ASSEMBLEA CITTADINA
Corso Belgio 91 Torino - Torino
(mercoledì, 11 febbraio 18:30)
Nuovo appuntamento!
Mercoledì 11 febbraio assemblea cittadina in C.so Belgio 91.
Nelle slide l'indizione completa, vi aspettiamo!
https://www.facebook.com/vanchigliainsieme
FUORI LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE
Sauze d'Oulx - Piazza III reggimento alpini
(domenica, 8 febbraio 14:00)
KILLERS NON BENVENUTI – NO AL TURISMO SIONISTA IN VAL DI SUSA
FUORI LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE! LA VALSUSA RIPUDIA L'IDF
Oggi pomeriggio -
Ore 14,00
Sauze d'Oulx - Piazza III reggimento alpini
Mentre a Gaza prosegue lo sterminio del popolo palestinese, anche in Val di Susa
arrivano soldati israeliani in “vacanza”. Componenti di un esercito coloniale e
genocida che, dopo aver bombardato scuole, ospedali e campi profughi, vengono a
“rilassarsi” sui nostri territori.
Questa è la normalizzazione del genocidio.
In Sardegna e nelle Marche abbiamo già visto cosa significa accogliere questi
“turisti”: lo Stato italiano protegge i carnefici, mentre reprime chi prova ad
opporsi e alzare la voce contro questa complicità, con militarizzazione degli
spazi pubblici, identificazioni dell3 attivist3 e fogli di via.
Ridurre i componenti dell'IDF a semplici turisti significa cancellare
deliberatamente le responsabilità politiche e militari di chi partecipa a
massacri e colonizzazioni.
La Val di Susa non ci sta.
Questa è una terra di lotta contro la militarizzazione e la repressione. Non
accetta di diventare complice della guerra né spazio di decompressione per chi
ha le mani sporche di sangue.
Non accettiamo che soldati israeliani vengano in vacanza in Valsusa, che il
nostro territorio venga sfruttato per lavare coscienze e dividere.
Per questo invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi, come già accaduto in Sardegna,
faremo capire che non passeranno vacanze serene mentre un popolo viene
sterminato.
Fuori i sionisti dai nostri territori.
Fuori i sionisti dalla Palestina.
Val di Susa solidale con la Resistenza Palestinese.
https://www.facebook.com/notav.info
A più di un anno dall’omicidio razzista di Moussa Diarra da parte di un agente
della Polfer, ben poco è cambiato: sin dall’inizio è stata chiara la volontà
della procura di Verona di derubricare l’assassinio di Moussa a un caso di
legittima difesa, nonostante le evidenze del contrario. Il 20 ottobre 2024
Moussa si trovava in stato evidentemente confusionale nei pressi della stazione
di Verona, dove è stato freddato da un colpo al petto da parte di un agente
della Polfer.
Il 5 novembre 2025 la procura dirama un comunicato dove afferma di aver concluso
le indagini preliminari e di aver richiesto l’archiviazione per il poliziotto
che si è macchiato dell’omicidio di Moussa. La motivazione sarebbe quella per
cui Moussa teneva in mano un coltello da cucina che “non è meno letale di una
pistola” secondo Raffaele Tito procuratore di Verona e dunque il poliziotto
“avrebbe messo in atto una difesa sicuramente proporzionata”.
Da subito il Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra si è mobilitato per
evitare che Moussa diventi l’ennesima vittima del razzismo istituzionale che
finisce nell’oblio. Moussa era un ragazzo maliano di 26 anni che per raggiungere
l’Italia aveva compiuto quel terrificante viaggio attraverso il Sahara, la Libia
e il Mediterraneo. Come la maggioranza delle persone immigrate Moussa avete
conosciuto quella vita sventurata fatta di umiliazioni, sfruttamento lavorativo
e alloggi precari e invivibili. Negli ultimi mesi prima del suo omicidio aveva
attraversato una condizione di fragilità psichica data dal fatto che non era
potuto ritornare nel suo paese per il funerale del padre a causa del mancato
rinnovo del permesso umanitario: Moussa si era sottoposto a tutta la trafila
necessaria al rinnovo, ma fino a quel momento aveva ottenuto solo una ricevuta
temporanea che non permette né l’espatrio, né l’accesso a un lavoro dignitoso, a
cure mediche, a una casa.
