Riceviamo e diffondiamo:
https://ispiraazione.noblogs.org/?page_id=57
ISPIRARE L’AZIONE…
Come potremmo sovvertire questo mondo se non agiamo per farlo? La lotta, quando
è diretta emanazione di una consapevolezza armata di idee e valori divergenti,
ha il potere di far cadere la maschera che copre questo mondo ridotto a merce,
scuotendo più di mille parole le coscienze assopite dalle luci degli schermi e
dal mantra del produci-consuma-crepa. A patto che ci sia qualcuno disposto a
guardare oltre, distogliendo lo sguardo dalla routine accattivante del
conformismo; che qualcuno sia disposto ad ascoltare le voci dell’abisso che si
levano contro la vita spogliata di senso e le devastazioni e le guerre che sono
il motore dell’eterna rincorsa alla potenza che caratterizzano il capitalismo e
lo stato.
L’agire non è mai privo di senso, perché rappresenta la ripresa tra le proprie
mani di una vita espropriata, è esperienza viva di liberazione, è libertà in
atto.
La lotta stessa è azione, se non vuole ridursi a mera voce dissonante.
L’autorità ha mille facce e il dominio è globale e pervasivo, non mancano gli
obiettivi da colpire o le motivazioni per farlo. Ciò che manca, forse, è un
progetto che conferisca senso ed entusiasmo, fiducia nelle proprie capacità e
possibilità e la percezione di riuscire a superare i limiti dell’azione per
l’azione sentendosi unite ad altre molteplici volontà determinate a sconvolgere
l’ordine leviatanico che governa questo mondo.
Questo blog nasce con l’ambizioso proposito di stimolare le menti e armare le
mani di chiunque, anarchiche, anarchici, ribelli di ogni risma, senta
l’insopprimibile bisogno di liberarsi dalle catene dell’autorità e distruggere
le gabbie mentali, virtuali e materiali del carcere a cielo aperto che chiamiamo
società.
Qui ci proponiamo di diffondere la conoscenza di ciò che accade anche altrove,
tradurre testi di rivendicazioni e notizie di azioni prese dai siti di
controinformazione di tutto il mondo come contributo allo sviluppo
dell’immaginazione, di progetti di lotta che si pongano in continuità e dialogo
con le prospettive di chi condivide una propensione all’azione diretta. Uno
sguardo internazionale insomma, che permetta di scorgere e tessere i sottili
fili che collegano l’agire anarchico aldilà dei confini degli stati e delle
coscienze.
È un contributo volto ad ampliare gli orizzonti di lotta, affinare le nostre
competenze pratiche e conoscenza dei punti deboli del nemico, imparando dalle
intuizioni altrui e diffondendo le idee che scorgiamo materializzarsi tra i
densi fumi le scintille e le detonazioni, con la convinzione che le parole che
accompagnano i gesti di rivolta aprano nuovi immaginari, permettendo di
individuare bersagli, scoprire modalità di agire ed ispirare ad attaccare i
molteplici volti di ciò che opprime quotidianamente le nostre vite.
Questo sito è aperto a contributi, traduzioni e comunicati di chiunque lo reputi
uno strumento utile: si pubblicherà tutto ciò che va nella direzione di
promuovere l’azione diretta antiautoritaria, compresi manuali per la diffusione
di competenze pratiche e informatiche.
È completamente anonimo e tale vuole rimanere, per la sicurezza di chi lo cura e
di chi vi contribuisce, perciò caldeggiamo l’utilizzo di Tails, i sistemi di
anonimizzazione come i servizi di TempMail e l’uso di chiavette criptate per
salvare materiale scaricato (consultare il manuale nella sezione dedicata).
Vista la tendenza sempre più diffusa delle polizie di ogni stato a reprimere la
semplice parola nel timore che si trasformi in qualcos’altro di ben più
pericoloso, crediamo sia importante affinare pratiche di sicurezza collettive
per spezzare l’illusione di un controllo infallibile a darci nuovo respiro.
