Puntata del 17/03/2026@0
Il primo argomento che abbiamo trattato in questa puntata ha riguardato le condizioni in cui si ritrova uno specifico ufficio postale di Torino e conseguentemente le precarie condizioni di salute e sicurezza di chi ci lavora, oltre degli utenti che usufruiscono dei servizi di Poste Italiane. Abbiamo perciò snocciolato tutte le problematiche trovate nella sede in c.so Palermo 55 a Torino, grazie alla segnalazione che abbiamo ricevuto da SLG CUB Poste ed abbiamo avuto come ospite telefonico Giovanni Pulvirenti del sindacato stesso. Con lui siamo andati nello specifico delle numerose problematiche riscontrate in questo ufficio postale, che vanno da condizioni igienico sanitarie pessime, assente manutenzione di impianti ma anche della struttura (il vetro di una porta scheggiato che rischia di cadere da un momento all’altro ad esempio) fino ad arrivare alla mancanza cronica di personale per mandare avanti l’ufficio postale. Il sindacato ha segnalato all’ASL tutto questo e ai nostri microfoni ha denunciato come tutte queste problematiche si inseriscano in un quadro generale dato dalla privatizzazione di Poste Italiane. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia dell’avvocato del lavoro Scaglia sul referendum del 22/23 marzo 2026 che ci chiama a promuovere o bocciare la “riforma Nordio” del 30/10/2025: Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare. Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito all’argomento: A – abbiamo inquadrato i 7 articoli, dal 102 al 112, della Costituzione che se passa il SI verranno modificati; B – Perché è importante votare NO? C – Quali conseguenze ci saranno sull’applicazione del diritto del lavoro. “Il referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia non richiede un quorum del 50%+1 per essere valido, vince chi prende un voto in più, quindi il tuo voto è decisivo per fermare questa riforma assurda” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del Collettivo Cuba Va sulla situazione politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in questo momento difficile per l’isola. Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito a questi argomenti: – abbiamo fatto il punto della situazione politico/economica rispetto anche all’inasprimento del BLOCCO unilaterale da parte dell’imperialismo statunitense che ora minaccia l’invasione/attacco come prossimo obbiettivo; – é stato presentato il progetto Nuestra América Flotilla in partenza in questi giorni: “Si chiama Nuestra América Flotilla la missione internazionalista che è stata lanciata per portare cibo, medicinali e altri beni di prima necessità a Cuba, stretta nella strangolante morsa del blocco statunitense. L’obiettivo è rompere l’assedio stelle-e-strisce e sostenere la popolazione cubana contro la violenza di Washington. La flotta, che porta il nome di un testo fondamentale del rivoluzionario ed eroe nazionale cubano José Martí, salperà entro qualche giorno. Ed è un nome che rivela il portato fondamentalmente politico della missione: è un’iniziativa a difesa della sovranità del popolo e del socialismo cubano, contro lo strangolamento imposto dall’imperialismo yankee.” – Cosa possiamo fare noi per dare solidarietà concreta? (i numeri della radio +39 0112495669 +39 346 6673263 sono utili + https://nuestraamericaconvoy.org/ + cerca collettivo CUBA VA) “la solidarietà internazionalista può rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana“ Buon ascolto
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19_03_26 Bristol Expedition – The Avonian full backup@1
