GUIDA STUPEFACENTE. AUTOREGOLAZIONE E RIDUZIONE DEI RISCHI DA USO DI SOSTANZE.
Isola di Arran - Lungo dora firenze 33B
(venerdì, 30 gennaio 18:00)
Venerdì 30 gennaio alle 18.00, parleremo con Tobia D'Onofrio e Massimo
Lorenzani, autori del libro GUIDA STUPEFACENTE, dell'uso delle sostanze
psicoattive attraverso il paradigma della riduzione del danno, unendo scienza,
cultura ed esperienza diretta per promuovere consapevolezza e autoregolazione.
In un contesto ancora proibizionista, il libro, offre strumenti informativi per
comprendere rischi, miti e alternative, aiutando lettori, persone e operatori a
prendere decisioni libere e responsabili.
Lungo Dora Firenze 33b - Torino - L'isola di Arran
#RiduzioneDelDanno #guidastupefacente #torino #sostanze #sostanzestupefacenti
#presentazionelibro
Il 27 dicembre un’operazione della DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e
Antiterrorismo) ha effettuato 9 arresti e diverse perquisizioni ai danni di
persone palestinesi e arabe nelle città di Genova, Firenze…
Il 27 dicembre un’operazione della DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e
Antiterrorismo) ha effettuato 9 arresti e diverse perquisizioni ai danni di
persone palestinesi e arabe nelle città di Genova, Firenze e Milano; tra queste,
anche Mohamed Hannoun, presidente dell’API – Associazione Palestinesi d’Italia.
L’accusa è di 270bis: associazione con finalità di terrorismo internazionale,
giustificata da finanziamenti ad associazioni palestinesi che, secondo l’accusa,
“farebbero capo ad Hamas”. Ad oggi, le persone in custodia cautelare in carcere
sono state trasferite nelle sezioni AS2 delle carceri di Terni, Ferrara e in
Calabria, allontanate dalle loro reti familiari, solidali e dagli avvocati.
L’indagine, aperta e successivamente archiviata per oltre vent’anni, ha avuto
una “svolta” ammettendo come prova determinante un report di fonte israeliana,
elaborato a partire dal 7 ottobre, in cui Israele accusa le ONG e i progetti
destinatari della beneficienza di essere una copertura di Hamas e di contribuire
al supposto radicalismo terroristico contro Israele. Tali report – trasmessi per
altro solo parzialmente – si fondano in maggioranza su atti trasmessi da una
fonte anonima riconducibile al Ministero della Difesa israeliano. Essi sono
acquisiti come documento investigativo neutro nonostante non esistano garanzie
di veridicità né tantomeno siano contestualizzati storicamente e
geograficamente. Come per il caso di Anan, Ali e Mansour, l’Italia ha così fatto
da mera passacarte dello stato di Israele, mostrando ancora una volta un
servilismo strettamente funzionale al mantenimento di rapporti strategici e
sempre più necessari in un contesto di corsa al riarmo.
L’uso del 270bis anche nell’ambito di operazioni repressive ai danni di
palestinesi o persone arabe inserite nelle campagne di solidarietà per la
Palestina è ormai sempre più frequente. Un capo d’accusa comodo per usare metodi
investigativi particolarmente invasivi nelle vite individuali nonché per aprire
e chiudere indagini a piacimento, tali da controllare e
incarcerare preventivamente e liberamente (anche da un punto di vista giuridico
procedurale) sulla base di pressioni politiche governative o internazionali.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Fabio Sommovigo, difensore di Mohammad
Hannoun.
Ma la regia inquisitoria non si alimenta solo del plastico uso dell’art. 270bis
del codice penale, piuttosto viene decisa e direzionata dalla DNAA (Direzionale
Nazionale Antimafia e Antiterrorismo). Con una compagna della Cassa di
Solidarietà la Lima tracciamo una veloce genealogia di questa super-procura.
Voluta come DNA nei primi anni ’90 da Falcone – il martire simbolo mediatico
della cosiddetta lotta alla Mafia – e alimentata di decennio in decennio di
nuove “emergenze” politiche e sociali. Nel 2015, il crescere mediatico sulla
“questione migratoria” (ricordiamo la strage di Lampedusa del 2013) e sul panico
del cosiddetto terrorismo di matrice jihadista crea il terreno fertile perché la
DNA diventasse (o diventi?) DNAA, consegnando alla super procura ambito di
intervento su ciò che viene, di volta in volta, definito come terrorismo.
