UNA SERATA DEDICATA AI SEI MARTIRI DI SUSA - ADA PROSPERO GOBETTI . DALLE BELLE
CITTÀ(LA RESISTENZA VISTA DAGLI OCCHI DI UNA MADREIN APPRENSIONE PER IL FIGLIO
PARTIGIANO)
Sala Conferenze Biblioteca Civica di Susa - via Palazzo di Città 36
(sabato, 7 febbraio 17:00)
Il collettivo Teatro NO!
presenta un reading teatrale
Ada Prospero Gobetti – Dalle belle città
(La Resistenza vista dagli occhi di una madre
in apprensione per il figlio partigiano)
La serata sarà impostata come una riunione clandestina,all'entrata il pubblico
vedrà una tavola dove ci si siederà per discutere. Sopra fogli, penne, termos e
caraffe d'acqua e...
PUNTATA 75 con Manu DubSide Dj Isarò Rob Kumina
L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia lancia un allarme urgente sulla
drammatica situazione umanitaria in corso nella città di Kobane, nel nord della
Siria, attualmente completamente accerchiata dalle forze del …
Sabato 31 saremo tuttə al corteo nazionale, solidali con Askatasuna e con tutti
gli spazi sociali occupati che come noi lottano ogni giorno.
Scenderemo in piazza contro le politiche repressive e fasciste di questo
governo, contro lo sgombero degli spazi che da sempre rappresentano luoghi di
rottura dei meccanismi che reggono il capitalismo contemporaneo, contro chi ci
vorrebbe mutə e addomesticabili.
Askatasuna non è solo un luogo fisico, lo sappiamo; è un’idea, un simbolo, un
movimento che non si ferma sigillando le porte di un edificio.
Askatasuna è parte viva e pulsante della città e del quartiere Vanchiglia, come
lo sono tutti gli spazi occupati che nei quartieri si radicano e costruiscono
alternative dal basso.
Per questo assume ancora più importanza essere lì e rivendicare insieme che i
centri sociali e gli spazi autogestiti non sono un fine ma devono continuare ad
esistere come mezzo a disposizione di tutt per continuare ad organizzarsi e a
costruire comunità resistenti.
Ci vediamo sabato 31 a Porta Susa alle 14:30.
ASKA NON SI TOCCA
GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI
Prima dell’omicidio di Alex Pretti ,un infermiere di terapia intensiva presso il
dipartimento governativo per i veterani di guerrra e attivista,avvenuto con un
efferata esecuzione da parte delle squadracce dell’ICE ,si era svolto a
Minneapolis un partecipato sciopero generale contro il governo federale.
Uno sciopero iper-politico con una manifestazione estremamente partecipata
nonostante le temperature polari, in quella che è stata chiamata la “Giornata
della Verità e della Libertà”. Lo sciopero è stato il punto di condensazione
della mobilitazione dal basso che sta coinvolgendo le twins cities del Minnesota
che supera di slancio le timidezze dei sindacati la codardia dei democratici
.Una rete di solidarietà si estende in tutta la città, nelle scuole, per cercare
di aiutare gli studenti e le famiglie immigrati. Prevedendo che qualcosa del
genere accadesse, l’organizzazione è iniziata più di un anno fa e questa rete è
stata davvero importante nell’aiutare le persone a reagire rapidamente. Ci si
organizza con un qualche tipo di sistema di sostegno e controllo, che include il
contatto con le famiglie colpite, l’attuazione di misure di mutuo soccorso, che
si tratti di fornire un passaggio per andare e tornare dal lavoro, o cibo, o
cose che non possono fare perchè hanno troppa paura di uscire di casa.
La situazione è ormai talmente tesa che il sindaco di Minneapolis, un tranquillo
democratico come Jacob Frey, ha annunciato di aver formalmente richiesto
assistenza alla Guardia Nazionale per supportare gli agenti del dipartimento di
polizia di Minneapolis. Ci si potrebbe trovare di fronte ad un confronto in armi
tra due organi dello stato ,i prodromi di una guerra civile americana le cui
radici sono saldamente ancorate allle fratture di una società disuguale e
violenta fondata sulle teorie suprematiste che tanto piacciono a Trump e ai suoi
consiglieri.
Ne parliamo con Giovanna Branca del “Manifesto”
da Radio Blackout
DIFENDIAMO LA RIVOLUZIONE
La Credenza - Via Walter Fontan 31 Bussoleno (Valsusa)
(venerdì, 30 gennaio 18:00)
Kobane è sotto assedio, il Rojava è sotto attacco
Difendiamo la rivoluzione!