Arsider XXL: UK Edition Audio briefing of the two-day Avon assault, via Music to Come & Cube Cinema, processed by your Thursday’s classic into a whirlpool of memories and hyper-saturated high speed paced debris of sound. ARSIDER X BRISTOL AVONIAN CONNECTION IL COMMODORO di seguito il podcast, si vede di merda perchè usiamo wordpress, non ci giudicate, a volte va così, l’audio però è una bomba: Franco Franco, Copper Sound a pietrate, Tskali in burnout, Miles e Dalila, I ragazzu del Cube, Povero Gabbiano, Bubblewrap b2b Arsider, Adriano Cava persino le gemelle Anna e Giovanna (grazie ragazze!), il codice fiscale di Gringo (404344034030394222), l’amicizia, il noise e le passioni che superano anche l’assenza di soldi 𝕬 𝖈𝖍𝖔𝖕𝖕𝖊𝖉 𝕬𝖓𝖌𝖑𝖔 - 𝕴𝖙𝖆𝖑𝖎𝖆𝖓 𝕬𝖚𝖉𝖎𝖔 𝕭𝖊𝖆𝖘𝖙 90′ resurfacing through West Country fumes backing up forty-eight hours of sonic assault in Bristol, compressed into a full backup of sweat and tape saturation. Cube Cinema, Bristol, March 2026. The president here evaluating the battlefield It’s the chronicle of an invasion where the Arsider Team and the Misto Mame cell fuse with Music2Come locals in a full-blast jam, a single body slamming Turin against the English pavement. Voice notes snatched from oblivion, wrong-side driving, and the metallic tang of warm beer on the mics + the urgent need pushing us toward the idea of pressing arsider one sided dubplates
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DIY
assessore
avon terror corps
Brexit
Melodia e il violino dell’ordine
(disegno di francesca ferrara) Molti anni fa, in un paese lontano, sorgeva un piccolo villaggio chiamato Melodia. Per tanto tempo quel villaggio era stato governato da un capo antipatico e autoritario. Il suo nome era Testa d’uovo. Da bambino aveva avuto una madre severissima e un padre che lo maltrattava. «Un, due, tre! Testa, spalle, gambe e piè!», era l’insopportabile marcetta che accompagnava ogni ordine dato dallo scorbutico genitore al ragazzo, e così nessuno si stupì quando Testa d’uovo diventò un adulto odioso, ossessionato dall’essere rispettato e convinto in fondo di una sola cosa: chi comanda deve essere obbedito. Un giorno Testa d’uovo decise di imparare a suonare uno strumento, pensando che questo lo avrebbe fatto apprezzare da qualcuno. Si fece comprare così un violino nero che suonava sempre allo stesso modo. «Ascolta che belle note, pulite e ordinate!», continuava a ripetere ai suoi amici. «Sarà…», gli rispose un giorno Occhi Belli, una compagna di scuola a cui aveva provato a dedicare una sonata. «Ma c’è qualcosa che non va. Il motivo è noioso, ci vorrebbe un po’ di fantasia, o qualche altro strumento ad accompagnare…». L’ultima cosa che aveva dentro di sé Testa d’uovo era però la fantasia. E così, frustrato, rispose così a Occhi Belli. «Non capisci niente, sei solo una femminuccia! La fantasia non serve a niente, e crea confusione. Questa è vera musica, e questo è l’unico strumento buono!» (Testa d’uovo non aveva mai imparato ad accettare le critiche, soprattutto non aveva mai imparato a suonare nessun altro strumento, e forse per questo non poteva tollerarli). Col tempo, a furia di suonare la stessa musica semplice, ordinata e sempre, sempre, uguale, Testa d’uovo riuscì a convincere molte persone delle sue teorie e addirittura a farsi nominare capo di Melodia. «In discarica tutti gli altri strumenti», gridava dal terrazzo di casa e faceva scrivere sui manifesti. «Niente flauti, tamburi, trombe e chitarre. Basta coi cori, le bande e le orchestre!». I suoi strampalati ordini venivano eseguiti dai Controllori del suono che si era messo accanto, un gruppo di giovani sempliciotti che mai si erano sentiti prima di allora così importanti. «Chissà cosa succederebbe se il violino di Testa d’uovo suonasse con una corda in meno», aveva detto un giorno uno di loro, dopo aver bevuto un po’ troppo nettare frizzante. «Ma cosa dici, imbecille!», gli aveva risposto il capo-controllore. «È come se adesso qualcuno si mettesse a scrivere con la mano sinistra o a dipingere macchine volanti. Il violino è il violino, così è sempre stato e così sempre sarà». Così, per anni, nel villaggio di