In questa puntata ripercorriamo la scena dell’hip hop dell’Africa occidentale a
cavallo fra gli anni 90 e il 2000 .
Playlist
NEGRISSIM -QUAND JE SUIS NE’ JE N’ETAIS PAS A POIL FRERE
MOKOBE-BEYONCE COULIBALY
SOFAA-K-PAK MANGUE’
PEE FROISS-MILLION
DJOLOFF-YEURMANDE
PBS-L’AFRIQUE
ABASS ABASS-AFRICA CHILD
APKASS-LA VICTOIRE DES VAINCUS
MC SOLAAR-PROSE COMBAT
SYNAPS-ZONE GRISE
BALOJI-TROPISME START UP
AWADI-ENSEMBLE
BISSO NA BISSO-L’UNION
TIKEN JAH FAKOLY-QUITTE LE POIVOIR
I social media commerciali danno dipendenza, smetti subito!
Data di trasmissione
Domenica 8 Febbraio 2026 - 21:00
Dom, 08/02/2026 - 23:23
Le Dita nella Presa
Con Kenobit per imparare come e perché sperimentare il fediverso; nuove evidenze
della tossicità dei social media commerciali; il ransomware alla Sapienza e il
blocco dei siti delle olimpiadi sono davvero entrambi frutto di un attacco
russo?
Iniziamo la puntata con l'intervista a Kenobit che non siamo riusciti a fare la
settimana scorsa: parliamo del suo libro Assalto alle piattaforme e facciamo una
panoramica del fediverso.
Puntata completa
Kenobit
Social media e dipendenza
Sapienza
* Per saperne di più su I social media commerciali danno dipendenza, smetti
subito!
PORFIDO CHIUSO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(mercoledì, 11 febbraio 16:00)
Oggi Porfido chiuso siamo a Radio Blackout per la Presentazione del libro
“Assalto alle piattaforme” di e con Kenobit
https://gancio.cisti.org/event/presentazione-del-libro-assalto-alle-piattaforme-di-e-con-kenobit
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(sabato, 14 febbraio 16:00)
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.
Porfido – per la critica della società capitalista – ha una biblioteca con oltre
6000 titoli, catalogati e suddivisi per argomenti, riviste, poster, dvd in
prestito. Abbiamo anche una distro di libri in vendita, passate !
Occhio alle nuove uscite Edizioni Porfido, visita il sito
https://porfidotorino.it/
APERTURA PORFDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(martedì, 10 febbraio 16:00)
Disponibile libro Edizioni Tabor
https://edizionitabor.it/alessi-dellumbria-fuori-la-grana-o-vi-ammazziamo/
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.
MERCATINI ARTISTICI AUTOGESTITI
giardini reali - cso san maurizio angolo via rossini
(domenica, 15 febbraio 15:00)
Mercatini artistici autogestiti
BENEFIT COORDINAMENTO ARTISTICI
Ci sarà vendita a offerta libera di toppe, gioielli, stickers, spille,
oggettistica, portachiavi, magliette, creazioni all'uncinetto e di vario tipo,
fattx a mano.
Vi aspettiamo tuttx domenica 15 Febbraio dalle 15 ai giardini reali bassi (corso
san Maurizio angolo via Rossini).
Un pomeriggio di condivisione, disegni, idee, musica e arte in tutte le sue
forme, ci saranno laboratori di stampe e arte libera (porta la tua
maglia/felpa/pezza per fartela stampare! altro materiale se vuoi creare lì con
noi!).
Troverete anche un Bar con biscotti e birra autoprodotta
La giornata di ieri, venerdì 6 febbraio 2026, è stata doppiamente importante.
