Torino; scarcerati con obbligo di firma due dei tre manifestanti piemontesi, di
31 e 35 anni, arrestati per resistenza nel tardo pomeriggio di sabato 31 gennaio
alla manifestazione nazionale per Askatasuna.
La decisione della liberazione è stata presa dal Gip all’esito dell’udienza di
convalida. Il terzo manifestante arrestato, un 22enne di origini toscane,
ripreso da alcuni video nei pressi dell’aggressione all’agente del Reparto
Mobile – la Celere – di Padova (quello poi incontrato dalla Meloni in ospedale e
poi dimesso con 20 giorni di prognosi) esce anche lui dal carcere e va invece ai
domiciliari. Il giovane era stato fermato, in differita, domenica 1 febbraio.
Sempre a Torino, dopo il corteo di 50mila persone per Askatasuna e contro il
governo Meloni, ci sono 24 denunce a piede libero per resistenza, violenza a
pubblico ufficiale, travisamento, inosservanza ai provvedimenti delle autorità.
Tutto è in capo alla Procura, che ha aperto un’altra inchiesta, al momento
contro ignoti, con l’ipotesi di devastazione, mentre proprio oggi – mercoledì 4
febbraio – e proprio in Procura a Torino via agli interrogatori precautelari per
una ventina di giovani e giovanissimi (diversi sono minorenni) dei Collettivi
Studenteschi, indagati per le manifestazioni in solidarietà con la Palestina,
contro guerra e governo fra settembre e novembre. La procura ha già chiesto per
loro un’altra ondata di misure cautelari e restrittive.
Da ultimo, il 13 aprile, data comunicata (nelle ore successive al corteo del 31
gennaio) per l’apertura in Corte d’appello a Torino del secondo grado del
processo con cui un folto gruppo di compagne-i antagonisti torinesi, in
particolare sempre di Askatasuna, sono accusate-i di…associazione per
delinquere. In primo grado, da questo capo d’accusa, tutti gli imputati erano
stati assolti.
da Radio Onda d’Urto
A pochi giorni dal terzo anniversario della strage di Cutro – nella quale 94
persone persero la vita e altre decine furono dichiarate disperse – si prospetta
l’ennesima grande e preannunciata strage nel Mediterraneo.
Attraverso i dati provenienti dai monitoraggi delle ONG italiane e di gruppi di
attivisti del nord Africa è presumibile ritenere che, a causa delle condizione
meteo estreme tra il 19 e il 26 Gennaio (cosiddetto ciclone Harry), circa 1000
persone abbiano perso la vita in pochi giorni nel tentativo di attraversare il
Mediterraneo.
Gli spazi retorici a disposizione per parlare di “tragedia” risultano ormai
essere estremamente risicati.
Rendere il Mediterraneo non solo frontiera, ma cimitero d’Europa, è una scelta
politica cosciente e deliberata, che prende la forma di memorandum d’intesa –
come quello con il governo libico e quello tunisino – patti e legislazioni
europee o ancora di normative nazionali: un crimine di Stato formalizzato.
Insieme a Fabio Gianfrancesco, rescue coordinator della ONG Meditterranea,
tracciamo un quadro di quanto avvenuto nelle scorse settimane, provando a
tracciare le responsabilità politiche, riconoscerne gli strumenti e come si
evolvono nel tempo.
(foto di mattia crocetti)
Bagnoli, dove eravamo rimasti? Più o meno qui, con un quartiere già provato da
una pesante crisi bradisismica che le istituzioni locali e nazionali hanno
affrontato con irritante passività, e che si appresta a fronteggiare una nuova
emergenza, definita dal professore Benedetto De Vivo (geologo), tra i massimi
studiosi del territorio, “un disastro ambientale annunciato”.
Eppure, nel frattempo, di cose ne sono successe abbastanza per scriverci un
libro.
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PIÙ RECENTI
Da circa due mesi sono incominciati i lavori sulla colmata a mare, la gigantesca
superficie (circa otto campi di calcio regolamentari) contaminata da idrocarburi
policiclici aromatici (IPA) e policlorobifenili (PCB), composti pericolosissimi
che le operazioni in corso stanno liberando nell’aria per permettere una nuova
cementificazione, al fine di costruire un porto a beneficio dell’inutile
America’s Cup.