In questa puntata di Black In ripercorriamo la storia di Moussa Diarra insieme a
Vincenzo del Comitato verità e giustizia per Moussa e a Ousmane della Comunità
maliana di Verona.
Qui alcuni link ad articoli che forniscono un po’ di contesto:
> OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
https://www.ilpost.it/2024/10/24/verona-moussa-diarra-polizia/?utm_source=ilpost&utm_medium=leggi_anche&utm_campaign=leggi_anche
> La Procura di Verona ha chiesto l’archiviazione per la morte di Moussa Diarra
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Fabrizio Salmoni
Riporto i miei brevi commenti inviati alla mia sez. Anpi Nizza Lingotto sui
fatti di sabato, secondo me, sono tre i risultati politici positivi:
1. L’affermazione dell’autonomia del movimento che costringe tutto l’arco
istituzionale a mostrarsi uniforme (Anpi nazionale compreso!) quindi a fare
chiarezza;
2. La capacità sul terreno di far arretrare la polizia;
3. Far emergere (v. Stampa di domenica) che a Torino c’è una borghesia
progressista che sta con i movimenti. Oggi quella é sotto attacco, balbetta
e un po’ frigna perchè si sente presa in mezzo ma c’è e tocca rincuorare i
cuori deboli. Anche il discorso del Sindaco contiene timide considerazioni
che vanno oltre la condanna. Evidentemente si sono create fratture nella
sinistra istituzionale. Ben vengano!
Quindi direi non poco.
C’è poi un risvolto clamoroso da annotare: Al Tg7 Mentana, con faccia
contrita e allargando le braccia in sconforto, chiaramente controvoglia, per
la prima volta da sempre ha letto testualmente e per intero il comunicato di
Aska e centri sociali sulla giornata di sabato (per me, un buon comunicato)
e ha fatto vedere la polizia che manganellava in gruppo un povero fotografo.
Non ricordo sia mai accaduto in anni che abbia mai letto un comunicato dei
movimenti, sempre e solo veline di questure, partiti o governi. E’ successo
qualcosa. Non so a cosa si debba la novità e bisognerebbe capire ma mi
sembra comunque un insperato elemento positivo.
Sarebbe poi importante fare qualcosa per chiarire a tanti partecipanti che
si ritraggono di fronte alla forza dispiegata della piazza e si lasciano
influenzare dalla retorica sui buoni e cattivi, sugli “infiltrati” e sui
complottismi,che non si fa politica col vittimismo, con i mille distinguo
(pur da considerare), che é importante talvolta proiettare la forza politica
nelle piazze, dimostrare forza, e che bisogna essere consapevoli purtroppo
che immancabilmente il potere reagisce. Insomma, bisogna fortificare anche i
cuori.
Aggiungerei un altro elemento importante: i fatti di sabato hanno
incrementato l’attuale instabilità politica, un elemento che può giocare a
favore di chi ricerca un cambiamento sostanziale degli equilibri politici e
di cui bisognerebbe approfittare per far avanzare il fronte di lotta. Il
potere cerca instancabilmente la stabilità a tutti i livelli per poter
muoversi a piacimento quindi è compito del fronte di lotta creare e
mantenere instabilità con il lavoro politico, con i nostri comportamenti
individuali e collettivi, con l’organizzazione, e avere la consapevolezza di
ciò che abbiamo di fronte. Per esempio, a ciò che si muove nella politica
istituzionale: mi riferisco all’esordio di Vannacci. Promette guai e una
futura forza paramilitare di estrema destra che possa raggruppa tutti i
gruppi extraparlamentari fascisti. Bisognerà essere preparati e lavorare per
un fronte unico dei movimenti.
La diretta dal corteo di Radio Onda d’Urto
Al via allo stadio San Siro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Tra i
50 leader mondiali presenti in tribuna d’onore anche il vicepresidente
statunitense JD Vance, fischiato dalla platea al passaggio della squadra USA,
così come quella israeliana. Con Vance e il segretario di Stato Usa Rubio c’è
pure l’Ice, la milizia privata trumpiana che da settimane a Minneapolis – e in
molte città statunitensi – va a caccia di migranti e antirazzisti, deportando e
anche uccidendo.