Da una parte i lavoratori di molti porti europei (ventuno), di cui undici
italiani, hanno concretamente protestato contro le politiche di riarmo e
ripetuto che «i portuali non lavorano per la guerra». Un effetto non secondario
né casuale è stato aver costretto quattro navi a cambiare il loro programma di
viaggio: così «ZIM Virginia», «ZIM New Zealand», «ZIM Australia» e «MSC Eagle
III» sono rimaste rispettivamente al largo dei porti di Livorno, Genova, Venezia
e Ravenna, in questo modo indirettamente confermando – come più volte rilevato
da Weapon Watch e dagli attivisti – di far parte della più strutturata catena
logistica al servizio dei conflitti, e in particolare del più disumano e
dissimulato in corso, quello contro i civili palestinesi. «ZIM Virginia» opera
infatti sulla rotta ad alto valor militare tra Usa e Israele, «ZIM New Zealand»
tocca in sequenza Marsiglia-Genova-Salerno-Ashdod ed è già stata segnalata per i
suoi carichi di armi e munizioni, «ZIM Australia» è stata sinora operativa sulla
tratta Constanta-Pireo-Ashod ma è stata recentemente collocata sulla rotta
dall’Adriatico settentrionale a Israele, e lo stesso vale per «MSC Eagle III»
che copre Koper-Trieste-Venezia-Ashdod.
Il corteo che si è svolto a Genova, la sera del 6 febbraio 2026, in occasione
dello sciopero di 21 porti europei contro la guerra.
Dall’altra, sempre ieri al Consiglio comunale di Genova è stata presentata una
proposta di delibera – prima firmataria Francesca Ghio (AVS) – per l’istituzione
di un “osservatorio consiliare permanente per la trasparenza, la sostenibilità
etica e la sicurezza dei lavoratori del porto di Genova”. È il primo passo
perché istituzioni e lavoratori del porto possano cooperare per rendere concreta
la definizione «Genova porto di pace» che associazione, sindacati, gruppi
giovanili e religiosi hanno da tempo fatto propria. Naturalmente anche questa
proposta si muoverà secondo i tempi della politica, e servirà un’assidua
vigilanza e molta pressione perché si possa trasformare nell’auspicato organismo
di confronto. Ma ai portuali, e soprattutto a quelli genovesi, non manca né
l’iniziativa né le lotta che incalzano e aggregano, e infatti già stanno
organizzando la prossima flottilla. E neppure bisogna sottovalutare l’attenzione
che alla proposta genovese stanno prestando in altre città portuali italiane,
innanzi tutto Ravenna, Livorno e Bari, dove nelle prossime settimane partiranno
dal basso altre iniziative simili specialmente rivolte alle autorità.
Era il 2 aprile del 2022 quando portuali e cittadini di Genova chiesero alle
autorità dello Stato e del porto il rispetto delle norme che controllano il
commercio delle armi,
in una grande manifestazione pubblica che si mosse dalla cattedrale di San
Lorenzo per terminare davanti a Palazzo San Giorgio.
STRIDENTI ARMONIE DI LOTTA
Piazza borgo dora BALON - Piazza borgo dora
(sabato, 14 febbraio 11:00)
"Stridenti armonie di lotta" è l'appuntamento mensile, alle ore 11, al Balon,
Borgo Dora angolo Via Andreis, a cura del Cor'okkio ".....la sempre più pesante
e orrida realtà induce a uscire nelle strade con canti di lotta e letture, per
denunciare l'intollerabile ed ingiusta persecuzione da parte dei poteri
attraverso ogni forma di repressione.
A seguire sangria benefit per rifacimento tetto Barocchio
CARNEVALE DI QUARTIERE - ZONA SAN PAOLO ANTIFASCISTA
Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni
(sabato, 14 febbraio 14:30)
🎉Torna il carnevale di quartiere più bello che ci sia!🎉
Le piante invadono la città del cemento: vieni travestito/a da pianta, albero o
creatura del bosco!
🎡Sabato 14 febbraio dalle ore 14.30 in via Dante di Nanni pedonale troverai
truccabimbi, giocoleria, musica, teatro e tanto altro.🎡
👺A seguire partiremo insieme per una sfilata di carri colorati che attraverserà
le vie di San Paolo.