Aggiornamenti e collegamenti in diretta dal Rojava
Associazione la Credenza, via W. Fontan 31, Bussoleno
venerdì 30 gennaio 2026 - ore 18
(disegno di otarebill)
Dal numero 15 (dicembre 2025) de Lo stato delle città
Nel lessico tecnico del settore immobiliare e negli studi
urbani, coliving e student housing identificano una nuova tipologia di strutture
residenziali su larga scala che negli ultimi anni si sono moltiplicate nei
contesti urbani. Si tratta di edifici dalla natura ibrida e sfuggente, che si
sottraggono alle classificazioni abitative consolidate: presentano
caratteristiche alberghiere (servizi, reception, pulizie, piattaforma di
prenotazione), ma ospitano residenze a medio-lungo termine; offrono soluzioni
per studenti e studentesse ma accolgono anche professionisti; propongono stanze
private ma gestiscono anche spazi collettivi. Questa ambiguità rappresenta
precisamente la strategia di questi operatori, che si posizionano in una zona
grigia tra ricettivo, housing e workspace per massimizzare flessibilità e
ricavi.
Modelli di questo tipo si inseriscono nelle crepe di un sistema abitativo sempre
più deregolamentato, in cui l’offerta residenziale è insufficiente e i prezzi
risultano insostenibili rispetto ai redditi medi (spesso inferiori ai duemila
euro mensili, secondo i dati Istat). Il coliving propone formule “all
inclusive”: una stanza privata che va dai dieci fino ai trentacinque mq con
servizi condivisi come cucine, coworking, lavanderia, palestra e area lounge,
oltre che eventi programmati. Questo modello contribuisce a rafforzare una
concezione della casa come servizio a pagamento, piuttosto che come bene
primario, stabile e tutelato. Difatti, se si osservano le strategie di marketing
e la narrazione commerciale dei gestori si può notare come venga esaltata la
flessibilità, la temporaneità e la creazione di community, arrivando a
trasformare anche il bisogno di socialità in un servizio incorporato nel
pacchetto a pagamento.
L’analisi dei dati sugli investimenti in questo settore, nel primo semestre
2025, offre una chiave di lettura emblematica delle dinamiche che stanno
ridefinendo il paesaggio di moltissime città italiane. Secondo Savills –
un’importante società britannica di servizi immobiliari – il settore
del living in Italia ha registrato un aumento del 118% solamente nell’ultimo
anno, con 670 milioni di euro investiti. Questa esplosione di investimenti si
concentra in cinque città italiane – Milano, Roma, Firenze, Bologna e Torino –
che rappresentano “poli di attrazione” per capitali nazionali e internazionali.
Queste città condividono alcune caratteristiche strutturali: innanzitutto una
forte presenza universitaria, un’elevata attrattività turistica, sono centri
direzionali e presentano mercati immobiliari sotto pressione, caratterizzati da
un vertiginoso aumento dei prezzi. Tuttavia, se guardiamo online l’offerta di
alcuni operatori commerciali, possiamo notare un’espansione anche in città più
piccole ma di grande attrattività universitaria e turistica: Padova, Matera,
Palermo, eccetera.
La crescita degli investimenti nel settore abitativo non è casuale, si tratta di
un vero e proprio boom speculativo che conferma che la casa non è più
prioritariamente un bene d’uso ma un asset class da cui estrarre rendite
crescenti. Questa crescita, afferma sempre Savills nel rapporto “Italian student
housing market”, è trainata soprattutto dagli studentati privati. La società di
consulenza e investimento immobiliare evidenzia che, poiché l’offerta privata in
Italia copre appena il 4% della domanda proveniente dalla popolazione
studentesca, il settore presenta ancora un forte potenziale di crescita per gli
investitori. Attualmente il 31% dei posti letto complessivi è gestito da
operatori privati, una quota cresciuta di oltre dieci punti percentuali in soli
quattro anni. Il report segnala inoltre che sono previsti venticinquemila nuovi
posti letto entro il 2027.
Il fatto che le città italiane vengano segnalate come poli di attrazione, con
domanda in aumento e “canoni competitivi rispetto alle principali capitali
europee”, ci fa intendere che c’è ancora margine di crescita degli affitti e dei
prezzi delle case. In altre parole, gli investitori vedono in Italia un mercato
in cui i rendimenti possono aumentare ulteriormente. Un altro dato preoccupante
riguarda gli student housing professionali, ovvero i cosiddetti “studentati di
lusso”, che stanno crescendo perché, come in altri ambiti delle politiche
abitative, lo Stato ha progressivamente abbandonato il suo ruolo di garante del
diritto allo studio, creando un vuoto che ora viene “colmato” unicamente da
operatori privati.