Se da un lato non ci stupisce come la resistenza e la lotta di chi si oppone al
genocidio sionista – a qualsiasi latitudine – sia incasellato nel cosiddetto
terrorismo; dall’altro ragionare sui pezzi che compongono il puzzle
inquisitorio, ci aiuta a elencare le singole precise
responsabilità: sottolineare come il governo italiano non stia solo facendo da
passacarte di Israele, ma bensì sia in ogni modo impegnato a costruire la figura
di nemico interno attorno alla persona palestinese, araba, musulmana, immigrata
che lotta.
Per approfondire, consigliamo la lettura dell’opuscolo: “Ruolo e strategie
repressive della DNAA. La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la
costruzione del nemico sociale interno ed esterno”
PRESENTAZIONE CON IREN3 VILLA | LESBISMO, FEMMINISMO E TEORIA QUEER
Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino
(giovedì, 22 gennaio 18:00)
Giov 22 gennaio
Dalle 18 Aperitivo e chiacchiere con Iren3 Villa, ricercatric3 e autric3
Parleremo di lesbismo, femminismo e teoria queer a partire dai suoi libri "La
minaccia color lavanda" e "Gayle Rubin".
A seguire musichette Distro aperta. Benefit Radio Blackout
di Rete liberi/e di lottare – fermiamo il ddl 1660 Criminalizzare il dissenso:
nella relazione di Piantedosi in Parlamento, le lotte sociali sono un problema
“ordine pubblico”, mentre cresce la …
CAOS MANIFESTO + RAK SHAZA + ANTICAIFA
El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(sabato, 17 gennaio 22:30)
El Paso Occupato e Troppa Carne Al Fuoco Records
dalle 22,30 circa sul palco pasico:
CAOS MANIFESTO post hardcore da Taranto con ex membri di Hobophobic e Inganno
RAK SHAZA hip hop hc da Torino/Taranto
ANTICAIFA genuine italian post hc da Torino
APERTURA PORTA ORE 22:00
INGRESSO 5 EURO
SERATA BENEFIT A SOSTEGNO DI EL PASO OCCUPATO e TROPPA CARNE AL FUOCO REC
Abbiamo ricevuto da Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, la segnalazione
di questo articolo. Lo riprendiamo e lo segnaliamo a nostra volta, dal momento
che insieme ai compagni antimilitaristi di Lecco anche Weapon Watch ha
contribuito a far conoscere il caso dell’azienda Invernizzi Presse Srl, con
stabilimento a Pescate e sede legale a Lecco.
Si tratta di un’azienda a dimensione famigliare, ma ciò non toglie che sia anche
uno dei più perniciosi esempi di proliferazione degli armamenti, dal momento che
nessuna autorità governativa ha mai pensato di non concedere le licenze
d’esportazione a un’azienda specializzata nella produzione di macchine per
produrre munizioni leggere. Linee complete di questi macchinari sono state
vendute anche recentemente a paesi extra UE come la Macedonia del Nord, il
Qatar, l’Egitto, la Turchia, che non danno nessuna garanzia né tantomeno
trasparenza circa le proprie esportazioni di munizioni; nonché a paesi UE come
Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, che da anni sono tra i più impegnati a
fornire le munizioni che alimentano il conflitto ucraino e che continuano a
impedire anche la sola prospettiva di un cessate il fuoco temporaneo.
In questa pagina, tratta dal sito web aziendale (aggiornato al 10.1.2026), sono
elencate le tipologie di proiettili fabbricabili con le macchine prodotte da
Invernizzi Presse.
Bisogna inoltre sottolineare con forza il ruolo giocato dall’azienda lecchese
nell’aver consentito a Israele di costruirsi un potente apparato
industrial-militare globale per alimentare gli arsenali delle IDF, apparato che
oggi include pienamente anche l’India, altro paese divenuto non casualmente tra
i principali clienti di Invernizzi Presse. Tutto ciò mentre l’esercito
israeliano commetteva una infinita lista di violazioni del diritto
internazionale e delle convenzioni di guerra ai danni del popolo palestinese,
violazioni che soltanto l’ipocrisia dei governi non osa definire come genocidio.
Dal 1958, anno della fondazione dell’azienda per iniziativa di Mario Invernizzi
e della moglie Laura Maggi, ad oggi la “conversione” alla produzione militare si
è fatta sempre più intensa. Oggi alla guida vi è la seconda generazione della
famiglia Invernizzi, i fratelli Luca (presidente e CEO) e Michele (socio
paritetico e consigliere d’amministrazione), e si prepara la terza generazione
(Jacopo). Nelle loro esternazioni social, gli esponenti vantano il profilo di
produttore di munizioni, una scelta che ha premiato concretamente: nel 2018
l’azienda fatturava 6,85 milioni di euro, nel 2024 ha superato i 25 milioni di
euro con 67 dipendenti, collezionando ogni anno autorizzazioni all’esportazione
militare per parecchi milioni (3,7 nel 2023, 5,7 nel 2024).
