulita di come la troviamo
Il circolo Ost barriera ci ospita e mette il servizio bar
Nuovo provvedimento della Procura della Repubblica contro Giorgio, compagno
autonomo e attivista No Tav. Il 14 marzo avrebbe finito di scontare un periodo
di detenzione domiciliare iniziato a gennaio 2025 […]
The post Giorgio Rossetto, aggravata la detenzione first appeared on notav.info.
Il Gruppo Giuridico Popolare Sardo denuncia la criminalizzazione della protesta
dopo lo sgombero del Presidio degli Ulivi e rilancia il sostegno a chi ha difeso
per mesi il territorio dalle …
Questa puntata è stata fatta in strada con il progetto “Radio Carretta
Carretta”, la qualità dell’audio a volte viene un po meno.
A giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo che
attraverso nuove tecnologie e la ufficializzazione di pratiche finora “illegali”
ma usate da tutti i paesi, rende i confini europei ancor più sorvegliati. Nuovi
sistemi di riconoscimento e raccolta dati dei migranti, respingimenti e
deportazioni più veloci, allungamenti della reclusione nei cpr, queste alcune
delle “novità” inserite nel patto. Ma questi strumenti, seppur sempre più
tecnologici e raffinati, sono sempre stati presenti e ogni Stato li ha
utilizzati a più riprese contro i “nemici” del momento, dai delinquenti comuni
ai briganti fino ai detenuti politici. Il ruolo delle colonie interne ed esterne
è stato fondamentale per la delocalizzazione della detenzione amministrativa,
per il processo di colonizzazione e per la creazione dell’idea di uno Stato
forte e intransigente. Una chiacchiera a due voci
Questa puntata è stata fatta in strada con il progetto “Radio Carretta
Carretta”, la qualità dell’audio a volte viene un po meno.
Nella prima diretta presentiamo la casa editrice Fuochi d’Inverno, nata dalla
collaborazione epistolare di due compagni colpiti dalla repressione. Una casa
editrice che valica i muri detentivi e che attraverso le parole cerca di evadere
anche dal “razionale” proponendo storie di resistenza e ribellione in cui il
sogno e l’impossibile diventano armi
https://ilrovescio.info/2026/02/03/e-uscito-larpione-sogno-di-un-inuk-pescatore-di-groenlandia-di-iqallijuq-nuummi-edizioni-fuochi-dinverno/
https://radioblackout.org/podcast/storia-di-un-gabbiano
L’esperienza del Colporteurs nel XVIII secolo. Venditori ambulanti di libri che
partendo dalle Alpi hanno distribuito libri in tutto il mondo fomentando, a
proprio modo, quel che è stato rinominato il Secolo dei Lumi. Un lavoro
stagionale che si fondava su una fitta rete familiare e di conoscenze, un lavoro
ecologicamente adatto al mondo della montagna. Ne parliamo con Dami autore
dell’articolo “Spacciatori di carta. I colporteurs e il mercato ambulante del
libro, dalle Alpi al mondo intero” uscito sul Nunatak n.79
(https://nunatak.noblogs.org/post/2026/02/16/nunatak-n-79-inverno-2025-26/)
gli interventi proposti sabato 14/3 durante la Tatoo Circus a El Paso Occupato:
Con una compagna percorriamo la storia e la resistenza del campo profughi di
Tulkarem in Cisgiordania e delle nuove strategie di controllo e di detenzione di
Israele.
Con un Compagno della Cassa di solidarietà la Lima presentiamo il corteo di Roma
contro il 41bis del 18 aprile da Piazza Trilussa
Cabaret “Amore dal Sottosuolo”.