MEMBRI, NON INQUILINI
Questa tipologia di complessi residenziali prolifera già da diversi anni in
molte città. I principali gestori sono: The Social Hub, società olandese;
aparto, che fa capo al gruppo Hines; Collegiate, di origine britannica; Camplus,
società italiana; Yugo, compagnia globale di student housing con sede principale
negli Stati Uniti; Joivi, prima piattaforma europea di coliving, micro-living e
student housing, nata dalla fusione di DoveVivo con altre società del settore.
Quest’ultima, in forte espansione, gestisce oltre 2.500 abitazioni in sei paesi
europei, con una crescita dei ricavi tra 2021 e 2023 del 70% in Italia e del
140% all’estero.
Queste società hanno diffuso un nuovo modello abitativo che sembra esclusivo, ma
in realtà è molto standardizzato: stanze o micro-appartamenti di pochi metri
quadrati con bagno privato, arredi di design, palestra e piscina sul tetto,
coworking, verde verticale, lavanderia e una serie di servizi riservati ai
residenti e abbonati. A essere esclusivi, tuttavia, sono soprattutto i canoni
mensili, che oscillano tra i mille e i tremila euro, a seconda della soluzione
scelta e delle eventuali convenzioni universitarie, ma in assenza di qualunque
reale tutela per chi vi abita.
A Roma, per esempio, il modello del coliving e degli studentati privati sta
iniziando a consolidarsi solo recentemente, ma con una velocità impressionante.
Il caso più visibile è The Social Hub, inaugurato nel 2025 nell’area dell’ex
Dogana a San Lorenzo. Chi guida sulla tangenziale est o arriva in treno a
Termini non può non notare la nuova mega-struttura: ventiquattromila mq
riconvertiti in residenza ibrida con camere, coworking, palestra e servizi,
venduti come “esperienza abitativa” a tariffe superiori ai duemila euro al mese.
L’immobile era di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti e, secondo un’inchiesta
di Irpimedia, è stato ceduto al gruppo olandese TSH a un prezzo di gran lunga
inferiore al valore di mercato, evidenziando ancora una volta come il patrimonio
pubblico alimenti la rendita privata.
The Social Hub è arrivato in Italia nel 2018, aprendo la sua prima sede in via
Lavagnini a Firenze, quando ancora operava sotto il brand The Student Hotel. Il
cambio nome ha segnato anche un cambiamento nella strategia aziendale: dalle
residenze pensate principalmente per studenti a un modello ibrido rivolto a
un’utenza mista, inclusi turisti, nomadi digitali e professionisti in soggiorno
temporaneo. Oggi The Social Hub gestisce quattro strutture in Italia, tra Roma,
Firenze e Bologna, e ha già annunciato una prossima apertura a Torino.
Attraverso un’analisi dei prezzi svolta sulla piattaforma online, constatiamo
che un soggiorno medio-lungo si aggira mediamente intorno agli ottanta euro a
notte, superando facilmente canoni di duemila euro al mese per una stanza di
circa trenta mq con bagno privato e, in alcuni casi, angolo cottura. Si tratta
di un’offerta completamente gestita secondo il modello alberghiero, con servizi
condivisi che trasformano l’alloggio in un prodotto esperienziale più che in
un’abitazione stabile. Queste strutture includono sempre spazi semipubblici –
uffici e coworking accessibili tramite abbonamento mensile e aperti h24 e sette
giorni su sette, oppure bar e ristoranti interni – e spazi dichiarati pubblici,
come terrazze o giardini, attraversabili anche da chi non risiede nella
struttura.
Gli abbonati ai servizi vengono tutti definiti member della community, e si
hanno dei badge per accedere nei vari ambienti della struttura. In questo
modello abitativo, si perde persino l’identità di inquilino o inquilina: non si
è più residenti con diritti specifici, ma “membri” di una struttura, dove
l’abitare viene trasformato in un prodotto commerciale. Non è un caso che, da
qualche anno, non è possibile soggiornare per oltre dieci mesi nella stessa
struttura, costringendo così a un nomadismo forzato anche chi vuole
stabilizzarsi per più tempo.