Dall’inizio di gennaio centinaia di camion ogni giorno attraversano le strade di
Bagnoli, creando disagi di ogni tipo: alla viabilità, per esempio, intasando a
tutte le ore persino le arterie più larghe, in un territorio che ha il
bradisismo come fenomeno peculiare (è facile immaginare il panico che potrebbe
scatenarsi in caso di nuove scosse, ma d’altronde non è la prima volta che la
giunta Manfredi si affida al fato su questo tema e intraprende l’incrocio delle
dita come azione politica più concreta); oppure all’ambiente, considerando lo
smog e la quantità di polveri sottili che non solo si innalzano dalla colmata,
ma che vengono trasportate su e giù tra Bagnoli e Agnano, talvolta con coperture
approssimative; e ancora al benessere mentale degli abitanti del quartiere, che
oltre al traffico devono fare i conti con rumori insostenibili dall’alba al
tramonto, con voragini stradali, con palazzi sempre più provati perché in ogni
lingua ci hanno detto, negli ultimi ventiquattro mesi, che non è una scossa per
quanto forte a fare tanti danni, ma la somma delle vibrazioni che li sollecitano
(tipo quelle provocate da tir stracarichi di materiale).
Da un paio di settimane il quartiere si è organizzato. Ogni volta che possono,
all’alba, gruppi di abitanti fermano il passaggio dei camion per qualche ora,
facendo grande attenzione a non creare danni agli altri residenti, che vengono
fatti passare e che infatti spesso solidarizzano e approvano (l’azione si
interrompe spontaneamente poco dopo le sette, quando il traffico legato
all’ingresso a scuola e al lavoro potrebbe altrimenti impazzire). Gli abitanti
si sono messi in rete coinvolgendo tutti gli interessati, dagli ottantenni ai
sedicenni, hanno costituito un presidio permanente, hanno organizzato
manifestazioni, rilasciato interviste, boicottato un incontro-farsa in
prefettura e soprattutto indetto una grossa manifestazione cittadina per
dopodomani, sabato 7 febbraio. I loro obiettivi sono chiari: sul lungo termine,
impedire che con il pretesto della Coppa America i piani urbanistici sul
quartiere vengano ridotti a carta straccia; sul breve, fermare immediatamente
questi lavori che definiscono “della vergogna”.
(foto di mattia crocetti)
I LAVORI DELLA VERGOGNA
Riguardo al rischio ambientale, al netto delle posizioni specifiche della
comunità scientifica, pare di capire che non faccia molta differenza tra tombare
(sul serio, non come stanno facendo) la colmata e rimuoverla attraverso tecniche
all’avanguardia come il desorbimento termico in situ (ovvero, prima
decontaminarla sul posto e poi smontarla pezzo dopo pezzo). Per cui bisogna dire
chiaramente che se il sindaco-commissario non vuole rimuoverla non c’entra
niente il rischio ambientale, che sarebbe bassissimo con le tecniche citate: è
perché non vuole la lunga spiaggia pubblica da Nisida a Pozzuoli, ma vuole una
gigantesca piattaforma di cemento dove fare un porto per yatch o uno spazio
appetitoso per organizzatori di grandi eventi privati (coppe di vela, festival
della mozzarella, tornei di golf, concerti a pagamento, con tanti saluti alla
restituzione del territorio agli abitanti). Non regge il motivo economico,
perché è dimostrato che i costi sarebbero ampiamente sostenibili con le risorse
stanziate, né la grottesca scusa dei camion, prodotta ad arte qualche mese fa,
che andrebbero in giro per il quartiere per anni a creare disagi; in primo luogo
perché questo sta accadendo anche senza rimuoverla, anzi dai calcoli dei
comitati risulta che vi sia una movimentazione di materiale che avrebbe potuto
nello stesso tempo smontare quasi metà della colmata; in secondo luogo perché
esistono numerosi accordi passati che prevedevano lo spostamento della colmata
rimossa via mare, senza che nessun problema fosse creato all’abitato.
Il vero tema ambientale non è quindi la permanenza o meno della colmata, ma la
tecnica scelta per la sua messa in sicurezza, il desorbimento termico ex situ:
si prendono le parti parzialmente rimosse, si lasciano esposte per un po’ agli
agenti atmosferici (vento e pioggia forte, in questi giorni) e quando
evidentemente si ritiene che abbiano fatto abbastanza danni si portano via sui
camion. Per De Vivo, quella dell’ex situ è già di per sé una scelta non
opportuna a Bagnoli: questa tecnologia è infatti vietata in tutto il mondo nelle
aree urbanizzate, come è il caso appunto di Bagnoli (e dei quartieri limitrofi:
Cavalleggeri, Fuorigrotta, Posillipo) e Pozzuoli. Questa scelta, diventa
addirittura «scellerata quando effettuata in prossimità del mare», attraverso
lavori «che dovrebbero comportare un intervento da parte delle autorità preposte
al controllo dei rischi sanitari-ambientali, rischi che si configurano per le
operazioni che con molta leggerezza e superficialità si stanno portando avanti».