Che il direttore di Altreconomia sia stato vittima di una “querela temeraria” da
parte di un’azienda che vanta il proprio profilo di fabbricante di munizioni,
proprio per aver portato prove di quel profilo e delle relazioni commerciali con
Israele, è il segno di quanto sia sgradito entrare sotto i riflettori
dell’opinione pubblica a chi sta oggi profittando della svolta
militarista/securitaria nelle relazioni internazionali, nell’economia e
nell’informazione. Che un giudice abbia dato definitivamente ragione al
giornalista è per noi elemento di riflessione, in una fase in cui il governo sta
cercando di limitare l’indipendenza della magistratura e mentre si prepara su
questo tema un referendum popolare.
Dall’uccisione di Renee Good a Minneapolis alle piazze in tutto il paese, cresce
la mobilitazione contro la violenza dell’ICE e l’impunità delle forze federali.
Per il terzo giorno consecutivo, Minneapolis …
Riceviamo e diffondiamo. Dal canto nostro aggiungiamo che la “paraculata” sul
dual use giustamente denunciata da questi compagni è sbugiardata anche dal nome
del progetto cui si oppongono: in greco antico, lingua molto usata dai
professionisti del marketing (si pensi, per fare un solo esempio, ai frigoriferi
Ariston…), éris significa “lite, contesa, scontro”. Chissà perché Leonardo,
Thales, Comune di Forlì e compagnia cantante hanno usato proprio questa sigla
per un progetto “di pace”…
Sulla questione del progetto ERiS della cittadella dell’aerospazio a Forlì,
dalla Fondazione Cassa dei Risparmi arriva una paraculata mediatica per negare
l’innegabile, ovvero il fatto incontrovertibile che le tecnologie che verrebbero
prodotte a Forlì se il progetto andasse in porto troverebbero applicazione anche
in scenari bellici. Forse (ci auguriamo) la contro-informazione (non solo da
parte del nostro collettivo) e la mobilitazione iniziata a Forlì, con svariate
serate a tema e un corteo ben riuscito contro il progetto (ma ci aspettiamo
molte altre e variegate iniziative), seppure volutamente ignorate dai media
locali, hanno dato molto fastidio ai grandi cartelli economici che governano la
città e che, assieme ad aziende belliche come Leonardo, Thales, Curti (tra le
altre) e con la partecipazione di Unibo e Comune di Forlì, collaborano a questo
scellerato tentativo di installazione di un polo di produzione di tecnologia
“dual use”, ovvero antenne per nanosatelliti che avranno applicazioni sia civili
che militari.
Gli stessi dirigenti della Fondazione Cassa dei Risparmi non riescono a
nasconderne il doppio uso, forse civile ma di sicuro anche militare, quando
affermano che “spesso a rendere una tecnologia un’arma è l’uso scellerato da
parte dell’uomo”. Qui l’ipocrisia rasenta livelli altissimi: se venissero
prodotti spazzolini da denti o libri il problema si porrebbe? Si fatica a
credere a soldati armati di libri o spazzolini per fare la guerra!
Non a caso la Fondazione Cassa dei Risparmi, che assieme al Comune di Forlì
guida la “Fondazione Mercury” – ente a cui é stato concessa l’area verde
pubblica posta nel quartiere Ronco in cui realizzare il progetto ERiS e che in
questi giorni dovrebbe incontrarsi con esponenti del governo Meloni, dopo aver
incassato la promessa di finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna – tira in
ballo, sia come modello che come concorrente sul mercato, Elon Musk.
Musk che dell’utilizzo dei servizi internet satellitari ha fatto la sua fortuna,
soprattutto per il ruolo giocato nei conflitti odierni, basti ricordare il ruolo
che Starlink di SpaceX ha avuto e sta avendo nella guerra in Ucraina, diventando
un elemento chiave, guidando i droni, i missili e i sistemi di puntamento.
Questa é la tecnologia che vorrebbero produrre anche a Forlì, con un progetto
che si inserisce nei programmi di riarmo dell’Europa.
Le frottole hanno le gambe corte.
Chi lavora per la guerra non va lasciato in pace!
https://www.forlitoday.it/cronaca/polo-aerospazio-governo.html
Qui l’articolo sulla stampa locale.
https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/aerospazio-e-guerra-a-forli-sul-progetto-eris-di-thales-alenia-space/
Qui un’analisi reale sul progetto ERiS.