Accanto a TSH operano altri attori come Camplus, che gestisce vari studentati in
tutta Italia. A Roma, per esempio, a Pietralata, quartiere dove è in progetto
anche la costruzione del nuovo stadio, gli alloggi studenteschi hanno rette che
vanno dai 14 mila euro per stanze doppie ai 16.500 euro l’anno per stanze
singole, includendo diversi servizi. Le strutture hanno posti anche per viaggi e
trasferte di lavoro, con prezzi tra i novanta e oltre duecento euro a notte per
soggiorni medio-brevi. I costi variano in base alle convenzioni con aziende e
università, una logica che consente a queste strutture di consolidare il modello
di partenariato pubblico-privato. Questo sistema di accordi serve a legittimare
la struttura come servizio di pubblica utilità, facilitandone l’accesso a fondi
pubblici, agevolazioni fiscali e concessioni edilizie, pur mantenendo una
gestione orientata al profitto.
Lo stesso meccanismo riguarda il progetto da cinquantasette anni di concessione
nell’area degli ex Mercati Generali, realizzato dal fondo Hines, che ha come
partner anche la compagnia israeliana Menora Mivtachim con interessi immobiliari
in Cisgiordania. L’opera è stata giudicata di “pubblica utilità”, ma replica il
solito modello ibrido: oltre duemila posti letto, di cui appena un quarto a
canone cosiddetto “calmierato”, che comunque resterà allineato ai prezzi del
mercato privato, vanificando qualsiasi reale funzione sociale. In questa zona si
è attivato un ampio fronte di cittadini/e, realtà locali, organizzazioni
studentesche e movimenti che chiedono trasparenza sul progetto e un reale
coinvolgimento della comunità. Tra le richieste principali: più verde pubblico e
la tutela dell’area rinaturalizzata esistente, che ospita un ecosistema urbano a
rischio di cancellazione definitiva.
Dinamiche simili si registrano in altre zone della città. A largo Preneste,
nell’area dell’ex Snia Viscosa, il costruttore Pulcini progetta uno studentato
che, secondo i comitati di quartiere, cancellerebbe uno dei pochi spazi verdi
rinaturalizzati della zona. Poco distante, l’ex cinema Impero è destinato a
essere convertito in un altro studentato con funzione residenziale di fascia
alta, che poco sembra rispondere alle esigenze abitative del territorio.
Rimanendo nello stesso quadrante geografico, a Casal Bertone, vicino alla
stazione Tiburtina, è stata recentemente cementificata una falda acquifera in
via Giuseppe Partini per costruire uno studentato privato di ottomila mq con 270
stanze, situato tra l’hub logistico di Amazon e lo spazio sociale Strike. L’area
di venticinquemila mq è stata acquisita dal fondo statunitense Barings tramite
un’operazione immobiliare curata da Savills SGR, dopo l’acquisizione dal
precedente proprietario, il gruppo BNP Paribas.
Infine, ma non ultimo, c’è il Museo della Scienza, previsto negli spazi delle ex
caserme di via Guido Reni, nel quartiere Flaminio. L’intervento, realizzato da
Cassa Depositi e Prestiti Real Asset SGR in partnership con soggetti privati,
combina la funzione museale con una nuova edificazione di residenze e funzioni
private, affiancate da spazi pubblici. Un modello che, pur promettendo
rigenerazione, nasconde dietro l’interesse pubblico interessi di valorizzazione
immobiliare.
SOLDI PUBBLICI, PROFITTI PRIVATI
Ormai da diversi decenni, numerose amministrazioni locali, al di là delle
differenze ideologiche e di bandiera partitica, hanno progressivamente adottato
strategie di gestione urbana ispirate a logiche neoliberiste, fondate sulla
ricerca di capitale e visibilità internazionale. Tali strategie hanno favorito
l’emergere di processi di gentrificazione, turistificazione e finanziarizzazione
dello spazio urbano. Questo paradigma di governo della città, consolidatosi da
oltre tre decenni, è quello che David Harvey definisce “imprenditorialismo
urbano”. Esso si basa su alcuni pilastri: il ricorso sistematico al partenariato
pubblico-privato, in cui le amministrazioni locali mettono a disposizione
risorse e garanzie mentre i profitti ricadono sui soggetti privati; la natura
fortemente speculativa dei progetti, con il rischio finanziario spesso scaricato
sul settore pubblico. Un esempio attuale è quello dei fondi Pnrr: circa 960
milioni di euro vengono destinati alla rigenerazione urbana e allo student
housing, ma i profitti generati da tali interventi restano in larga parte nelle
mani degli operatori privati.