In concomitanza con la kermesse olimpica, è iniziata giovedì la quattro giorni
delle Utopiadi, l’appuntamento sportivo, sociale e politico promosso dalle
realtà dello sport popolare in esplicita alternativa e opposizione alle
Olimpiadi Milano-Cortina. Il Comitato Insostenibili Olimpiadi, la rete di spazi
sociali e associazioni, ha aperto ieri la giornata occupando e liberando l’ex
PalaSharp di via Carlo Salerio, una struttura abbandonata dal 2011 e sottratta
da anni all’uso sportivo e alla cittadinanza. Nel tardo pomeriggio di ieri, alle
18, si è svolta in zona San Siro la fiaccolata popolare antiolimpica, con
partenza da viale Mar Jonio.
Oggi, dalle ore 15, il corteo nazionale in piazza Medaglie d’Oro: è la prima
manifestazione di movimento dopo l’approvazione del pacchetto (in)sicurezza del
governo Meloni. Partecipano le realtà dello sport popolare e di base, dei
movimenti civici e ambientalisti, di comitati territoriali e collettivi
studenteschi, dei movimenti transfemministi, delle reti di lotta per il diritto
all’abitare e del sindacalismo conflittuale, dei movimenti scesi al fianco del
popolo palestinese e delle reti che si oppongono alla deriva securitaria. Ne
parla, ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mery, del CIO e di Off Topic.
Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto i collegamenti dalla manifestazione di
Milano:
Ore 18.40 – La manifestazione contro le Insostenibili Olimpiadi si dirige verso
Brenta. Sono almeno 5 le persone fermate a seguito delle cariche e dei
lacrimogeni contro il corteo che tentava di raggiungere la Tangenziale Est.
Ore 18.15 – Il corteo, una volta arrivato in Via Mompiani, nel quartiere
Corvetto, dietro lo striscione “know your enemy” ha cercato di raggiungere la
Tangeniale Est di Milano. Lacrimogeni e idranti sul corteo, prima dell’impatto
con la testa. Dalla manifestazione fuochi d’artificio e petardi. Il collegamento
con Francesco della Redazione.
Ore 17.40 – Azione in piazzale Ferrara dove il corteo ha esposto uno striscione
che recita “lunga vita ai quartieri popolari”. Su altri due striscioni si legge
“case alle famiglie, fuori le divise dal quartiere” e “stop speculazione nei
quartieri”. Il collegamento con Francesco di Radio Onda d’Urto da Milano.
Ore 17.20 – In via Benaco la manifestazione nazionale prosegue: le interviste a
chi era in piazza realizzate da Marco e Francesco della Redazione.
Ore 17.00 – “Siamo 10mila“, fanno sapere dal CIO. L’intervista a Luciano
Muhlbauer, storico compagno di Milano, e le prime valutazioni dal corteo.
Ore 16.35 – Il corteo ha svoltato in via Brembo, a ridosso del maxi cantiere
dello Scalo Romana, dove sorge il Villaggio Olimpico. Qui srotolato uno
striscione sul ponte che sovrasta la ferrovia, con la scritta: “Binary is for
the train”; accesi fumogeni e fuochi d’artificio. Il collegamento con Francesco
della Redazione.
Ore 16.00 – Il corteo è partito da Piazza Medaglie d’Oro prendendo Corso
Lodi. Il collegamento con Marco, della Redazione di Radio Onda d’Urto, racconta
spezzone per spezzone la composizione della manifestazione contro le
“insostenibili olimpiadi”.
Ore 15.30 – Il collegamento da Piazza Medaglie d’Oro con Francesco della
Redazione e l’intervento di Elio Catania, di Off Topic.
Ore 11.00 – Partenza collettiva dalla stazione della città da cui
trasmettiamo, Brescia: appuntamento con APE Brescia alla stazione ferroviaria
alle ore 12.28. Ne parla Francesco, vicepresidente di APE Brescia.