Melodia fu ascoltata solo la musica, incredibilmente monotona, che Testa d’uovo imponeva. Chi provava anche solo a costruirsi da sé uno strumento diverso, e a suonarlo tra amici, veniva punito. Con il passare del tempo però gli abitanti del villaggio cominciarono a stancarsi. La musica del violino nero era noiosa, non faceva divertire e non serviva neanche a far addormentare i bambini. Piano piano alcuni iniziarono a pensare che era arrivato il momento di riprendere gli strumenti e decidere liberamente che musica ascoltare e soprattutto suonare. «Mi ricordo che quando ero bambino mio padre mi suonava una musica bellissima, credo avesse un flauto». «A casa mia non c’erano soldi e così io e i miei fratelli avevamo costruito dei piccoli tamburi di latta con le scatole di pomodoro». «Certo, anche riempendo una bottiglia con i sassolini che potremmo trovare giù al torrente potrebbe venir fuori un ritmo divertente». Idee di questo tipo cominciarono a diffondersi sempre più tra gli abitanti di Melodia, che presero una notte una decisione coraggiosa: distrussero (quasi) tutti i violini neri costruiti per volere di Testa d’uovo e lo mandarono via su una nave, lontano dal villaggio, affinché non potesse più tornare a comandare. Il giorno dopo Melodia si riempì di suoni nuovi. Immediatamente gli abitanti uscirono di casa e cominciarono a suonare tutti gli strumenti che per anni erano stati proibiti. Si sentivano chitarre, sassofoni, trombe, pianoforti e mille accordi differenti. Cominciarono a suonare insieme in bande musicali, e ognuno strimpellava la musica che gli piaceva, bella o brutta che fosse. Un giorno alcuni cittadini suggerirono di adottare una regola: se non volevano che un solo uomo tornasse a comandare, dovevano inventare dei modi diversi di governare Melodia. Crearono così tre assemblee: ognuna aveva un compito, e messe insieme avrebbero fatto sì che mai più la musica avrebbe potuto essere decisa da una sola persona. In primavera, con il sole e il vento caldo, fu scritto il Grande spartito musicale del villaggio, che conteneva alcune regole, condivise dopo lunghe chiacchierate davanti al fuoco l’inverno precedente, per poter scrivere canzoni in grado di accontentare un po’ tutti. «Una di queste assemblee deve essere sempre in contatto con il villaggio», disse il vecchio saggio Barba bianca, mentre sgranocchiava dei biscotti e accarezzava il suo cane. «Deve ascoltare tutti e trovare delle regole perché ognuno possa scrivere e suonare cose che non facciano male agli altri. Potremmo chiamarla Musicamento». «Sì, ma non possiamo far finta che non esistano uomini e musiche malvage», fece riflettere Naso di cane, proprio lui che odiava norme e obblighi di ogni tipo, e che aveva cresciuto i propri figli insegnandogli che l’uguaglianza vive nella libertà. «Temo ci tocchi creare un Gruppo Musicale per controllare che tutti rispettino le regole». «Eh già! Così verranno fuori degli altri Testa d’uovo e ci convinceranno di nuovo a suonare una sola musica, con la chitarra o il contrabbasso stavolta!», fece qualcuno da fondo sala. «Ma cosa dici, non può succedere! Ormai abbiamo capito!», rispose Naso di cane, mentre Barba bianca meditava e condivideva le ultime gallette col suo fido pastore maremmano. Dopo grandi discussioni la proposta di Naso di cane fu solo un po’ modificata e accettata. Si decise che chi non rispettava le regole poteva essere punito: chi la faceva più grossa veniva mandato a lavorare nella fabbrica degli strumenti musicali, oppure costretto a studiare a memoria tutte le canzoni consentite. Il che, è facile immaginarlo, era molto noioso, e così la maggior parte delle persone pensò che fosse giusto rispettare le regole. Per evitare che il Gruppo Musicale decidesse tutto da solo, si formò anche un Consiglio degli Scrittori di Musica (di cui facevano parte degli usignoli e altri appartenenti