Altro elemento centrale di questo modello è la competizione tra città su scala
globale, non più nazionale. Le amministrazioni puntano su grandi opere,
rigenerazioni urbane di forte impatto simbolico, musei, infrastrutture e
mega-eventi, con l’obiettivo di attrarre turisti, consumatori, investitori e
capitali internazionali. Esempi emblematici ne sono Expo, Olimpiadi e grandi
manifestazioni sportive, utilizzate come strumenti di marketing territoriale e
leve per mobilitare investimenti privati.
A essere oggetto di speculazione (mascherata da riqualificazione) sono spesso
spazi abbandonati, ex stabili industriali – molti dei quali occupati, recuperati
e fatti vivere per anni da movimenti sociali – oppure territori rinaturalizzati
trattati come “vuoti urbani”. In realtà, queste aree vengono acquisite per lo
più a prezzi irrisori e, grazie a varianti urbanistiche concesse con
disinvoltura dalle amministrazioni pubbliche, trasformate in asset immobiliari
ad alta redditività per fondi di investimento e società finanziarie.
Governance urbane dipendenti dalla logica della rendita, costruite intorno alla
monocultura turistica e prive di risorse pubbliche, finiscono per essere
ostaggio di fondi e operatori stranieri. Questi ultimi si presentano come
soluzione al problema alloggiativo, ma il loro unico obiettivo è massimizzare i
rendimenti, non certo risolvere il problema abitativo di migliaia di persone.
Cosa rende questo mercato così sicuro per gli investitori stranieri? Anzitutto
gli incentivi fiscali e finanziari, come Iva o Imu ridotte, detassazione dei
canoni calmierati e accesso al credito a tassi agevolati. A questo si aggiunge
la deroga urbanistica: il privato presenta un progetto
che apparentemente includerebbe aree verdi (che poi si traducono in giardino
verticale), spazi pubblici (che sono a pagamento) e una quota di alloggi a
prezzi calmierati (che risultano comunque prezzi di mercato); il Comune lo
dichiara di “pubblica utilità” e l’intervento viene approvato in deroga. In
questo modo, senza una variante formale al piano urbanistico, è possibile
costruire più rapidamente, modificare gli usi e aumentare le volumetrie.
Siamo arrivati a un punto di non ritorno in cui è fondamentale fermarsi e
interrogarsi: che tipo di città si sta costruendo? E soprattutto: cosa possiamo
fare concretamente per contrastare questi processi che trasformano i nostri
quartieri in enclave esclusive ed escludenti?
In tutta Europa, molti comitati di quartiere, organizzazioni e movimenti per il
diritto all’abitare stanno avanzando proposte e provando a orientare le
politiche di tantissime amministrazioni locali. Una via d’uscita non può basarsi
su una sola misura, ma richiede un insieme coordinato di interventi capaci di
agire su più livelli. È ormai evidente che va ridotto il potere delle
piattaforme come Airbnb e va disciplinato il mercato degli affitti brevi, che
sottrae stock abitativo alla residenza stabile. Ma intervenire solo su quel
segmento non basta, serve anche una regolamentazione del mercato degli affitti a
lungo termine, oggi lasciato alle sole logiche della rendita e della
contrattazione individuale. È necessario, inoltre, porre un freno ai cambi d’uso
e alle varianti urbanistiche concesse con troppa facilità alle società di
investimento immobiliari, strumenti attraverso cui il patrimonio abitativo viene
sistematicamente sottratto alla sua funzione sociale per essere trasformato in
merce finanziaria. È necessario, quindi, introdurre un vincolo nazionale che
impedisca varianti urbanistiche prive di comprovato interesse pubblico e non
deliberate attraverso processi partecipativi reali – come già richiesto a
Firenze con due referendum consultivi dal basso su temi urbanistici.
Un’altra misura chiave è la tassazione degli immobili vuoti, per contrastare la
rendita speculativa e ridurre il rent gap, cioè la differenza tra quanto un
immobile vale oggi e quanto potrebbe rendere se riqualificato e rimesso a
valore. Il vuoto urbano, cioè edifici lasciati inutilizzati, abbandonati o
tenuti sfitti, non è quasi mai una semplice conseguenza del caso o della
disattenzione. Spesso è una strategia funzionale alla speculazione immobiliare,
perché mantenere spazi vuoti permette agli investitori di acquistare l’area con
pochi capitali, aspettare piani di riqualificazione pubblica e far salire il
valore dell’area. Non è un caso che queste strutture spesso nascono in aree in
cui erano presenti attività produttive, e in quartieri popolari e operai che
vengono riqualificati e gentrificati. Per questo motivo si chiede di tassare il
vuoto, così da evitare che l’inutilizzo diventi una forma di profitto. Allo
stesso tempo, le occupazioni andrebbero decriminalizzate perché sono una
risposta sociale: restituiscono vita agli edifici e danno accoglienza a chi ne
ha bisogno.