Per comunicazioni dirette (e criptate) al blog è disponibile un form di contatto
in basso a sinistra, oppure è possibile contattarci all’indirizzo e-mail
“ispira-azione[at]autistici.org” (disponibile chiave PGP nella pagina
“Contatti”).
Riceviamo e diffondiamo:
In Siria l’offensiva su larga scala delle milizie jihadiste di Damasco minaccia
l’autogoverno del confederalismo democratico nel nord-est del Paese.
da Radio Onda d’Urto
Quello appena trascorso è stato un fine settimana di durissimi scontri su tutta
la linea di contatto tra le Forze siriane democratiche – l’esercito
rivoluzionario del Rojava – e le truppe del governo di transizione di
Al-Jolani/Al-Sharaa.
“Questa guerra ci è stata imposta. È stata pianificata da molte forze”, ha
dichiarato la sera di domenica 18 gennaio Mazloum Abdi, il comandante in capo
delle Sdf. Il riferimento è all’evidente intesa tra i sostenitori di Damasco –
dagliUsa alla Turchia, dagli stati dell’Ue a Israele – per dare il via libera
alle milizie filoturche e liquidare l’Amministrazione autonoma democratica della
Siria del nord-est.
Dopo l’avanzata, i bombardamenti indiscriminati sui civili, i massacri e le
torture nei quartieri a maggioranza curda di Aleppo tra il 6 e l’11 gennaio, le
milizie salafite di Damasco hanno ammassato per giorni uomini e mezzi su vari
punti del confine tra i territori controllati dal governo autoproclamato e
quelli dell’Amministrazione autonoma settentrionale e orientale. Nel fine
settimana è iniziata l’escalation.
Sabato 17 gennaio, i miliziani dell’esercito siriano hanno teso un’imboscata
alla colonna delle Forze siriane democratiche che abbandonava la città di Deir
Hafer, a ovest del fiume Eufrate, come concordato per raggiungere un cessate il
fuoco. Contemporaneamente, decine di migliaia di uomini delle milizie hanno
attaccato le città a maggioranza araba di Tabqa, Raqqa e Deirezzor, entrate a
far parte dell’Amministrazione autonoma tra il 2017 e il 2019 nell’ambito della
guerra di liberazione dall’occupazione degli jihadisti di Isis.
L’Amministrazione autonoma ha dichiarato la mobilitazione generale, invitando
tutta la popolazione a mantenersi pronta per difendere città, strade e
quartieri dall’avanzata del nemico.
Dopo ore di combattimenti intensi – con pesanti perdite per le Forze siriane
democratiche ma anche per l’esercito di Damasco – le forze di autodifesa del
Rojava hanno lasciato Tabqa, Deirezzor e una parte del territorio di Raqqaper,
ha spiegato Mazloum Abdi, “evitare la guerra civile, con ulteriori uccisioni, in
particolare tra i civili, fermare le morti prive di senso e un conflitto i cui
esiti non sarebbero stati positivi”. Proprio dall’area di Raqqa ancora sotto il
controllo dell’Amministrazione autonoma, la mattina di lunedì 19 gennaio le
Forze siriane democratiche e le Ypj (le Unità di protezione delle donne) hanno
riferito di attacchi delle milizie governative alle postazioni di guardia
dellaprigione di al-Aqtan, dove sono detenuti miliziani jihadisti
dell’organizzazione Isis. Una rivolta sarebbe in corso nel campo di Al-Hol, dove
vivono decine di migliaia di familiari, mogli e bambini, dei miliziani di Daesh.
Scontri sono stati segnalati anche nelle aree di Ain-Issa e al-Shaddadi.
Grazie al riposizionamento delle Sdf è stato raggiunto un accordo di cessate il
fuoco. Da qui, il presidente siriano Al Sharaa ha annunciato la firma di un
accordo per l’integrazione delle Forze siriane democratiche non come
battaglioni, ma come singoli combattenti, oltre all’acquisizione del controllo,
da parte di Damasco, sulle istituzioni del nord-est, sulle risorse idriche e
petrolifere, sui confini.