al Gruppo Musicale). Il Consiglio aveva il compito di studiare a fondo le musiche inventate per giudicarle con attenzione. (disegno di francesca ferrara) Vi spiego qualcosa degli usignoli. Erano uccelli dalle penne bianche e marroni che da sempre cantavano nei boschi vicino al villaggio. Non erano compositori del Gruppo Musicale, ma diffondevano nella natura note da secoli e secoli, e sapevano riconoscere quando una musica era giusta, cioè rispettava le regole scelte dal Musicamento, e quando invece non lo era. Certo, non tutti gli usignoli la pensavano allo stesso modo, e a dirla tutta alcuni non erano nemmeno simpaticissimi. Ma il loro compito era di controllare che le decisioni dei compositori non fossero dettate dall’arroganza o dall’invidia di voler essere loro a scegliere se una musica fosse giusta o sbagliata, e così, per molti anni, pur nella loro superbia e nel loro saltellare in giro credendosi chissà chi, tutto mantenne un certo equilibrio. La musica non piaceva sempre a tutti, ma la maggioranza degli abitanti pensava che fosse meglio avere tante canzoni, anche se non sempre belle, piuttosto che una sola, sempre uguale. «Certo – disse un giorno ai suoi amici un giovane dagli occhi vispi e una grossa coppola in testa – sarebbe bello se ognuno potesse suonare quello che vuole, senza dar troppo conto a nessuno». «Già…», gli fece eco Chiodino, un personaggio buffo e mingherlino che aveva la fissa di montare e smontare tutto quello che gli capitava sottomano. «Potremmo modificare gli strumenti e crearne di nuovi. La musica è di tutti e ci si dovrebbe poter giocare senza che qualcuno decida cosa si può fare o cosa no». Penna bianca, una bellissima ragazza con un ciuffo nevoso tra i capelli nero pece intanto annotava tutto su un pentagramma ingiallito che aveva trovato in un vecchio cassetto, tra i documenti appartenuti ai suoi nonni. “E se la musica decidesse da sé?”, aveva appuntato con un grande punto interrogativo in un angolo del foglio, ma poi si perse a guardare gli alberi mentre gli altri continuavano a parlare, e seguì da sola i suoi pensieri fino all’alba. Quegli e altri amici dopo qualche tempo fondarono la Banda della libera musica. Non erano esattamente ben voluti dalle assemblee che mantenevano l’ordine a Melodia, né tantomeno dagli usignoli. Dovevano stare attenti a non dire certe cose ad alta voce, e soprattutto nel diffondere certe idee di uguaglianza e libertà che davano fastidio a chi temeva che Melodia potesse diventare un grande villaggio-orchestra, che potesse suonare liberamente tutto il giorno, senza ruoli, maestri né gerarchie tra strumenti. Bisognava per questo stare attenti a non ammettere con leggerezza di essere parte della banda: i Musicali, infatti, avevano deciso a un certo punto che le regole delle melodie dovevano essere decise solo da loro, perché – così dicevano –avevano il consenso degli altri abitanti di Melodia. (disegno di francesca ferrara) Col passare del tempo le cose andarono peggio. Le bande musicali furono sempre meno e meno geniali. Alcuni compositori, che stavano lì solo perché volevano decidere, pur senza capire quasi nulla di note e spartiti, cominciarono a scrivere musiche sempre più brutte: melodie confuse, prive di armonia, con testi banali e che dicevano sempre le stesse cose. «Abbiamo cambiato musica – cominciava a bofonchiare qualcuno –, ma queste canzoni non sono poi tanto migliori di quella di prima. Adesso però ci tocca pagare non solo uno scrittore, ma tanti!». Non era una frase molto intelligente, eppure in molti iniziarono a ripeterla. Nel villaggio, in particolare, prendeva sempre più voce il branco delle Pecore belanti. Le pecore erano sempre state per conto proprio. Non gli piaceva cantare né suonare, non avevano mai pensato molto alla musica, ma sentendo ripetere ogni giorno che le nuove canzoni erano inascoltabili, finirono