In Italia esistono quasi nove milioni di abitazioni sfitte, un dato che mostra
con chiarezza la contraddizione strutturale del nostro mercato: non mancano le
case, manca la possibilità di abitarle. Chi vive nei quartieri non ha bisogno di
queste strutture di coliving; le studentesse e gli studenti vogliono pagare meno
di quanto chiedono i nuovi studentati privati e desiderano vivere i servizi e la
vita dei territori, non chiudersi dentro edifici pensati come spazi
autosufficienti, in cui paghi anche la socialità. (chiara davoli)
Estratti dalla puntata del 26 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE E 86 ARRESTI A LONDRA
Umer, dopo avere ripreso lo sciopero della fame da oltre due settimane, ha
recentemente iniziato uno sciopero della sete, come prosecuzione della
mobilitazione di Prisoners for Palestine.
La manifestazione di sabato 24 gennaio 2025 sotto il carcere di Wormwood Scrubs
a Londra ha portato a 86 arresti e al sequestro dei loro dispositivi.
OLTRE IL BOARD OF PEACE: IL PIANO DI APARTHEID ALGORITMICO PER GAZA
Oltre ai criteri di accesso al Board of Peace e ai rendering generati con AI
promossi da Kushner, gli unici dettagli specifici – quantomeno sulle possibili
sorti di pezzi residuali di popolazione gazawi – arrivano dai piani del CMCC
(Civil Military Coordination Center) riportati da Drop Site News.
Si prospetta la realizzazione di una “planned community”, termine che indica un
insediamento urbano artificiale, una “città di fondazione” da realizzare
solitamente in territori inabitati e non-urbanizzati: a Gaza è stato prodotto un
deserto di macerie sul quale edificare un’architettura di apartheid algoritmico.
Controllo biometrico, (ri)educazione scolastica, moneta digitale. Dopo il
marketing genocidario per le tecnologie militari, il Laboratorio Palestina entra
in una fase meno-letale, dove sperimentare nuovi prodotti e nuovi modelli da
esportare.
Chi potrebbe essere coinvolto nella realizzazione di questa architettura
sorveglianza? Come stanno entrando in gioco Tony Blair e la potenziale
competizione tra Palantir e Oracle?
INDOTTRINAMENTO SIONISTA PER LA POLIZIA DI STATO
In compagnia di Stefania Maurizi, giornalista di inchiesta del Fatto Quotidiano,
ripartiamo dalla notizia che era emersa grazie a lei alcune settimane fa:
un’associazione sionista ha organizzato nel dicembre 2025 un “corso di
formazione” per la polizia italiana [Stefania ci segnala anche quelli
organizzati all’interno del SISFOR].
L’Institute for the Study of Global Antisemitism & Policy (Isgap) non si occupa
di addestramento tattico o di tecniche di de-escalation, ma di negazione del
genocidio in Palestina e di promozione di una lettura delle mobilitazioni per
Gaza come eterodirette da Qatar e Fratelli Mussulmani.
Partendo dalla notizia di questo “corso” estenderemo la discussione attorno ad
altri temi, dai militari israeliani in soggiorni di “decompressione psicologica”
alla compressione del dissenso, da una riflessione più estesa sulla rilevanza
della “fuoriuscita di notizie” (leaks) per consentire l’emersione di questi
fenomeni al condizionamento dell’opinione pubblica.
Refuso: il citato dossieraggio degli insegnanti di sinistra non è stato promosso
da Gioventù Nazionale, ma dalla sua articolazione “Azione Studentesca”.
GROENLANDIA E GAZA
Ci sono enormi differenze, ma anche dei tratti comuni tra i progetti di
ricolonizzazione di Gaza e della Groenlandia. Cerchiamo molto rapidamente di
osservare il ruolo di Palantir, dei tecno-miliardari, delle intelligenze
artificiali di KoBold Metals e del progetto Praxis, del disaccoppiamento di un
territorio dalla sua popolazione, dell ricorso alla diplomazia armata o allo
sterminio militare per promuovere interessi di attori privati.