Nessuna conferma, sui termini dell’accordo, dall’Amministrazione
autonoma. Sempre Mazloum Abdi ha chiarito ieri sera che si recherà oggi a
Damasco proprio per discutere le condizioni del cessate il fuoco e
dell’integrazione nello stato siriano. “Questa è una lotta a lungo termine – ha
aggiunto Abdi – credo che il nostro popolo, la nostra organizzazione e i nostri
compagni vinceranno questa guerra e questa sfida, proprio come hanno trionfato
in altre negli ultimi 14 anni”. Gli fa eco l’Unione delle Comunità del
Kurdistan, organizzazione ombrello del confederalismo democratico: “Lo spirito
della resistenza di Kobane deve sollevarsi!”.
“Quanto sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo per la
pace e una società democratica”, ha commentato dall’isola-carcere di Imrali, in
Turchia, il leader e cofondatore del Pkk Abdullah Öcalan, raggiunto domenica 18
gennaio da una delegazione di parlamentari del Partito Dem.
“L’esistenza stessa dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del
nord-est, un’opzione politicafondata sull’autogoverno, su idee
di libertà e socialiste, che cerca di proporsi come un’alternativa per tutti i
popoli della regione superando le divisioni storiche imposte dalle potenze
coloniali, è un problema molto grosso per gli interessi delle potenze
capitaliste – globali e regionali – rappresentati invece dal governo di
transizione siriano di Al-Sharaa“, commenta Jacopo Bindi, dell’Accademia della
modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto.
Sul piano della solidarietà internazionale, Rise up 4 Rojava chiama alla
mobilitazione, non soltanto a supporto della resistenza nella Siria del
nord-est, ma per colpire, con azioni e manifestazioni, tutto l’apparato,
militare, politico, informativo, della guerra globale voluta dalle potenze
imperialiste e coloniali per i loro interessi.
Gli aggiornamenti e l’analisi su Radio Onda d’Urto di Jacopo Bindi,
dell’Accademia della modernità democratica.
Stagnazione dei salari reali e aumento delle retribuzioni nominali lorde
incapace a compensare l’aumento dell’inflazione, in parte anche per la lentezza
dei rinnovi contrattuali (il tempo medio è di oltre due anni) e per gli anomali
livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023. È quanto emerge
dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia,
appena presentata a Roma e realizzata dal Coordinamento generale Statistico
attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps.
Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive
molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma la forbice tra le
retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne,
infatti, è circa il 70% di quella degli uomini.
A fronte della stagnazione dei salari e alla crescita dell’inflazione senza piu’
meccanismi automatici di protezione del potere d’acquisto dei lavoratori ,si
assiste dal 2014 ad un trasferimento di risorse a vario titolo alle imprese per
quasi 40 miliardi.
Ne parliamo con l’economista Andrea Fumagalli
l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha acceso la luce sul settore
della Grande distribuzione nel settore alimentare . Il tutto parte dalla
divaricazione netta che si è determinata negli ultimi anni tra l’inflazione
generale e quella dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati
Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto
registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi otto punti percentuali
rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei
prezzi al consumo (pari al 17,3%).
Alcuni rincari vengono spiegati da eventi eccezionali e dalle normali
oscillazioni del mercato: a dicembre cacao e cioccolato in polvere costavano il
20% in più rispetto all’anno precedente, il caffè il 18%, carne e uova quasi
l’8%. Si tratta dei prezzi sugli scaffali, che la grande distribuzione ha sempre
giustificato con l’aumento dei costi a monte, dalle materie prime all’energia e
al packaging ma il sospetto che è non tutti gli aumenti siano realmente
legittimati perchè.anche con costi stabili o in calo, la grande distribuzione ha
mantenuto prezzi elevati grazie al proprio potere di mercato. Lo squilibrio tra
pochi grandi gruppi e molti piccoli produttori che ha inciso sui rincari più dei
reali aumenti dei costi e rimanda ad una base produttiva estremamente
frammentata che viene penalizzata anche dalle richieste della Grande
distribuzioned di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come
l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a
scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti)
Le politiche neoliberiste, la deregolamentazione del mercato interno, la spinta
verso l’internazionalizzazione dei mercati agricoli con l’illusione che il
mercato globale sarebbe continuato a crescere in eterno, la digitalizzazione e
l’ingegneria genetica come risposta definitiva all’impatto della crisi climatica
sull’agricoltura, oggi mostrano il loro limite assoluto. Non hanno fatto
aumentare il reddito degli agricoltori, al contrario rendono il futuro molto
incerto.