Fotogalleria di Giuseppe Carrella
Migliaia di persone (tre probabilmente, ma forse anche quattromila, in gran
parte abitanti del quartiere) hanno manifestato ieri a Bagnoli imponendo una
giornata di stop ai lavori della vergogna. I dimostranti hanno contestato le
operazioni a dir poco opache che si stanno svolgendo sulla colmata dell’ex polo
industriale, per permettere la costruzione di un porto che le lobby
politico-imprenditoriali della città stanno riuscendo, dopo trent’anni di
tentativi andati a vuoto, a imporre alla popolazione con il pretesto della Coppa
America di vela.
Il corteo ha attraversato l’abitato di Bagnoli e poi tutto il perimetro nord
dell’ex area industriale, denunciando con chiarezza da un lato le storture del
progetto in corso, che cestina tutti i piani urbanistici esistenti sulla zona
ovest, e dall’altro le modalità allarmanti da un punto di vista ambientale con
cui si stanno effettuando i lavori. Proprio per questo motivo una delegazione di
persone è entrata all’interno del cantiere e ha raccolto un campione di terreno
che i lavori hanno “scorticato” dalla colmata, terreno che verrà analizzato nei
prossimi giorni.
Specifichiamo che l’ultima foto che vedete in questa galleria non è un refuso
redazionale o un bug del nostro sito: dal momento che ritenevamo umiliante
controbattere alle polemiche con cui la struttura commissariale, la stampa e la
politica locale hanno cercato di screditare il corteo facendo leva su una
scritta in bomboletta spray apparsa su uno dei muri che proteggono il cantiere,
abbiamo preferito mettere a diretto confronto le immagini di un corteo di
migliaia di persone, che non ha neppure in un secondo ceduto alle provocazioni
delle forze dell’ordine, con la goffaggine del potere e dei suoi servi sciocchi,
che in mancanza di altri appigli non hanno avuto altra possibilità che una
scritta sul muro per controbattere alla determinazione degli e delle abitanti
del territorio. A questo link potete visualizzare inoltre un post Facebook con
cui gli attivisti di uno dei gruppi parte della Rete No America’s Cup ha scelto
di prendere a sua volta a ridere questo imbarazzante tentativo.
La prima grande piazza dopo la stretta del governo Meloni sul diritto a
manifestare finisce tra lacrimogeni, idranti e cariche. Sei fermi e diversi
feriti al corteo La prima risposta …
Otto sentenze di colpevolezza per le violenze al Lorusso e Cutugno. E intanto il
decreto sicurezza allarga l’area di non punibilità proprio dentro gli istituti
penitenziari. Otto condanne. È questo …
«PREMIO UOMO DI CARTA»
Spesso viene inquadrato quel premio che il fedele Man-soo – tecnico della
produzione della carta (e con l’hobby della botanica, ovvero la materia prima di
quella industria) – aveva vinto nella sua vita professionale precedente, quando
ancora tentava di difendere i colleghi, finendo nel tritacarne del
postcapitalismo americano, incarnato dalle multinazionali che acquisiscono
aziende messe in difficoltà dallo stesso Sistema imposto dal neoliberismo. Con
le esistenze dei lavoratori specializzati viene parcellizzato il know how e si
creano cortocircuiti feroci che non lasciano scampo (appunto: “non c’è scelta”).
Nel caso del film di Park Chan-wook non solo viene superato di slancio
l’ideologico legame con il conflitto di classe, la solidarietà tra pari, la
comunità del capolavoro, che comunque era stata disegnata da Costa Gavras nella
sua versione del libro di Westlake (The Ax) da cui è tratto No Other Choice e
che prevedeva si innescasse una spirale ancor meno virtuosa dello sfruttamento
del padrone, perché c’era sempre un disperato che ricatta l’assassino,
minacciando di svelare i suoi crimini, costringendolo a un ciclo apparentemente
infinito di violenza per mantenere la posizione, diventando preda a sua volta…
Ecco, ora ci sono solo macchine, forse anche lui si è reificato, ma in
un’accezione ancora diversa dall’uomo merce baudrillardiano, o dall’operaio
massa reificato marxianamente. Una sorta di ridicolo Highlander e nelle sequenze
finali c’è l’apoteosi del sistema che lo dileggia, dicendogli che se la sua
morale non glielo consente di lavorare in un ambiente tutto solo di macchine,
chiamano qualcun altro.