La sfilata seguirà il seguente percorso: via Dante di Nanni, via Muriaglio, via
San Paolo, via Malta, via Millio, per poi arrivare intorno alle 16.30 al
giardino Oreste Leonardi dove ci sarà una merenda condivisa👺
PRESENTAZIONE DELLA CAMPAGNA "VOGLIAMO ROMPERE UN TABÙ"
Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino
(domenica, 22 febbraio 17:00)
SOLIDALI CON I RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI.
L’appello “Vogliamo rompere un tabù“ lanciato, e raccolto da molte realtà e
singoli compagni, ci offre la possibilità di confrontarci nel discutere, “di
quello che è stata l’esperienza della lotta armata e dei conflitti sociali di
massa in Italia a cavallo tra gli anni ’60 e’70.” E di come la memoria di quegli
anni è duramente attaccata dalla narrazione dominante, soggetta a cancellazione
e revisionismo. Cancellazione data forse dal rifiuto di ammettere che il potere
sia stato messo realmente in discussione, rifiuto di accettare che, non troppi
anni fa, migliaia di persone abbiano deciso di usare la forza e di dichiarare
guerra allo Stato dei padroni […] Nonostante oggi gli orizzonti del possibile
sembrano essersi drasticamente ridotti, l’esperienza di quegli anni, maturata in
un contesto nazionale ed internazionale di grandi lotte di massa e
rivoluzionarie, di trasformazione radicale in senso anticoloniale e
anticapitalista, riecheggia ancora nei nostri percorsi di lotta, stimolandoli.
Desideriamo, per cui, riappropriarci di quanto di positivo questa memoria ha
prodotto ed insegna ancor oggi, per organizzarci e opporci alle diverse
espressioni del potere. Lo scopo è quello di non dimenticare il passato e
imparare da esso al fine di affinare capacità di riflessione e di scelta
politica”.
L’appello è stato lanciato per mettere in luce un fatto, per noi importante, e
cioè, che da quarant'anni (alcuni dal 1982) 15 militanti delle Brigate Rosse
sono rinchiusi nelle prigioni di Stato, altri tre, da oltre venti anni,
segregati al regime del 41 bis.
Il motivo di una detenzione così lunga è perché lo Stato chiede a questi
prigionieri di rinunciare alla propria identità, ad un pensiero politico
radicato storicamente da oltre un secolo, nella lotta internazionale contro
l'oppressione . La richiesta di mercanteggiare e mercificare la loro futura e
lontana liberazione è, in questa fase storica, caratterizzata da una profonda
crisi di valorizzazione e propensione alla guerra globale, ancor più
significativa.
Una crisi anche politica che cerca soluzioni autoritarie, che spinge gli Stati a
un confronto sempre più aspro, le cui conseguenze vanno a colpire le masse
popolari determinando un inasprimento delle disuguaglianze sociali e di
liquidazione delle conquiste frutto delle lotte passate. Si tende, perciò, a
colpire con una repressione sempre più dura i movimenti e gli attivisti
politici, mirando a soffocare le lotte di resistenza e le istanze di liberazione
con l’intento di impedire che il malcontento si dia un'espressione politica
organizzata. In questo contesto si inserisce la guerra che da tempo viene
condotta contro la memoria delle lotte degli anni Settanta. È solo nel contesto
di questa guerra alla memoria che possiamo comprendere la politica di
silenziamento e annientamento dei rivoluzionari prigionieri.
Rompere il tabù, rompere il silenzio su questi prigionieri, sulle condizioni
della loro detenzione, sulla loro durata infinita, rappresenta un passo
necessario per liberarci dalle paure, dall’ingabbiamento in cui vorrebbero
richiudere le lotte e i movimenti. La richiesta ai prigionieri di rinnegare il
proprio passato rappresenta un ulteriore modo per colpire l’idea di liberazione
di cui questi compagni e compagne sono portatori.