Riceviamo e diffondiamo
(disegno di ginevra naviglio)
All’angolo tra via Galileo Ferraris e corso Arnaldo Lucci, a pochi passi da
piazza Garibaldi, è stato da poco inaugurato il Campus X. Alla cerimonia sono
presenti un circoletto di manager e autorità cittadine, tra cui sindaco e
rettore della Federico II. L’ex palazzo dell’Inps è stato revampato e al posto
degli uffici ora ci sono miniappartamenti, aree di coworking,
palestre, rooftop panoramici e ristoranti. È stato presentato come il modello
“europeo” di studentato che a Napoli tanto mancherebbe, ma in realtà dello
studentato ha ben poco, se non il fatto che ospiterà nei 540 posti letto
disponibili un esiguo numero di studenti (84) a tariffe agevolate (ma solo per
tre anni); in cambio di ciò, Investire SGR, la società d’ investimento parte del
Gruppo Banca Finnat che ha acquistato lo stabile per circa quaranta milioni di
euro, ha potuto beneficiare dei fondi del Pnrr: ventimila euro per ogni posto
letto, per un totale di circa due milioni di euro. Una volta dichiarate di
“interesse nazionale” queste strutture, in pratica private, si sottraggono
all’iter del piano urbanistico comunale.
Il palazzo dell’Inps è stato rinnovato e gli interni hanno assunto le sembianze
di un rendering 3D. Si ha l’impressione di trovarsi nella hall di un ostello
fighetto, con divanetti e mobili di design (ma forse è quello che è in
sostanza). Perché la struttura, oltre a quei pochi posti riservati ai vincitori
di borsa, è in sostanza un hotel privato e le restanti stanze/zone comuni
saranno affittate a un prezzo ben al di sopra di quello mercato, 1.100 euro al
mese per una singola di sedici metri quadrati.
Anche per questo un gruppo di studenti universitari si è presentato il giorno
dell’inaugurazione chiedendo un confronto con sindaco e rettore, che però non
hanno voluto parlare con loro. Nello spot promozionale, con tanto di
musichetta royalty-free, apparso inspiegabilmente sul canale YouTube del comune
di Napoli, il rettore Lorito ha fatto solo un rapido e vago accenno al fatto
che, nel prossimo anno, dovrebbero partire i progetti per cinque strutture,
queste finalmente pubbliche, con i fondi della legge 338/2000, che prevede il
cofinanziamento da parte dello Stato per interventi rivolti alla realizzazione
di alloggi e residenze per studenti universitari. Si tratta circa di circa
seicento posti letto, che si aggiungerebbero agli attuali novecento. Queste
nuove strutture pubbliche, ancora lontane dall’essere pronte, saranno riservate
ai vincitori di borsa di studio regionale, e si trovano nella Zona ospedaliera
(100 posti), Portici (60 posti), a Napoli (330 posti), a Pozzuoli (70 posti).
Ben poca cosa se paragonati ai 150 mila iscritti delle università partenopee, di
cui 35 mila fuorisede. Tra questi ultimi quasi 30 mila risultano idonei ma non
beneficiari, ovvero studenti che nonostante abbiano tutte le carte in regola per
beneficiare di un alloggio studentesco rimangono fuori dalla graduatoria per
mancanza di strutture.
Sono stati proprio questi studenti i primi ad accusare le conseguenze
dell’impennata degli affitti in città. Negli scorsi anni in diverse occasioni
hanno piazzato tende nei cortili delle università per denunciare che affittare
sul mercato privato sta raggiungendo cifre proibitive. A influire sono vari
fattori, tra cui spicca il fatto che molti degli alloggi del centro storico sono
stati convertiti in stanze destinate ad affitti brevi orientati al mercato
turistico. Le amministrazioni locali non saputo (o voluto) mettere dei limiti
al proliferare di questo nuovo tipo di strutture, che stanno determinando
l’espulsione dei ceti più fragili. Le famiglie sfrattate, e gli studenti che non
trovano più alloggio nelle zone che prima abitavano, sono costretti ad
accontentarsi di case decrepite o a spostarsi in periferia. In questo modo gli
effetti della speculazione si spalmano a cascata in tutta la città.
ABBANDONATI A GIANTURCO
Qualche giorno fa, in università mi trovo a commentare una notizia di attualità
con due ragazzi da poco conosciuti: l’acquisto delle due torri del Banco di
Napoli al Centro Direzionale. L’idea sarebbe di riconvertire pure quei due
torrioni in acciaio e cemento armato in appartamenti per studenti universitari.