Ne parliamo con Fabrizio Garbarino dell’Associazione rurale italiana
Ripubblichiamo il testo condiviso da Riconvertiamo Seafuture, percorso cittadino
di La Spezia che ha preso avvio con la mobilitazione contro la mostra
navale-militare di quest’estate e che ha elaborato delle riflessioni a seguito
della tragedia che ha investito l’istituto Chiodo a La Spezia e, di seguito, il
contributo del KSA – Kollettivo Studentesco Autonomo in merito alla risposta di
Valditara.
MILITARIZZARE LA SCUOLA NON LA RENDE PIÙ SICURA.
Lettera aperta alla città dopo una tragedia.
da Riconvertiamo SeaFuture
“Questa mattina una marea di studenti e studentesse è scesa nelle strade a
partire dall’istituto Chiodo per manifestare dolore e rabbia intonando Aba Vive.
Il contenuto pubblicato di seguito è stato scritto nella giornata di ieri”
Sono passati solo pochi giorni dalla tragedia. Un ragazzo è stato ucciso in una
scuola, da un suo compagno. Accoltellato in una classe per questioni ancora da
chiarire.
Quello che, invece, è chiaro è che oggi si torna a scuola, nell’Istituto
professionale Chiodo e in tutte le altre scuole di Spezia e d’Italia con un peso
enorme sulle spalle, con interrogativi profondi, con un dolore immenso, una
sensazione di spaesamento difficile da affrontare.
Quello che è successo non deve passare inosservato, non può innescare emozioni
forti e poi essere dimenticato nel procedere spesso cinico della nostra
quotidianità scolastica. La risposta che pretende un fatto così drammatico deve
essere all’altezza della sfida che pone a tutte e tutti noi, cittadine e
cittadini, docenti, studentesse e studenti. La sfida è difendere il ruolo
educativo della scuola come culla della cultura e della comunità in cui si
impara prima di tutto a convivere, ad affrontare i conflitti con le altre
persone e se stesse, imparando a gestirli con il dialogo. Qui nasce la comunità,
si sviluppa o si sfalda la democrazia; da come immaginiamo la scuola deriva il
modello di società che vogliamo. Da come sviluppiamo le relazioni a scuola
dipende la qualità dei rapporti sociali. La sicurezza della società è l’effetto
della nostra interpretazione della sicurezza nelle scuole.
Nelle ore successive alla tragedia si è subito innescata, purtroppo, una
risposta securitaria e repressiva da parte del Governo e del Ministro Valditara,
ieri presente in città per discutere di misure da integrare al cosiddetto
“pacchetto sicurezza”. Il fatto che la vittima e chi ha agito violenza abbiano
un’origine non europea ha provocato commenti di matrice razzista, rilanciati
perfino dal sindaco Peracchini per cui “l’uso delle lame è pratica comune per
certe etnie”. Un discorso razzialmente definito che genera ostilità e discredito
nella popolazione, che un sindaco dovrebbe interamente rappresentare e unire;
parole totalmente inadeguate allo sgomento dei cittadini e cittadine e che
legittimano la stretta securitaria che il ministero e il governo intendono
proporre. Il principio è chiaro: le scuole sono insicure e per ridurre questo
fantomatico pericolo bisogna investire in metal detector, telecamere, aumentare
le pene e magari introdurre vigilantes soprattutto in scuole “a rischio”. E, al
contempo, disciplinare, sanzionare, punire ogni studente e studentessa che osa
mettere in discussione le regole imposte dal ministero o da presidi-manager. La
paura e la disciplina diventa così la cifra delle azioni di riforma, la paura
usata ancora come principio legislativo.