LAVORETTI AL PARCO ARTIGLIERI
Parco Artiglieri da Montagna - Corso Vittorio Emanuele, Torino
(sabato, 21 marzo 11:30)
Con la primavera alle porte tornano anche i lavoretti al Parco! Non mancare 🌸🌸
Porta un paio di guanti (se li hai) e voglia di stare insieme 💞
LAVORETTI AL PARCO ARTIGLIERI
Parco Artiglieri da Montagna - Corso Vittorio Emanuele, Torino
(giovedì, 19 marzo 15:30)
Con la primavera alle porte tornano anche i lavoretti al Parco! Non mancare 🌸🌸
Porta un paio di guanti (se li hai) e voglia di stare insieme 💞
L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini”
Mercoledì 18 marzo ore 11.00 conferenza stampa al Rettorato, Lungarno Pacinotti
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Durante una passeggiata di monitoraggio al CISAM, nel cuore del Parco di San
Rossore, abbiamo trovato il nostro Presidio di Pace dei “Tre Pini” sgomberato.
Bagni, docce, lavabi, tavoli e panche spariti, insieme a tutti gli oggetti e le
attrezzature messe a disposizione da solidali. È sparito tutto ciò che è stato
costruito con il contributo della collettività e che ha reso un posto prima
abbandonato percorribile dalla cittadinanza. In altre parole, un furto. Oltre
che un tentativo di mettere i bastoni tra le ruote a chi si batte concretamente
per la pace, per l’ambiente, contro le guerre.
Ma chi ha paura di un presidio per la Pace?
L’Università di Pisa è proprietaria del terreno dei “Tre Pini”, da anni
abbandonato e rigenerato dall’autorecupero del movimento No Base che vi ha
realizzato campeggi, mobilitazioni, iniziative di socialità e molto altro.
L’università di Pisa ha scelto di essere complice del progetto della base
militare, accettando la “compensazione” della ristrutturazione del Borgo ex
Bigattiera. Ora sappiamo in cambio di che cosa: in cambio del suo schieramento
nel campo di chi vuole la guerra mondiale. E così, l’Università si rende
disponibile a intralciare il movimento di cittadini, studenti, abitanti del
territorio che difendono il parco dalle basi militari e che lottano per la Pace.
L’Università di Pisa possiede tutti i terreni adiacenti alle basi militari del
nostro territorio: CISAM, Camp Darby e COMFOSE. Finora, ha deciso di tutelare le
attività di quelle basi, piuttosto che difendere le sue stesse terre dalla
militarizzazione e dal cemento, su cui sorgono anche le sue stesse strutture
didattiche come il Centro Avanzi di Agraria o l’Ospedale didattico veterinario.
Ma le collaborazioni con la guerra sono anche dirette: l’Ateneo pisano porta
avanti ricerche milionarie all’interno di laboratori, come il RASS Lab a
Cisanello o il Laboratorio Nazionale di Reti e Tecnologie Fotoniche del CNIT in
collaborazione con aziende belliche come Leonardo SpA e Rheinmetall, con la
NATO e persino con il CISAM, dove dovrebbe sorgere la nuova base militare.
L’Università di Pisa è come la verità di Orwell: quando parla di Pace, sta
facendo la Guerra, quando parla di ambiente, sta gettando il cemento, quando
parla di progresso, sta progettando il colonialismo. Non dimentichiamo che è la
stessa Università che continua a sostenere Israele e i progetti con le entità
che portano avanti il genocidio in Palestina.
Provare a cancellare il Presidio di Pace Tre Pini è un attacco a chi lotta per
la pace.
Che cosa fa paura all’Università? Fa paura che qualcuno attraversi e curi i suoi
spazi per parlare di pace? Fa paura che si difenda il Parco di San Rossore dalle
reti, dal cemento, dalle basi militari? Fa paura che qualcuno contesti i
traffici di armi e difenda i principi di Pace della Costituzione?
Non è un caso che questo avvenga pochi giorni dopo aver bloccato un treno carico
di armi, cosa che ha dato un segnale di pace forte e concreto a tutto il Paese.
Non è in dubbio che ciò avvenga a braccetto con quei soggetti politici e
militari che continuano a decidere in modo dispotico sul nostro territorio.
Vogliamo dirlo con chiarezza: l’ipocrisia e la vigliaccheria dell’Ateneo,
evidentemente invischiato con i poteri guerrafondai della nostra epoca, non ci
stupiscono. Né tantomeno ci spaventano, perché sappiamo che il presidio dei Tre
Pini verrà presto ricostruito dalla mobilitazione popolare. Perché in questo
periodo di guerra, è sempre più forte il bisogno di lottare per la pace.