per crederci e si misero a dirlo a tutti gli altri animali. E poi c’erano quelli che non avevano mai smesso di rimpiangere la vecchia musica. «Quando c’era il violino nero – continuava a ripetere Zanna grigia, un tarchiatello con un pizzetto mefistofelico e un occhio di vetro – la musica era chiara e forte e nessuna confusione era accettata. Guardate ora che casino!». Zanna grigia, Pino appuntito, Tacco di ferro e tutti gli altri, alcuni dei quali erano stati Controllori del suono ai tempi di Testa d’uovo, cominciarono a dire che era necessario costruire di nuovo violini neri, proibiti fino a quel momento perché simbolo di quel periodo così triste e noioso. «Gli usignoli sono solo uccelli», disse un giorno Tacco di ferro. «Cosa possono mai capirne della musica e di ciò che vogliono gli abitanti di Melodia!». Tacco di ferro era una persona abbastanza rozza, e a dire il vero emanava anche un fastidioso puzzo di muffa. Ma aveva una voce molto forte, gridava sempre e a furia di ripetere queste sciocchezze riuscì a convincere sempre più persone che fosse arrivato il momento di cambiare il Gruppo musicale. La sua vera preoccupazione era in realtà che i suoi amici potessero decidere tutto e che il valore del Consiglio degli Scrittori di Musica fosse ridotto. Intanto, le canzoni del Gruppo musicale diventavano sempre più stonate, e più questo succedeva, più le fanfaronate dei vecchi Controllori trovavano ascolto. Così, a un certo punto, molti abitanti del villaggio cominciarono a chiedersi se non fosse tempo di costruire di nuovo i violini neri e tornarono a dare sempre più potere, nel Musicamento, a Zanna grigia e ai suoi. Questi però avevano un problema. Visto che il Grande spartito musicale del villaggio era stato scritto dai rappresentanti degli abitanti dopo la cacciata di Testa d’Uovo, fu necessario chiedere a ciascuno di loro se davvero fosse giusto modificare la composizione del Consiglio degli Scrittori, mettendoci dentro quegli abitanti che facevano parte del Gruppo musicale, che già intanto decideva abbastanza cose da solo, senza dar conto a nessuno. Fu proclamata così una Grande Consultazione: ogni cittadino avrebbe ricevuto un pezzettino di pentagramma su cui avrebbe dovuto scrivere una certa nota per indicare la sua scelta. Per un po’ di tempo a Melodia non si parlò d’altro, solo che molti abitanti con il tempo si erano disinteressati alla musica per colpa delle brutte canzoni che avevano ascoltato, e così non sapevano decidere cosa scegliere. Quel che è certo è che nessuno, o quasi, aveva dato ascolto a quelli che facevano parte della Banda della libera musica, che erano stati dimenticati, isolati e avevano dovuto addirittura cambiare villaggio. Eppure, non sarebbe stato più facile se tutti avessero avuto la possibilità di esprimersi senza dover pensare alle regole imposte e imparando gli uni dagli altri? Nonostante fosse un po’ difficile da immaginare per alcuni, è proprio quello che si impara facendo parte di una Banda! Troppo pochi erano rimasti invece quelli che avevano la capacità di fare quello che desideravano in libertà, perché, in fondo, si erano dimenticati di quanto fosse bello e ne avevano paura. Cosa venne fuori dalla Consultazione io non l’ho mai saputo, anche se mi piace pensare che gli abitanti di Melodia abbiano preferito ascoltare qualche canzone in più, piuttosto che sempre la stessa. Ciò che spero davvero, naturalmente, è che ognuno di loro possa tornare a sentirsi libero di suonare la musica che preferisce. (gaia tessitore)
storie
Nigeria, la maledizione dell’acqua
Nella comunità di Aggah, in Nigeria, gli sversamenti di petrolio hanno avvelenato fiumi e falda. Quando piove, invece, l’area si allaga: secondo i residenti a causa di infrastrutture costruite male dalle compagnie petrolifere L'articolo Nigeria, la maledizione dell’acqua proviene da IrpiMedia.