In città, d’altronde, c’è penuria di case a prezzi abbordabili. I miei
interlocutori, Antonio e Gennaro, sono entrambi studenti di giurisprudenza poco
più giovani di me. Antonio ha avuto un’esperienza diretta della questione: ha
ventidue anni ed è un fuorisede lucano che si è trasferito a Napoli per i suoi
studi. Oggi vive in un appartamento condiviso con altri tre studenti in pieno
centro storico, ma i suoi primi tre anni a Napoli li ha passati nello studentato
pubblico di Gianturco, zona industriale a est di Napoli. Oggi paga quasi il
doppio, perché non ne poteva più della struttura in cui stava. I tre anni che ha
passato a Gianturco li descrive come un incubo. Mi mostra foto dei soffitti che
cadono a pezzi: «Sembrava un ospedale, ti toglieva la felicità, quando si
risolveva un problema se ne ripresentava subito uno nuovo, nella paura costante
di essere trasferiti in altre strutture. La sensazione che provano inquilini e
lavoratori dello studentato pubblico è abbandono, abbandono da parte
dell’istituzione universitaria, da parte di chi dovrebbe gestirlo». Gianturco
secondo lui è troppo isolata e pericolosa, quindi per evitare brutte sorprese
aveva preso l’abitudine di tornare a casa entro le 18, praticamente un
coprifuoco.
«Quale studente potrebbe permettersi una singola a novecento euro al mese?», si
chiedono i miei due amici. Gennaro aggiunge, tra l’esasperato e il rassegnato:
«Lo Stato ha abbandonato il ruolo di garante del diritto allo studio, creando un
vuoto che ora viene “colmato” unicamente da operatori privati». Contribuisco
alla discussione: gli dico che a Bagnoli stanno facendo un’operazione del
genere: al posto di un hotel termale, poi scuola superiore, dismessa da anni,
vogliono fare uno Student Hotel di lusso con vista mare. Anche qui il progetto è
il sogno dei palazzinari, migliaia di metri cubi di cemento a ridosso
dell’arenile. Ma non è l’unico, anche al Rione Berlingieri, a Calata
Capodichino, ad Arzano, a Pietrarsa si preparano i cantieri per ristrutturare o
creare da zero nuove strutture acquistate da fondi di investimento, gestite da
privati, ma che beneficiano di circa venti milioni del Pnrr. In realtà, quello
dello studentato sembra una facciata per poi guadagnare anche su altri business:
pernottamenti di turisti e viaggiatori, affitto di spazi di lavoro alle piccole
aziende, palestra, ecc. Come spiegano bene Portelli e Davoli nel recente
volume Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell’estrattivismo immobiliare, la
diffusione degli studentati di lusso è al centro di una più larga serie di
dinamiche urbane. Innanzitutto l’arrivo di attori e capitali finanziari nel
mercato dell’edilizia studentesca, poi la contemporanea speculazione immobiliare
in altri settori (per esempio quello turistico). Questa nuova stagione di
“imprenditorialismo urbano”, dopata dai miliardi del Pnrr, è in sostanza una
chance per investitori privati di fare cassa. La casa non è più bene d’uso ma
investimento dal quale estrarre rendite crescenti. Quello del “partenariato
pubblico-privato” è solo un mito, nei fatti il ruolo delle amministrazioni
locali è quello di mettere disposizione risorse e garanzie, mentre i profitti
ricadono sui soggetti privati.
Gli studentati di lusso a Bagnoli e al Centro Direzionale, il Campus X a piazza
Garibaldi, sono la dimostrazione che i cosiddetti vuoti urbani — cioè fabbricati
non utilizzati, trascurati o mantenuti sfitti di proposito — non derivano quasi
mai da coincidenze o da semplice negligenza. Lasciare che intere aree restino in
stato di abbandono permette agli attori immobiliari di comprarle a prezzi
irrisori, attendere gli interventi pubblici di riqualificazione e,
successivamente, trarre profitto dall’aumento del loro valore. Queste strutture
sono presentate da autorità e giornali cittadini come interventi di
“rigenerazione” che tentano di risolvere il problema degli alloggi per studenti
in città. In realtà, queste opere non fanno altro che riprodurre il problema che
millantano di voler risolvere. (francesco nunziante)
di InfoAut Venerdi 9 gennaio a Torino sono state recapitate 13 misure cautelari
nei confronti di studenti e studentesse universitarie, ragazzi e ragazze che
studiano e lavorano per fare quadrare …