Chi ha paura della pace ha paura di chi sta resistendo a un’idea di mondo fatta
di brama di potere, di profitto, di prepotenza sui popoli: ha il terrore di
perdere il proprio tornaconto negli affari di guerra. Cerca di distruggere,
laddove in tanti provano a costruire alternative e prospettive. Pochi giorni fa
abbiamo dimostrato che resistere a tutto questo è possibile, ma che sarà sempre
più importante farlo insieme e collettivamente. Il gesto dell’Università ci
mostra quanto è necessario che tutti prendano posizione, partecipino e in ogni
modo facciano la loro parte per la pace.
È sempre più chiaro che non possiamo delegare a queste istituzioni il potere di
decretare le sorti del nostro territorio, così come del pianeta: spetta farlo a
noi, insieme. Il Parco appartiene alla popolazione, agli animali e alle piante,
non al Rettore, non all’ateneo, non ai militari. La Pace o si costruisce o si fa
la guerra. E l’Università di Pisa, evidentemente, vuole fare la guerra.
Mercoledì 18 marzo alle 11.00 Conferenza Stampa al Rettorato prendiamo parola su
quanto è successo.
Da Movimento No Base
Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero
offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al
Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di
colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui
viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.
L’8 marzo scorso l’isola che si trova a 25 km di distanza dalle coste iraniane e
a meno di 500 km dallo Stretto di Hormuz era stata al centro di una lunga
missione di intelligence, riconoscimento e sorveglianza di un drone MQ-4C
“Triton” (reg. 169804 – c/s VVPE804) di US Navy decollato dalla stazione
aeronavale di Sigonella.
Dopo aver attraversato tutto il Mediterraneo centro-orientale, il velivolo senza
pilota si era diretto inizialmente verso le coste nordorientali iraniane per
sorvolare il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture
della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio.
Successivamente il “Triton” USA ha raggiunto l’isola di Kharg. “La missione del
drone può essere servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e
raccogliere dati d’intelligence per gli approcci marittimi verso l’isola di
Kharg”, hanno commentato gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar.
L’attacco di stanotte conferma l’importanza strategica delle operazioni eseguite
la scorsa settimana dal drone partito da Sigonella. Senza il preventivo
monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe
stato possibile effettuare con successo i bombardamenti dei caccia USA inviati
sull’Isola da Centcom.
L’agenzia di stampa iraniana Fars riporta che sarebbero state almeno una
quindicina le esplosioni a Kharg. Nello specifico sarebbero state colpite una
postazione di difesa aerea, una base navale, la torre di controllo
dell’aeroporto e l’hangar di una compagnia petrolifera offshore. Il raid avrebbe
pertanto risparmiato le infrastrutture petrolifere ospitate nell’isola.
“Ho scelto di non spazzare via le infrastrutture petrolifere di Kharg”, ha
dichiarato Donald Trump. “Se l’Iran o altri dovessero interferire nel passaggio
libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Le infrastrutture petrolifere dell’isola furono totalmente distrutte
nell’autunno del 1986 dalle forze irachene nel corso della lunga e sanguinosa
guerra Iran-Iraq. Secondo fonti di stampa statunitensi il Pentagono starebbe
vagliando l’ipotesi di inviare un commando speciale per occupare l’isola ed
impadronirsi del terminal petrolifero. Anche in quest’ottica può essere letta la
missione dell’8 marzo dell’MQ-4C “Triton” di Sigonella. Con buona pace del
governo Meloni-Tajani-Crosetto e del Consiglio Supremo di Difesa presieduto da
Sergio Mattarella che continuano ad affermare ipocritamente l’estraneità
dell’Italia dal conflitto scatenato da USA ed Israele contro l’Iran e l’uso
delle basi militari da parte degli alleati per mere funzioni tecnico-logistiche.
Antonio Mazzeo Blog
A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato diversi membri,
attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità
Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.