A questo programma bisogna reagire, su questo la comunità tutta deve prendere
posizione sapendo che il piano inclinato che si è aperto può trasformare le
scuole in luoghi più simili a caserme e carceri che a luoghi di educazione alla
pace e alla convivenza.
Inasprire le pene, riempire la scuola di sistemi di vigilanza non risolverà
nulla, anzi.
Oggi si torna a scuola e chi pensa di militarizzarla si troverà davanti la
stessa comunità che da decenni chiede investimenti, più docenti, interventi
strutturali, fine del sovraffollamento nelle classi, progetti educativi e di
inclusione, ricevendo sempre l’esatto contrario: tagli, accorpamenti di classi e
istituti e privatizzazioni. Le disuguaglianze sociali e culturali provocate
dalla crisi economica non fanno che essere riprodotte e accentuate nelle scuole
private di ogni investimento. Questo si traduce sempre di più in scuole ghetto e
marginalizzate, dove il lavoro delle e dei docenti diventa ogni giorno più
complesso, un lavoro di resistenza costante a cui non viene riconosciuto nulla
né socialmente né economicamente. La tragedia che stiamo vivendo – e che, in
primis, sta riguardando la famiglia di Youssef Abanoub e la comunità scolastica
del Chiodo – se non cadrà nel vuoto sarà esclusivamente grazie a una comunità
scolastica che lotterà e rivendicherà che la sicurezza, nelle scuole, la fanno
coloro che le vivono, che cercano ogni giorno di renderle ambienti accoglienti,
di crescita e luoghi di ascolto, accoglienza e inclusione, in cui coltivare
desideri. Che la scuola torni a essere luogo di educazione, non un’azienda in
cui si insegna a lavorare gratis attraverso progetti di alternanza
scuola-lavoro. Vogliamo una scuola che smetta di trattare le studentesse e
studenti come attori passivi del processo educativo ma che, anzi, insegni ad
essere parte attiva del cambiamento sociale che vorremmo e che – nel mondo
attuale – è sempre più necessario.
Davanti a questo quadro, l’idea di investire nei metal detector appare una
risposta illusoria. Senza un’analisi seria del disagio sociale e relazionale che
alimenta la violenza, queste misure non solo non risolvono il problema, ma
rischiano di aggravarlo, normalizzando paura e diffidenza. Il dramma non sarebbe
stato evitato: sarebbe stato soltanto spostato altrove.
Vogliamo scuole all’altezza del loro ruolo civile e sociale. E quindi
stringiamoci, guardiamoci negli occhi, la comunità scolastica curi più che mai
le relazioni e non ceda alla rabbia, alla paura, alla diffidenza, al razzismo,
alla caccia al colpevole. Anche dopo una tragedia così grande, in un’epoca che
riabilita la guerra, la sopraffazione e la repressione, non permettiamo che la
base della nostra società assuma la forma di una caserma, di un carcere.
Ripartiamo da qui, da un lunedì difficile per tutte. Un lunedì con due compagni
di scuola in meno, tanto dolore ma anche il quotidiano desiderio di costruire un
mondo migliore, insieme, dentro e fuori le nostre aule. Buon lunedì a tutte.
METAL DETECTOR? SCUOLE A RISCHIO? L’ENNESIMA PORCHERIA DELLA SCUOLA FASCISTA DI
VALDITARA!
da KSA Torino
Assistiamo sbigottiti all’ultima trovata geniale del ministro Valditara dopo la
tragedia successa a La Spezia con l’accoltellamento tra coetanei.
Il ministro dell’istruzione assieme al ministro degli interni non pensano un
minuto alle cause della barbarie sociale in cui il baratro della guerra ci sta
portando. Al contrario preparano un terreno di militarizzazione davanti alle
scuole: metal detector e polizia a monitorare gli ingressi!