Il rischio sono ancora i famosi IPA e PCB che stanno dentro la colmata, e che si
stanno disperdendo nell’aria a ridosso della costa, entrando in contatto con
elementi quali il cloro e il mercurio e lo stagno (naturalmente presenti in
un’area vulcanica e marina) con un’alta possibilità di formare diossine, e gli
ancora più pericolosi dibutil e tributil-stagno e metil-mercurio, tra lesostanze
cancerogene più letali in assoluto. Eppure, o forse proprio per questo, la
struttura commissariale si è guardata bene dal sottoporre i lavori all’ordinaria
Valutazione di impatto ambientale, nascondendosi dietro un semplice parere di
non assoggettabilità fornitogli dal ministero. Né meglio fanno gli organi di
controllo: l’Arpac ci comunica lo sforamento delle polveri sottili, ma né lei né
l’Asl si preoccupano di analizzarle, rischiando evidentemente di scoprire che vi
sia un’alta concentrazione di IPA e PCB, che presupporrebbe l’immediato stop ai
lavori che chiedono gli abitanti.
(foto di mattia crocetti)
Che fare, allora? Il movimento contro la Coppa, e contro questi devastanti
lavori, sta acquisendo consenso e visibilità. A mostrarlo non sono soltanto le
interviste, le pacche sulle spalle nel quartiere, quanto piuttosto il patetico
storytelling di regime messo in campo negli ultimi giorni, che ha il compito di
produrre precise risposte (inconsistenti, per chi conosce la questione) alle
obiezioni degli abitanti, e l’attivazione delle solite truppe cammellate del
territorio, che si agitano da settimane sui social network e organizzano eventi
propagandistici come questo di cui sono stati protagonisti la vicesindaca Lieto
(mandata allo sbaraglio dal sindaco in prefettura a inizio settimana, a
prendersi la porta chiusale in faccia dai comitati) e il sempre arrogante vice
commissario De Rossi.
La manifestazione del 7 sarà uno spartiacque, in qualsiasi forma si articoli. È
una manifestazione a cui parteciperanno attivisti di ogni quartiere della città
ma soprattutto abitanti bagnolesi di ogni età ed estrazione sociale. Già questo
sarebbe un grande successo, considerando la macchina della propaganda che questo
genere di eventi produce, ma un successo non sufficiente. L’obiettivo dev’essere
fermare il nuovo disastro ambientale, e considerando il potere che la legge ha
fornito all’autocrate Manfredi, non c’è altro modo che la piazza. (riccardo
rosa)
_________________________
¹ Un articolo scientifico (De Vivo et al., 2026, su J. Geochemical Exploration)
sulla tematica della rigenerazione del brownfield site di Bagnoli è in stampa a
cura del prof. De Vivo, con i suoi collaboratori.
Dall’insediamento del governo Meloni, accanto agli sgomberi più discussi del
Leoncavallo e di Askatasuna, nella città di Roma si sono susseguiti sgomberi di
occupazioni a ritmo costante.
All’alba del 29 Gennaio, infatti, mentre veniva sgomberato lo Squat ZK di Ostia,
al sesto ponte del Laurentino L38 Squat riceveva tramite affissione un avviso
che fissa lo sgombero in 30 giorni.
Le lotte e le forme di resistenza quotidiane portate avanti negli anni insieme e
vicino alle persone che vivono quartieri nel mirino della speculazione e nei
quali la vita viene resa sempre più insostenibile dalle istituzioni, hanno reso
possibili relazioni attraverso le quali provare a resistere. Lo dimostra una
lettera scritta da abitanti del quartiere Laurentino 38, dopo un incendio
avvenuto in uno degli alloggi Ater dove non viene effettuata la manutenzione
degli impianti di riscaldamento: “Qui tra le fiamme si muore“.
[…] Ci vogliono isolati, sospettosi dell’altro e deboli, per poterci
controllare. Così i luoghi di incontro, le nostre piazzette, i nostri muretti e
i nostri vicini, diventano nemici da combattere, spazi da sgomberare, persone da
silenziare, comunità da perseguitare. […] Lo squat è casa nostra! Sono i vicini
a cui andiamo a bussare quando nessuno ci apre la porta. […] Quando lo squat
verrà sostituito dall’ennesimo cantiere che resterà incompiuto, tutti avremo
perso e la solitudine farà più paura della violenza.