Attualmente 7 persone sono detenute a El Aouina e sottoposte a interrogatori da
parte della Garde Nationale. Dopo i primi 5 giorni, la Garde Nationale può
prolungare il periodo di dentenzione e interrogatorio di altri 5 giorni. Dopo
questo primo passaggio, le persone possono: o andare in tribunale davanti al
giudice e finire in carcere, o essere rilasciate.
Questa ondata di arresti coincide con i preparativi per la seconda Global Sumud
Flottilla, che dovrebbe partire da Tunisi la prossima primavera. Gli arresti si
collocano in un contesto regionale e globale di intensificazione dell’offensiva
imperialista e sionista contro tutte le forze che rifiutano i progetti di
egemonia e sottomissione, e contro la resistenza in Palestina e in Libano.
Il clima locale é segnato da una progressiva chiusura degli spazi pubblici, dal
silenziamento delle voci libere e dalla criminalizzazione della solidarietà
locale e internazionale. L’arresto di membri e organizzatori della Flotilla
Sumud arriva dopo mesi di campagne di diffamazione contro questa iniziativa
internazionale, che hanno colpito individualmente le persone che la sostengono,
specialmente su Facebook.
Oggi i social media amplificano queste operazioni, creano divisioni e
manipolazioni,attraverso campagne di odio fatte per discreditare ogni
espressione di solidarietà con il popolo palestinese.
Un presidio autorizzato, poi vietato all’ultimo minuto e infine disperso con la
forza è quanto successo allx attivistx della Global Sumud Flotilla che la sera
di mercoledì 4 marzo si sono recatx al porto di Sidi Bou Said, in Tunisia, dove
era prevista una iniziativa chiamata da tutta la comunità solidale e dai
lavoratori portuali.
Il porto di Sidi Bou Said è lo stesso dal quale la Flotilla salpò durante la sua
ultima missione, quello in cui un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla subì
due attacchi da parte dei droni ed è lo stesso che accolse la Flotilla con
migliaia e migliaia di persone.
Il presidio era autorizzato, ma circa un’ora prima dell’inizio, l’autorità
tunisina ha informato lx manifestanti già sul luogo che avevano ritirato
l’autorizzazione senza altre giustificazioni. Il gruppo ha deciso comunque di
raggiungere il porto ma, appena sceso dal bus, è stato avvicinato dalle prime
forze di polizia, che hanno intimato di fermarsi: “noi abbiamo proseguito e dopo
sono intervenuti con l’antisomossa”.
C’erano anche Thiago Avila, dall’Italia Maria Elena Delia e Tony Lapiccirella,
Greta Thunberg e rappresentanti della Freedom Floitilla e delle Thousand
Madleens. Il giorno dopo, giovedì 5 marzo, le autorità locali hanno imposto
l’annullamento di un incontro pubblico della Flotilla con rappresentanti della
società civile e giornalisti al Ciné-Théâtre Le Rio di Tunisi.
Tra i motivo della presenza in Tunisia c’era anche un incontro organizzativo,
della Global Sumud Flotilla, della Freedom Flotilla Coalition e della Thousand
Madleens. La prossima missione è prevista verso fine aprile, in un contesto
sempre più urgente: negli ultimi giorni infatti, il regime israeliano ha chiuso
ogni via d’accesso alla Striscia di Gaza, invocando lo stato di emergenza
nazionale e non meglio precisati “motivi di sicurezza” dopo l’aggressione
militare israelo-statunitense all’Iran, interrompendo così il già scarso flusso
di cibo, acqua e carbutante verso i 2 milioni di abitanti della Striscia già
stremati da due anni di genocidio.
Ascolta il racconto e le voci raccolte da alcunx compas in Tunisia.
È chiaro che la Tunisia non è un paese sicuro, contrariamente a quanto dichiara
l’Unione Europea.
Libertà per
Jawahar Channa
Sana Msalhi
Wael Nawar
Ghassen Boughdiri
Ghassen Henchiri
Nabil Channoufi
Amin Bennour
Libertà per tutt* prigionier*
Da Radio Blackout