Come se non bastasse il ministro per far passare una misura così assurda usa
l’escamotage di mettere i controlli solo nelle scuole in cui i presidi-sceriffo
d’accordo con questa misura decideranno di fare controlli di “dissuasione”
L’ennesima prova di come la controparte costruisca un terreno per rendere le
scuole delle fabbriche di soldatini disciplinati e produttivi, pronti al clima
di guerra in cui nulla è permesso.
I presidi potranno decidere a loro discrezione di fare dei controlli su cosa
entra a scuola e cosa no.
Sappiamo benissimo, attraversando ogni giorno le lotte nelle scuole, per cosa
sarà usata questa riforma.
Il tema della sicurezza verrà usata contro le emersioni di dissenso, quando una
scuola andrà in subbuglio perché crolla un soffitto, perché manca una scala
antincendio, perché il governo decide di arrestare sei studenti minorenni per
essersi opposti a un volantinaggio fascista.
Noi sappiamo cosa sono le scuole sicure.
Una scuola sicura è una scuola in cui nessuno viene lasciato indietro, una
scuola che si può costruire soltanto in una dimensione collettiva di riscatto.
Ci chiediamo inoltre come il ministro trovi immediatamente i soldi per i metal
detector nel momento in cui ogni volta ci ripetono come una cantilena noiosa e
monotona che dobbiamo aspettare per la sicurezza perché “mancano i soldi”. Le
priorità di questo governo ci paiono chiare, sicuramente non sono dalla parte
della gente!
Queste restrizioni non ci spaventano, dobbiamo opporci immediatamente a questa
proposta del ministro prima che diventi realtà, prima che questi parolai da
poltrona che stanno al governo trasformino la scuola in un carcere.
La Corte dell’Aquila ridimensiona, almeno in parte, l’impianto d’accusa
costruito dalla procura: a fronte dei dodici, nove e sette anni chiesti per
Anan, Ali e Mansour, restano “solo” i cinque anni e sei mesi inflitti ad Anan.
Ali Irar e Mansour Dogmosh sono assolti per mancanza o non sufficienza della
prova: è una formula che consente alla Corte di celare la strumentalità del loro
coinvolgimento, utile solo per costruire la fattispecie associativa e mischiare
le carte di un’indagine che, di fatto, si sovrapponeva alla precedente richiesta
israeliana di estradizione per Yaeesh.
Data la povertà del quadro probatorio emerso, la scelta della Corte di
condannare comunque Anan rappresenta un precedente grave, che sembra tener poco
conto del dibattimento e tanto del clima politico dentro cui questo processo è
maturato. Un clima che vede una sempre più crescente criminalizzazione del
movimento a sostegno del popolo palestinese ,la magistratura italiana ,lo
vediamo anche con l’inchiesta di Genova,diventa la lunga mano dello stato
sionista perseguitando la resistenza palestinese in Italia .
Fin dalle prime udienze, inoltre, insieme agli atti, sono entrati in aula gli
apparati di controllo e militari israeliani: la procura ha provato a introdurre
verbali di interrogatori a prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri
locali, redatti dalla polizia e dallo Shin Bet, raccolti senza alcuna garanzia
difensiva e ricorrendo sistematicamente all’uso della tortura . Alla presenza,
anche fisica, di Israele nel processo, si è accompagnato un costante lavoro di
cooperazione da parte dell’Italia. Nella gestione del telefono cellulare
sequestrato ad Anan, per esempio, inviato alle autorità israeliane che lo hanno
utilizzato per localizzare e uccidere gli ultimi componenti delle brigate di
resistenza a Tulkarem.
Ne parliamo con un compagno che ha seguito il processo all’ Aquila.
𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔' 𝗔𝗚𝗟𝗜/𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗧𝗨𝗗𝗘𝗡𝗧𝟯 𝗜𝗡 𝗔𝗥𝗥𝗘𝗦𝗧𝗢
Tribunale dei minori - C.so Unione Sovietica 325, Torino
(martedì, 20 gennaio 17:00)
𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔' 𝗔𝗚𝗟𝗜/𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗧𝗨𝗗𝗘𝗡𝗧𝟯 𝗜𝗡 𝗔𝗥𝗥𝗘𝗦𝗧𝗢
Domani mattina il 𝗧𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗮𝗺𝗲 valuterà la posizione
dei 6 student3 per valutare le misure cautelari prescritte.