Ambiente
Inquinamento
Nigeria
COMUNICATO STAMPA SEMPRE PIU’ URGENTI GLI OSSERVATORI NEI PORTI Negli ultimi giorni si sono registrati positivi elementi di un cambiamento di approccio delle autorità riguardo al transito di materiale d’armamento, il cui controllo è stabilito dalla Legge 185 del 1990. Il transito, in effetti, è regolato insieme all’esportazione e all’importazione di armamenti, ma dal 1990 ad oggi – come di recente ha rivelato la giornalista d’inchiesta Linda Maggiori, vedi il suo La flotta del genocidio, Altreconomia 2026 – non vi è mai stata alcuna richiesta di autorizzazione a transitare sul nostro territorio per spedizioni di armi provenienti da e dirette a paesi terzi. Questa completa disapplicazione della legge nel controllo del transito ha di conseguenza favorito il passaggio attraverso il territorio italiano di spedizioni di armi che contravvenivano ai criteri di concessione delle autorizzazioni. Sono state innumerevoli le denunce di questo mancato controllo, a partire da quelle clamorose di cui sono da anni protagonisti i portuali di Genova, il cui esempio è stato seguito poi da altri lavoratori nei porti e negli aeroporti italiani. Per anni navi stracariche di armi e munizioni pesanti hanno toccato i porti italiani per andare ad alimentare la guerra delle petro-monarchie arabe contro la popolazione civile dello Yemen. Dopo il 7 Ottobre 2023 abbiamo assistito al sempre più intenso passaggio dall’Italia di massicce catene logistiche che hanno consentito a Israele di cominciare e continuare una guerra di eliminazione fisica degli abitanti palestinesi di Gaza e poi della Cisgiordania. Dallo scorso 26 febbraio, infine, con l’attacco all’Iran in violazione di tutti i trattati e le norme di diritto internazionale, il transito per portare armi e munizioni a Israele si è intensificato ancor più. Le positive novità si devono all’azione dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza. Nel porto di Ancona il 4 marzo scorso è stato sequestrato un carico di 314.000 munizioni da caccia e milioni di detonatori, probabilmente prodotti da Banchieri & Pellagri (gruppo CSG). Erano a bordo di un tir che stava per imbarcarsi su un traghetto di linea diretto in Grecia. Destinazione finale Cipro, però il carico era stato dichiarato semplicemente packaging e il tragitto concordato con le autorità prevedeva l’uscita dal valico del Tarvisio e il percorso stradale lungo i Balcani. L’autista è stato denunciato per detenzione e trasporto abusivo di munizionamento e materiale esplodente, oltre che per uso di atto falso.  Al sequestro nel porto di Ancona Il TGR Marche ha dedicato un servizio televisivo. Nel porto di Genova l’11 marzo scorso è stato sequestrato un carico di oltre 50 tonnellate di equipaggiamento tattico e di armamento, per un valore stimato di circa 6 milioni di euro. Si tratta di un migliaio di giubbotti antiproiettile, 700 elmetti e uniformi da combattimento, fabbricati in gran parte da KMU Ltd. di Kanpur, Uttar Pradesh, India, e diretti negli Emirati Arabi Uniti. Nel porto di Gioia Tauro, il 18 marzo alcuni container in transito sono stati sottoposti a ispezione su richiesta della deputata Anna Laura Orrico (M5S) e del sindacato USB. Grazie al brillante lavoro di ricerca e analisi condotto dalla campagna internazionale ‘No Harbor for Genocide’ e da BDS italia ‘Campagna Embargo Militare’, si è potuto accertare che si trattava di una spedizione parte di una grossa commessa di componenti in acciaio balistico prodotti da R L Steels & Energy Ltd con sede ad Aurangabad, Maharashtra, India, destinati a una fabbrica israeliana di armi di IMI Systems, del gruppo Elbit Systems. Il colosso dello