La risposta a sgomberi e minacce quindi rilancia: “Occupiamo ancora, facciamo
piangere i ricchi e i politici”.
Il 14 Febbraio è prevista una street parade che attraverserà il quartiere del
Laurentino, per ritrovarsi sotto cassa e celebrare quelle relazioni grazie alle
quali si trova la forza di resistere.
Grazie al contributo di una compagna di L38Squat raccontiamo sulle libere
frequenze di Radio Blackout come si prova a resistere in questa periferia
romana.
Ascolta qui:
TORNIAMO SOTTO LE MURA DEL CPR
CPR Torino - C.so Brunelleschi /V. Monginevro
(domenica, 8 febbraio 15:00)
Ritorniamo sotto le mura del cpr di corso Brunelleschi per rompere l'isolamento
imposto da questo lager e portare un po' di calore a chi si trova ingiustamente
privato della libertà!
La violenza razzista dello stato dentro i CPR, che si manifesta ogni giorno sui
corpi delle persone recluse, non può e non deve essere normalizzata. Una
violenza su più livelli, ciascuno con un ruolo nel mantenere in funzione la
macchina razzista delle espulsioni: dalle Asl che operano sul territorio e che
convalidano l'idoneità per queste prigioni, dall'ente gestore Sanitalia che
accresce i suoi guadagni sulla pelle delle persone razzializzate, fino alla
violenza della polizia che, tramite retate e pestaggi, riempie i centri di
detenzione.
La quotidianità nel CPR di Torino è come sempre scandita da soprusi:
somministrazione coatta di psicofarmaci nella colazione, ostacoli all'accesso un
avvocato, deportazioni in particolare verso la Tunisia - individuali su voli di
linea - con cadenza pressochè regolare, in cui almeno una persona a settimana
viene prelevata e trasferita con l’uso della forza o dell’inganno. Di fronte
alla brutalità di chi opera dentro e attorno a questo centro di tortura, le
persone recluse rispondono con atti di insubordinazione e rabbia, come lunedì
pomeriggio, quando dopo una rissa una stanza è stata data alle fiamme ed è ora
completamente inagibile e chiusa.
In un mondo sempre più militarizzato e razzista, in cui da due anni è in corso
un genocidio in Palestina, legittimato e sostenuto dallo stato, la violenza
istituzionale e le leggi repressive si accaniscono sempre di più nelle piazze e
contro chi lotta. Il “nemico interno” viene costruito e rafforzato giorno dopo
giorno: contro le persone razzializzate, senza il giusto documento e contro
chiunque scelga di lottare e resistere. Le forme della repressione si avvicinano
e si intrecciano sempre di più: dal caso di Mohamed Shain, privato del permesso
di soggiorno e rinchiuso per oltre un mese nel CPR di Caltanissetta, alle
operazioni antiterrorismo della DNAA contro i palestinesi dell’API, fino all3
giovani arrestate e tutt’ora reclusi al minorile, in comunità o ai domiciliari
per aver partecipato alle manifestazioni per la Palestina. Di fronte a tutto
questo, sta a noi costruire lotte e pratiche di solidarietà contro il razzismo e
la violenza di Stato, in tutte le loro molteplici forme.
Sempre complici e solidali con chi lotta e resiste dentro i CPR!
Decreto e disegno di legge: scudo penale, fermo preventivo, zone rosse, stretta
su minori e migranti. E un Paese che si abitua all’eccezione Il
pacchetto-sicurezza che il governo porta in …
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale
dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che
sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in
Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno
protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la
logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare
le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle
condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a
questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di
guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero:
6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata
internazionale di azione congiunta dei porti
I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del
Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e
lotta il 6 febbraio 2026.
In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti
europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte
dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno
insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni,
convocata sulle seguenti motivazioni:
per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi
da qualsiasi coinvolgimento nella guerra;
per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni,
diritti e condizioni di salute e sicurezza
per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in
Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo
commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali;
per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e
dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche;
per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e
automazione dei porti.
Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno:
Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno
Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori
Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste
Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale)
Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso
Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti
Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto
Bari – ore 16:00 – Terminal Porto
Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto.
Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia
Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto
Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei
dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio:
Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale
del porto
Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso
principale del porto.
Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto
Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto
Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto
Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da
confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto).
Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC
(International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e
la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM.
Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite
gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici:
Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il
terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano.
Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del
porto di Brema.
Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto
commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la
Palestina e indipendenti.
Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando
molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America
che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore
Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del
“Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto
la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti
degli scioperi generali al grido ICE OUT.
In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del
6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà
alle 4 del pomeriggio.
Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori
petroliferi del Brasile.
Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà
disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze
nazionali e internazionali.
Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la
dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le
aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra
mettendo insieme più sindacati di più paesi.
Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può
mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i
lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo.
La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si
terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un
evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie.
Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si
occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di
più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità
immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di
questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo
considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi
all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per
analizzare il fenomeno.
Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6
febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino.
Buon ascolto
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Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare,
subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni
presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un
provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il
licenziamento diretto.
Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di
lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma
dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso
del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali.
L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci,
avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in
carico la vertenza.
Buon ascolto
Il processo di Budapest si è concluso oggi con una condanna a 8 anni di carcere
(la forma più dura di reclusione) per Maja T. Anna M. ha ricevuto una condanna a
2 anni con sospensione condizionale della pena e Gabriele Marchesi a 7 anni.
“Queste decisioni sono state prese al termine di una lunga giornata di processo,
dopo soli 30 minuti di discussione. A quanto pare, la difesa è stata ascoltata
solo per formalità e l’esito era già stato stabilito. Le sentenze sono molto
inferiori rispetto alle richieste dell’accusa, ma del tutto irricevibili per
l’entità dei fatti e la scarsità di prove. A partire da oggi sono previste
giornate di solidarietà e lotta in Europa e in Italia segui Free All Antifas –
Italy per aggiornamenti” ha scritto Free All Antifa in un comunicato.
Wolfram Jarosch, il padre di Maja, afferma: “Purtroppo, i miei timori sono stati
confermati. Si è trattato di un processo farsa politico. È diventato chiaro cosa
significhi autocrazia in Ungheria: il Primo Ministro Orbán la accusa
personalmente di terrorismo e chiede una condanna severa. Il pubblico ministero,
i periti medici e il giudice József Sós stanno lavorando fianco a fianco per
emettere un verdetto adeguatamente severo. Questo è il triste culmine
dell’ingiustizia contro mia figlia”.
Sei mesi fa, il Ministro degli Esteri Johann Wadephul ha sottolineato che la
Corte Costituzionale Federale aveva dichiarato l’estradizione illegale e che
Maja doveva quindi tornare in Germania.
Il servizio con Alberto Abo Di Monte nostro collaboratore
La corrispondenza delle 18.30 da Budapest con Marta Massa, giornalista di
“Merce”, piattaforma di notizie online della sinistra ungherese, e regista che
ci fa un resoconto della giornata
da Radio Onda d’Urto
Il Prefetto Franco Gabrielli ex capo della Polizia e il procuratore generale di
Genova Enrico Zucca smontano la propaganda sicuritaria e avvertono: lo Stato
vuole punire chi manifesta C’è un …
RIOT ON SUNSET STRIP – PUNTATA DEL 03 02 2026
La macchina del tempo e dello spazio blackoutiana, a zonzo per gli anni ’60, in
particolare il periodo 66-68; ma con uno sguardo anche al revival psichedelico
degli anni ’80 e nuove proposte in tema, in viaggio con Paul Magoo, Maurizio e
DJ Arpon
La società Ibf sarebbe responsabile di «gravi negligenze professionali». Sede a
Bruxelles, forte presenza anche in Italia, già fermata nel 2020 per tre mesi.
Indaga anche la procura europea anticorruzione
L'articolo Consulenze Ue: cominciano le indagini su un settore che vale milioni
di euro proviene da IrpiMedia.
LABORATORIO DI RADIO DRAMMA
Porta Palazzo - Zona mercato centrale
(sabato, 21 febbraio 10:00)
🥁Banda Mutanda🩲è lieta di invitarvi ad una giornata di laboratorio in cui
potete sfogare tutta la vostra drammaromantica creatività💄💌
A partire da testi e letture🕯️📖registreremo le nostre voci 👄💬e giocheremo
con l'effettistica ed il mixaggio🎚️🎛️ per creare il radio-dramma più
coinvolgente dell'etere📻
Una piccola introduzione alla 🎙️microfonazione, una ✨spolverata di filtri
sonori🧪 e qualche 💦goccia di rumori di scena 💢🎭 saranno i nostri ingredienti
segreti, tutti all'insegna del low budget🤏 ma alta fedeltà 💎
Laboratorio a cura di Soff 💨e DJ Vorrej🍑, special guest Vitto🐦 from Las
Bertas!
Dalla mattina alle 10 fino alle 18. Posti limitati, iscriviti mandando una mail
a banda_mutanda(at)canaglie(punto)net
Ulteriori info e location alla conferma della prenotazione.
Vi aspettiamo!❤️🔥