Ricordiamo che gli/le student3 sono stati messi agli arresti domiciliari il 30
dicembre e, successivamente agli interrogatori del GIP avvenuti l'8 gennaio, è
stato prescritto che possono andare esclusivamente a scuola o a visite mediche,
accompagnati (scortati) da un adulto.
Contestiamo vivamente queste misure che reprimono la vita di persone molto
giovani, in pieno sviluppo sociale e formativo, a cui invece sono state vietate
TUTTE le attvità sociali, culturali e sportive essenziali allo sviluppo di una
sana socialità.
Contestiamo anche che la famiglia diventi un carcere in cui il ruolo genitoriale
si trasforma in quello di carceriere andando ad incidere in maniera estremamente
negativa sulle dinamiche e le relazioni famigliari.
Queste misure inoltre hanno un carattere PREVENTIVAMENTE PUNITIVO che sarà tutto
da valutare in sede di giudizio dove gli/le student3 potrebbero essere assolti o
avvalersi di forme di giustizia aleternativa che NON PREVEDE la reclusione bensì
un forte sviluppo di tutte quelle attività che oggi vengono negate.
𝙋𝙚𝙧 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤, 𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚̀ 𝙚𝙧𝙖𝙫𝙖𝙢𝙤 𝙘𝙤𝙣 𝙡𝙤𝙧𝙤
𝙖 𝘽𝙇𝙊𝘾𝘾𝘼𝙍𝙀 𝙏𝙐𝙏𝙏𝙊 𝙖𝙙𝙚𝙧𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙚 𝙞𝙣𝙫𝙞𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞
𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙚 𝙖𝙡 𝙋𝙍𝙀𝙎𝙄𝘿𝙄𝙊 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖̀ 𝙣𝙚𝙡
𝙥𝙤𝙢𝙚𝙧𝙞𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙙𝙖𝙫𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙖𝙡 𝙏𝙧𝙞𝙗𝙪𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙞𝙣 𝙘𝙤𝙧𝙨𝙤
𝙐𝙣𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙎𝙤𝙫𝙞𝙚𝙩𝙞𝙘𝙖 325
https://www.facebook.com/mammeinpiazza
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(giovedì, 29 gennaio 18:00)
INCONTRO RETE DI MUTUO AIUTO TRANS* 🏳️⚧️💖
Sei una persona trans? Vuoi contribuire a formare una rete di scambio di
conoscenze ed esperienze con altre persone trans? Sei stancx di dover sempre
passare per istituzioni e persone cis per dirimere i tuoi dubbi?
Vogliamo costruire uno spazio orizzontale di AUTO-MUTUO-AIUTO tra persone trans*
dove poterci scambiare e fornire gli strumenti per gestire la nostra salute.
Crediamo nei principi dell'auto-gestione, dell' auto-organizzazione, della
solidarietà e del mutualismo.
Non vogliamo offrire un servizio o uno sportello, ma creare una realtà di mutuo
aiuto, fra pari, da dentro la nostra comunità, dove poter mettere insieme
conoscenze ed esperienze, tra noi e tra persone transfemministe alleate.
Navigare la propria salute come persone trans è spesso complesso, tra
gatekeeping, leggende metropolitane, stereotipi negativi e personale sanitario
non adeguatamente preparato, quando non proprio discriminatorio. Questo momento
vuole essere uno spazio per infrangere quegli ostacoli alla nostra
autodeterminazione, e creare dei momenti di solidarietà concreta tra persone
trans, qualsiasi sia il loro percorso.
Se hai qualcosa da condividere, porta le tue conoscenze, se hai qualcosa su cui
vuoi saperne di più, porta i tuoi dubbi. Ci vediamo al CSOA Gabrio, Consultoria
FAM il 29/01 dalle ore 18! ❤️
> Cosa sono i margini?
>
> Cosa pensiamo di intravedere nel limbo fra conosciuto e insondabile?