shipping MSC ha curato la catena logistica dal porto di Mumbai al Mediterraneo, con circumnavigazione dell’Africa. Il governo spagnolo ha negato l’attracco alle navi MSC con questi carichi, ma otto container sono arrivati a Gioia Tauro – che è essenzialmente un porto di transhipment – in attesa di essere reimbarcati su altre navi MSC dirette a Haifa/Ashdod. Interpretiamo questi per ora isolati interventi delle autorità come la presa di coscienza che il nostro paese sta per essere coinvolto in una guerra generalizzata e su più fronti, tenendo conto dell’impegno dell’Italia anche nel sostegno all’Ucraina invasa quattro anni fa. Richiamiamo l’attenzione delle autorità e del governo sulla palese e continua violazione di leggi nazionali e trattati internazionali, violazioni che comportano di fatto e per il diritto internazionale la complicità con gli abusi e le atrocità commesse con l’uso del materiale militare transitato e non fermato attraverso i porti e gli aeroporti italiani. Ripetiamo l’appello ai sindaci delle città portuali interessate dai transiti perché si facciano promotori di “osservatori civici” sulle merci che passano sulle banchine, aprendo così tavoli di confronto tra lavoratori, organizzazioni sindacali, associazioni della società civile e autorità portuali su un tema così delicato e gravido di conseguenze quale è il commercio internazionale di armi, rispondendo responsabilmente alle richieste sempre più allarmate rivolte ai rappresentanti eletti e al governo affinché il nostro paese non sia coinvolto in sanguinosi e disumani conflitti armati. Per contatti e informazioni: * Gianni Alioti, 348 9026909 * Carlo Tombola, 349 6751366
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Cayos Cochinos – Honduras: Garífuna contro esproprio e reality show
I Cayos Cochinos, al largo della costa dell’Honduras, sono abitati da oltre due secoli dal popolo Garifuna, comunità afro-indigena con un legame profondo con il mare e il territorio. Come racconta ai microfoni di Radio Blackout Wilman Arzu, la svolta arriva nel 1993, quando il governo dichiara l’area riserva naturale affidandone la gestione a una fondazione privata, escludendo di fatto gli abitanti locali. Da allora, denunciano i Garifuna, si moltiplicano restrizioni alla pesca, limitazioni alla mobilità e episodi di violenza e intimidazione. Parallelamente, l’arcipelago diventa location di reality show internazionali come Supervivientes e L’Isola dei Famosi, con un impatto significativo sull’ambiente e sulla vita della comunità. Le tensioni per il controllo del territorio arrivano presto anche sul piano internazionale: nel 2003 l’Organización Fraternal Negra Hondureña OFRANEH presenta una petizione alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, dichiarata ammissibile nel 2007. Nel 2020 la Commissione emette un rapporto di merito con raccomandazioni allo Stato honduregno, rimaste però senza attuazione, fino alla decisione — nel 2023 — di deferire il caso alla Corte Interamericana dei Diritti Umani. Il 4 marzo 2026 arriva così una sentenza storica: la Corte condanna l’Honduras per la violazione dei diritti della comunità Garifuna, tra cui la proprietà collettiva, la consultazione previa e la partecipazione alle decisioni sul territorio. I giudici stabiliscono che la creazione dell’area protetta e le restrizioni successive sono avvenute senza un adeguato consenso libero e informato, e riconoscono anche l’impatto negativo di turismo e produzioni televisive sulle pratiche tradizionali. Tra le misure ordinate: la restituzione di diritti territoriali, indagini sulle violenze denunciate e garanzie di partecipazione nella gestione dell’area.