Un morto ancora caldo, nessuna verità accertata e la corsa del governo a
blindare chi spara: dalla periferia di Milano al pacchetto sicurezza,
l’importazione italiana dell’impunità di Stato Quasi nulla …
Si rafforza l’ipotesi di un’opzione militare USA anti-Iran. Il Comando Centrale
unificato delle forze armate degli Stati Uniti (U.S. Centcom) con un laconico
comunicato ha reso noto che nella giornata di lunedì 18 gennaio sono stati
trasferiti i cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” del 494th Expeditionary
Fighter Squadron di US Air Force, dallo scalo britannica di Lakenhealth ad una
base aerea del Medio oriente. “La presenza degli F-15 rafforza la prontezza al
combattimento e promuove la sicurezza e la stabilità regionale”, conclude U.S.
Centcom.
Grazie al monitoraggio dei tracciati radar nello spazio aereo mediterraneo, la
rivista specializzata Defense Security Asia ha accertato che i cacciabombardieri
sono stati trasferiti nella base militare di Muwaffaq Salti ad Azraq, Giordania.
“Sono perlomeno dodici gli F-15 “Strike Eagle” USA giunti nella base aerea
giordana”, aggiunge Defense Security Asia. “Insieme ad essi hanno volato dal
Regno Unito anche quattro aerei cisterna KC-135 “Stratotanker” di US Air Force
per il rifornimento in volo”.
I cacciabombardieri F-15 includono le due varianti recentemente rinnovate per la
superiorità aerea e le missioni d’attacco in profondità, mentre i velivoli
tanker assicureranno l’estensione geografica e temporale delle attività aeree
USA fino all’Iraq e al nord della Penisola Arabica, rafforzando le capacità di
pattugliamento aereo e di strike.
La base giordana di Muwaffaq Salti è stata già impiegate dalle forze armate
statunitensi nelle più recenti campagne militari contro Teheran per contrastare
le operazioni aeree, missilistiche e dei velivoli senza pilota.
Un ufficiale delle forze armate USA ha confermato a Defense Security Asia il
dislocamento degli assetti da guerra nel Regno di Giordania ma ha negato che
esso rappresenti un “cambio della postura di Washington in Medio oriente a
seguito delle proteste scoppiate a Teheran”. Secondo l’interlocutore
statunitense il trasferimento degli F-15 nella regione mediorientale è solo una
“rotazione di routine” e non “accresce la forza USA nella regione”.
Di diverso avviso gli analisti della testata giornalistica. “Il movimento degli
F-15 e degli aerei cisterna rappresenta un’escalation nella presenza militare di
Washington in Medio oriente, delle sue capacità di deterrenza e di prontezza
operativa in un momento in cui si intensificano le tensioni con l’Iran e cresce
l’instabilità regionale”, commenta Defense Security Asia. “Il dislocamento dei
caccia F-15 in Giordania rafforza in modo significativo la potenza di
combattimento aereo USA ai confini occidentali dell’Iran, rende ancora più
rapido l’accesso allo spazio aereo dell’Iraq, della Siria e dell’Iran, pur
mantenendo una distanza sufficiente a mitigare i rischi rappresentati dai
missili balistici e dai droni a lungo raggio iraniani”.
Oltre all’invio in Giordania dei velivoli d’attacco e degli aerei cisterna di US
Air Force, è stato documentato nei giorni scorsi un intenso traffico aereo da
alcune basi degli Stati Uniti d’America e da quella britannica di Mildenhall
verso il Medio oriente. In particolare sono stati tracciati i voli dei grandi
aerei da trasporto C-17 “Globemaster” III e C-5M “Galaxy”, impiegati di norma
per trasferire mezzi e veicoli da guerra, armi, munizioni e reparti di pronto
intervento. “Questi transiti sono un ulteriore segnale che Washington sta
rafforzando non solo le proprie capacità belliche ma anche quelle logistiche, di
sostentamento e comando e controllo nel teatro mediorientale”, aggiungono gli
analisti militari.
Tra i velivoli USA monitorati in volo nella regione ci sono anche i temibili
quadrimotori AC-130J “Ghostrider” impiegati come cannoniere volanti (per questo
noti anche come Angeli della morte).