>
> Il teatro con i suoi “riflettori” ci aiuta a comprendere, ri-plasmandole e
> ri-trasmettendole, tutte quelle storie e quelle emozioni che riteniamo
> fondanti per la trasformazione rivoluzionaria a cui ambiamo.
>
> Il teatro di tuttə, il teatro per tuttə.
Scopri il programma qui:
> >>>> RECLAIM THE THEATRE <<<<<
RECLAIM THE THEATRE - IL COLLOQUIO
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(sabato, 21 marzo 21:00)
IL COLLOQUIO
sabato 21 Marzo 2026
sinossi
Il Colloquio si ispira al sistema di ammissione ai colloqui periodici con i
detenuti presso il carcere di Poggioreale, Napoli.
Tre donne, tra tanti altri in coda, attendono stancamente l’inizio degli
incontri con i detenuti. In qualche modo la reclusione viene condivisa
all’esterno dai condannati e per le tre donne, che se ne fanno carico, coincide
con la stessa esistenza: i ruoli maschili si sovrappongono alle vite di
ciascuna, ripercuotendosi fisicamente sul corpo, sui comportamenti, sulle
attività, sulla psiche. Nella loro realtà, la detenzione è una fatalità vicina –
come la morte, – che deturpa l’animo di chi resta. Pare assodato che la pena sia
inutile o ingiusta.
Nel corso delle ricerche ci siamo innamorati di queste vite dimezzate, ancorate
all’abisso, disposte lungo una linea di confine spaziale e sociale,
costantemente protese verso l’altrove: un aldilà doloroso e ingombrante da un
lato e, per contro, una vita altra, sognata, necessaria, negata. La mancanza, in
entrambe le direzioni, ci è sembrata intollerabile.
RECLAIM THE THEATRE - MOSCA CIECA
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(domenica, 1 marzo 21:00)
MOSCA CIECA
UN PROGETTO DI SILVIA GUERRIERI
DOMENICA 1 MARZO
BIGLIETTO UP TO YOU A PARTIRE DA 3€
sinossi
Mosca Cieca è una resistenza vera, evidente, quella delle sorelle Khachaturyan
che dopo anni di abusi sessuali e psicologici uccidono il loro carnefice. Mosca
cieca è una protesta contro l’ingiustizia forse vana ma reale, quella subita
dalle tre sorelle vittime del padre e al tempo stesso di una legge che non le
protegge, una società che non le supporta. Mosca cieca è un insieme di puntini
da unire tra un fatto di cronaca e l’opera di Čechov a ricordare che a teatro le
storie trovano giustizia.
PRESENTAZIONE COMPAGNIA
Il gruppo di lavoro si forma in occasione del progetto Mosca cieca che
attraversa tematiche d’interesse per le quattro componenti. E’ così formato:
Diana Bettoja, attrice, classe 1998, studia e si diploma all’Accademia dei
Filodrammatici di Milano.
Con i suoi compagni di classe fonda la compagnia “Radici Ibrida” e recita nello
spettacolo ”De-sidera”.
Miriam Moschella, attrice, classe 1998, studia teatro musicale con la compagnia
della Rancia, si diploma presso la Scuola Civica Paolo Grassi. Nell’ultimo anno
collabora con Emons Italia per la produzione di audio libri.
Athos Mion, classe 1996, diplomato al corso di regia presso la Scuola Civica
Paolo Grassi, oltre il lavoro di regia per la messa in scena di testi
contemporanei porta avanti un lavoro di drammaturgia/scrittura di scena. Vince
nel 2024 la Biennale autori.
Silvia Guerrieri, in questo progetto drammaturga e attrice, classe 1992, si
laurea in Scienze e tecniche psicologiche, lavora come educatrice in diversi
contesti sociali, parallelamente studia recitazione al Teatro Kismet di Bari e
poi si diploma come attrice presso la Scuola Civica Paolo Grassi. Frequenta il
corso di formazione in Alte Drammaturgie promosso da Ert studiando con Linda
Dalisi, Fabrizio Sinisi e Angela Dematté.