Rompere il silenzio sulla resistenza di questi prigionieri è anche un modo per
riappropriarci di una libertà, e di un pensiero critico, che ci aiuti ad
immaginare delle possibilità. Sapendo che la miglior solidarietà è la
continuazione della lotta, nelle sue diverse forme politiche e sociali.
Per questo motivo sarebbe bene utilizzare questi momenti per confrontarci sulla
situazione in cui versano i movimenti di lotta. Un confronto tra quanti non
accettano di scendere a compromessi con questo sistema. Perciò, ricostruire
frammenti di quelle lotte sociali, aver consapevolezza del loro portato storico
- mai venuto meno - è di fondamentale importanza.
Senza però dimenticare che quel grande movimento di lotta è sempre stato oggetto
di una lettura revisionista da parte dello Stato, delle sue strutture e dei suoi
reggicoda per teorizzare, non solo la fine di una fase storica ma
l’impraticabilità della lotta rivoluzionaria.
Questa tesi ci tocca nell’attualità, perché alle nostre endemiche debolezze
aggiunge elementi di disorientamento. Secondo noi, perciò, è necessario far
chiarezza e tracciare uno spartiacque tra ipotesi rivoluzionarie e la linea
dello Stato e della borghesia.
Un ulteriore aspetto che proponiamo alla discussione è il tema della
repressione. Esso viene trattato, il più delle volte, in maniera
"“auto-terrorizzante". Molto poco dal punto di vista di chi - nella lotta - si
assume il “peso” della repressione come parte del conflitto, dimostrandoci che è
possibile resistere, e dando così un importante contributo alla continuazione
della lotta.
ASSEMBLEA CITTADINA
Corso Belgio 91 Torino - Torino
(mercoledì, 11 febbraio 18:30)
Nuovo appuntamento!
Mercoledì 11 febbraio assemblea cittadina in C.so Belgio 91.
Nelle slide l'indizione completa, vi aspettiamo!
https://www.facebook.com/vanchigliainsieme
FUORI LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE
Sauze d'Oulx - Piazza III reggimento alpini
(domenica, 8 febbraio 14:00)
KILLERS NON BENVENUTI – NO AL TURISMO SIONISTA IN VAL DI SUSA
FUORI LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE! LA VALSUSA RIPUDIA L'IDF
Oggi pomeriggio -
Ore 14,00
Sauze d'Oulx - Piazza III reggimento alpini
Mentre a Gaza prosegue lo sterminio del popolo palestinese, anche in Val di Susa
arrivano soldati israeliani in “vacanza”. Componenti di un esercito coloniale e
genocida che, dopo aver bombardato scuole, ospedali e campi profughi, vengono a
“rilassarsi” sui nostri territori.
Questa è la normalizzazione del genocidio.
In Sardegna e nelle Marche abbiamo già visto cosa significa accogliere questi
“turisti”: lo Stato italiano protegge i carnefici, mentre reprime chi prova ad
opporsi e alzare la voce contro questa complicità, con militarizzazione degli
spazi pubblici, identificazioni dell3 attivist3 e fogli di via.
Ridurre i componenti dell'IDF a semplici turisti significa cancellare
deliberatamente le responsabilità politiche e militari di chi partecipa a
massacri e colonizzazioni.
La Val di Susa non ci sta.
Questa è una terra di lotta contro la militarizzazione e la repressione. Non
accetta di diventare complice della guerra né spazio di decompressione per chi
ha le mani sporche di sangue.
Non accettiamo che soldati israeliani vengano in vacanza in Valsusa, che il
nostro territorio venga sfruttato per lavare coscienze e dividere.
Per questo invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi, come già accaduto in Sardegna,
faremo capire che non passeranno vacanze serene mentre un popolo viene
sterminato.
Fuori i sionisti dai nostri territori.
Fuori i sionisti dalla Palestina.
Val di Susa solidale con la Resistenza Palestinese.
https://www.facebook.com/notav.info