Il Dipartimento della Difesa ha accresciuto pure le operazioni di intelligence,
riconoscimento e sorveglianza dello spazio aereo, terrestre e marittimo
mediorientale impiegando in particolare i pattugliatori P-8A “Poseidon” di US
Navy schierati stabilmente nella base siciliana di Sigonella. Nell’area del
Golfo Persico si sta anche rafforzando la presenza navale USA: al gruppo da
combattimento guidato dalla portaerei nucleare USS Theodore Roosevelt già
operativo nel Mar Rosso, si sta per sommare anche quello con a capo la portaerei
USS Abraham Lincoln. Nei giorni scorsi il Pentagono ha ordinato il trasferimento
del gruppo d’attacco composto dalla “Lincoln” e da cacciatorpediniere
lanciamissili della classe “Arleigh Burke” dal Mar Cinese Meridionale alle acque
mediorientali.
Il 12 gennaio, l’U.S. Central Command (CENTCOM) ha reso nota la costituzione
nella base aerea Al Udeid in Qatar di un nuovo Centro di difesa anti-missile
(Middle Eastern Air Defense – Combined Defense Operations Cell (MEAD-CDOC) per
“rafforzare il coordinamento e la difesa integrata in Medio Oriente”. La nuova
struttura vede operare fianco a fianco militari USA e dei principali paesi della
regione.
Nello scalo qatariota è operativo da più di vent’anni il Combined Air Operations
Center (CAOC), centro per le operazioni aeree combinate in uno scacchiere di
guerra che comprende Siria, Iraq ed Iran. Al CAOC Al Udeid sono assegnati
reparti militari di 17 paesi tra cui l’Italia con una “cellula nazionale
interforze” (Esercito, Aeronautica, Marina e Carabinieri).
“Il MEAD-CDOC crea una struttura affidabile per lo scambio di informazioni sulle
minacce incombenti in modo da poter prevedere soluzioni collettive insieme ai
nostri partner regionali”, ha dichiarato il generale Derek France, comandante
dell’U.S. Air Force Central – AFCENT.
L’inaugurazione del MEAD-CDOC in Qatar fa seguito all’apertura, nel corso del
2025, di altre due postazioni di comando combinati bilaterali per la “difesa”
aerea e missilistica da parte delle forze USA con Qatar e Bahrein. Le nuove
strutture fungono da hub per la pianificazione, il coordinamento e le operazioni
di difesa aerea integrata.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 22 gennaio 2026,
https://pagineesteri.it/2026/01/22/medioriente/trump-ora-vuole-lattacco-alliran-gli-usa-rafforzano-la-presenza-in-medio-oriente/
ASSEMBLEA TERRONA TRANSFEMMINISTA NON MISTA
Sede CUB Scuola Univerisità e Ricerca - Corso Marconi, 34
(mercoledì, 28 gennaio 19:15)
La prossima assemblea si terrà il 28 gennaio, dalle 19:15
Durante questa Assemblea ci concentreremo su vari punti:
-Discussione su situazione Sicilia, Calabria e Sardegna + proposta da Rivista la
Rivolta
-Partecipazione attiva al 31 gennaio
-Organizzazione sull'evento per autofinanziamento
-Gestire comunicazione (post, social in generale)
-Preparazione alla lettura condivisa
Successivamente ci prepareremo alla prossima assemblea, procedendo col percorso
politico relativo ai nodi tematici.
L'assemblea si svolgerà presso la Cub, Corso Guglielmo Marconi, 34, 10125 Torino
TO
L' assemblea è non mista e, quindi, non aperta a persone non terrone e uomini
etero Cis.
In caso di persone in carrozzina, contattateci privatamente o scrivete in dm per
organizzarci al meglio.
Vi aspettiamo 🌞🌱
relaxing herbal messinscena for those lazy sunday explorers.
Ingredients:
Canto de ordeno – Fiesta en el vacio
Gvonnai – The dead are bored
El corazon de poeta – Leo Lanuit
Ave lucifer – Os mutantes
Pleamar – Adrian de alfonso
La bas sur les montagnes – Cedric Dind Lavoie
Muto – Nina Harker
Etoile distante – Che vuoi
Percussioni di barbara – valter magi
Mierenda melancolica – YOTO
Loi khraton- Cybe
Silent phil – Bird
Imhisen aani – Tomutoontu
Angel 2 – Yunzero
Tope mote – L8te
Fata foresta – Ssiege
Acid flavour – xcltvr feat indy
Dub laboratory – Ghost dubs
Yl hooi – Straight trhru
No request no selekta – Catherine Danger
Astro- steve pepe
Treaty- sun araw