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USA – Texas: “Antifa” in tribunale come cellula terrorista
L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che definisce “antifa” una organizzazione terroristica domestica riaccende un nodo giuridico e politico già emerso durante il suo primo mandato: negli Stati Uniti non esiste infatti un quadro legale che consenta di designare gruppi interni come terroristi, a differenza di quanto avviene per organizzazioni straniere. Esperti di politica interna sottolineano come “antifa” non sia un’organizzazione strutturata, ma una galassia fluida e decentralizzata di attivisti, priva di gerarchie, iscritti o leadership, rendendo la definizione stessa difficilmente applicabile sul piano legale. In questo contesto si inserisce anche un passaggio decisivo: in Texas, un gruppo di manifestanti è stato riconosciuto colpevole di aver fornito supporto al terrorismo e di altri reati, in un caso molto seguito in cui l’accusa ha sostenuto che attivisti anti-ICE facessero parte di una cellula “antifa”. Il processo, legato a una protesta del 4 luglio al Prairieland detention center nei pressi di Fort Worth, rappresenta la prima volta in cui il governo statunitense porta in tribunale l’idea di “antifa” come organizzazione terroristica. Un precedente che molti osservatori considerano un banco di prova cruciale per il Primo Emendamento e per l’uso estensivo delle leggi antiterrorismo contro il dissenso politico. Ne parliamo con la giornalista Giovanna Branca, che scrive per il Manifesto ed è coautrice del podcast Sindrome Americana.
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Val Susa NO TAV: nuova talpa, cantieri e tratta nazionale
La consegna in Germania della prima maxi-talpa destinata ai cantieri della Torino-Lione segna un nuovo passaggio simbolico nell’avanzamento dell’opera. La Tunnel Boring Machine è lunga oltre 200 metri e progettata per scavare fino a 10 chilometri sotto la montagna, servirà per la realizzazione del tunnel di base. Parallelamente, procede l’iter per la tratta nazionale Avigliana-Orbassano, segmento chiave di connessione tra il tunnel internazionale e il nodo di Torino. Il progetto – circa 24 chilometri, in gran parte in galleria e con un costo stimato attorno ai 3 miliardi di euro – è entrato nella fase di Conferenza dei servizi, passaggio decisivo per l’approvazione definitiva. Intanto, in Val di Susa i cantieri procedono in quella che sembra a tutti gli effetti un’accelerata iniziata a partire dal post-covid. Di questo a tanto altro abbiamo parlato con una compagna dalla Valle. Ascolta qui: Più info e aggiornamenti su NoTav Info.
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Guerra in Iran: tenuta della Repubblica Islamica e percezioni del popolo@1
La guerra imperialista all’Iran solleva una serie di livelli e di percezioni popolari che impongono uno sguardo che tenga conto della complessità dei territori coinvolti. Di queste prospettive, delle contraddizioni e della capacità di tenuta della Repubblica Islamica abbiamo parlato con Montassir Saki, autore di un libro in via di traduzione anche in italiano in merito agli itinerari dei giovani europei partiti in Siria nel 2011 e con Tara Riva, analista italo-iraniana specializzata in Medio Oriente e Iran. Montassir Saki Tara Riva
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Competizione USA-Cina: guerra al mercato energetico globale e cause dei rincari sul carburante
La guerra all’Iran viene letta anche come un tentativo da parte degli USA di adottare una Grand Strategy di contenimento dell’ascesa cinese dal punto di vista tecnologico e non solo, colpendo i Paesi che riforniscono la RPP di petrolio. Nonostante gli impatti della guerra sull’ambito energetico globale siano evidenti la Cina dimostra una capacità di reggere le interferenze in materia energetica grazie alla sua gestione e pianificazione in tale ambito. Non si può dire lo stesso del contesto “occidentale”, dove il limite maggiore è dato dalla quasi totale finanziarizzazione dell’energia e dell’aggancio dei prezzi alla Borsa di Amsterdam. A livello nostrano, a fronte del neonato decreto per lo sconto sulle accise dei carburanti, un decreto palliativo che non risolve i rincari in quanto durerà venti giorni soltanto, è chiaro che non esista alcun tipo di ragionamento prospettico sul tema energetico, ma anzi si continui ad agevolare la speculazione. Ne parliamo con Dario Di Conzo, docente a contratto all’Università di Napoli “L’Orientale” dove insegna “Riforme economiche della Cina Contemporanea”
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