Quello che pare davvero speciale nel film coreano è la lucidità con cui si
prende atto che la società ha fatto un altro salto che si coglie nei dettagli,
tutti precisi e poliedrici (macabri, grotteschi, comici…) zoomando ad analizzare
le reazioni al licenziamento che ha la famiglia “normale” ritratta nel classico
barbecue domenicale della sequenza iniziale: una discesa verso il nulla
(l’abbraccio con il countdown: umani non più di un minuto), simulacro del
benessere precedente, ma artificiale e con la consapevolezza delle atrocità
perpetrate solo riuscendo a negare che le loro vittime erano affini. Certo, se
non avessero imbandito loro il banchetto, sarebbero stati nel menu, come dice il
leader canadese Mark Carney: infatti tutti i personaggi rappresentati hanno
comportamenti deteriorati dall’esposizione al turbocapitalismo.
Seconda puntata dedicata alla musica e alla poesia palestinese. Infatti
nonostante il genocidio in corso, la Palestina continua ad avere un notevole
fermento artistico.
Ad accompagnare la musica palestinese abbiamo scelto le poesie di Mohammed El
Kurd, poeta, giornalista e saggista, originario di Sheikh Jarrah, un quartiere
palestinese di Gerusalemme Est.
Nel 2009, quando aveva ventuno anni, i coloni israeliani hanno occupato parte
della casa della sua famiglia e da quel momento la famiglia El-Kurd, insieme a
dozzine di vicini nel quartiere, ha combattuto contro l’allontanamento forzato e
illegale dalle proprie case.
Ci siamo poi avvalsi del racconto del viaggio di un musicista italiano, Toni
Cutrone, in arte “MAI MAI MAI” in Cisgiordania, avvenuto dopo soli tre mesi
dall’inizio del genocidio.
Inoltre abbiamo parlato di Radio Alhara, una web-radio nata in Cisgiordania nel
2020 in pieno lockdown e ancora molto attiva.
“Volevamo che avesse l’atmosfera di un quartiere – disordinato, eterogeneo,
vitale – in cui palinsesto e suono fossero plasmati da ciascuno e dove tutto
potesse coesistere: dalla musica sperimentale alle conversazioni ai programmi di
cucina.“
Infine abbiamo raccontato la spericolata opera di riscoperta di migliaia di ore
di musica registrata su musicassette e poi riproposte da Mo’min Swaitat e la sua
etichetta Majazz Project.
Buon ascolto.
Play list:
– Registrazioni live più o meno casuali dalle trasmissioni di Radio Alhara
https://www.radioalhara.net/
– Selezioni dal Palestinian Sound Archive – NTS broadcasts
– Atef Swaitat & Abu Ali – Palestinian Bedouin Psychedelic Dabka Archive
– Haykal, Julmud, Acamol – Wa Tahya wtHy
– Al Fajer – The Dawn فرقة الفجر الفلسطينية – Filisteen – فلسطين
– MAI MAI MAI – GRIEF
– Maya Al Khaldi – Al Daw’
– Riad Awwad, Hanan Awwad and Mahmoud Darwish – Intifada
– Riad Awwad, Hanan Awwad and Mahmoud Darwish – Homeland
– Zeinab Shaath – I Am An Arab
– Zeinab Shaath – The Urgent Call of Palestine
– Akram Abdulfattah
Il 28 gennaio, a Salbertrand, sotto la neve che non ha fermato ruspe e autogru,
è stato inaugurato il nuovo ponte sulla Dora Riparia lungo la Strada delle
Gorge. Un’opera […]
The post Ponti, autoporti, fabbriche, decreti sicurezza: il Tav come paradigma
di sacrificio e ingiustizia sociale first appeared on notav.info.
di Enrico Gargiulo* La questione della sicurezza è un tema all’ordine del
giorno, al centro delle mosse del governo Meloni. Enrico Gargiulo la discute
riflettendo su Abolire la sicurezza. Un …