[2026-03-19] Cena sociale di quartiere GRAB @ Circolo “Ost Barriera”
CENA SOCIALE DI QUARTIERE GRAB Circolo “Ost Barriera” - Via Luigi Pietracqua, 9 (giovedì, 19 marzo 20:00) Cena sociale di quartiere Porta quello che vuoi trovare Un piatto, una posata, un bicchiere, la tua ricetta preferita Lasciamo la piazza più pulita di come la troviamo Il circolo Ost barriera ci ospita e mette il servizio bar
Giorgio Rossetto, aggravata la detenzione
Nuovo provvedimento della Procura della Repubblica contro Giorgio, compagno autonomo e attivista No Tav. Il 14 marzo avrebbe finito di scontare un periodo di detenzione domiciliare iniziato a gennaio 2025 […] The post Giorgio Rossetto, aggravata la detenzione first appeared on notav.info.
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deportazioni e detenzione amministrativa, uno sguardo tra il presente e il passato
Questa puntata è stata fatta in strada con il progetto “Radio Carretta Carretta”, la qualità dell’audio a volte viene un po meno. A giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo che attraverso nuove tecnologie e la ufficializzazione di pratiche finora “illegali” ma usate da tutti i paesi, rende i confini europei ancor più sorvegliati. Nuovi sistemi di riconoscimento e raccolta dati dei migranti, respingimenti e deportazioni più veloci, allungamenti della reclusione nei cpr, queste alcune delle “novità” inserite nel patto. Ma questi strumenti, seppur sempre più tecnologici e raffinati, sono sempre stati presenti e ogni Stato li ha utilizzati a più riprese contro i “nemici” del momento, dai delinquenti comuni ai briganti fino ai detenuti politici. Il ruolo delle colonie interne ed esterne è stato fondamentale per la delocalizzazione della detenzione amministrativa, per il processo di colonizzazione e per la creazione dell’idea di uno Stato forte e intransigente. Una chiacchiera a due voci
migrazioni
cpr
c'hai le storie
libri in libertà@1
Questa puntata è stata fatta in strada con il progetto “Radio Carretta Carretta”, la qualità dell’audio a volte viene un po meno. Nella prima diretta presentiamo la casa editrice Fuochi d’Inverno, nata dalla collaborazione epistolare di due compagni colpiti dalla repressione. Una casa editrice che valica i muri detentivi e che attraverso le parole cerca di evadere anche dal “razionale” proponendo storie di resistenza e ribellione in cui il sogno e l’impossibile diventano armi https://ilrovescio.info/2026/02/03/e-uscito-larpione-sogno-di-un-inuk-pescatore-di-groenlandia-di-iqallijuq-nuummi-edizioni-fuochi-dinverno/ https://radioblackout.org/podcast/storia-di-un-gabbiano L’esperienza del Colporteurs nel XVIII secolo. Venditori ambulanti di libri che partendo dalle Alpi hanno distribuito libri in tutto il mondo fomentando, a proprio modo, quel che è stato rinominato il Secolo dei Lumi. Un lavoro stagionale che si fondava su una fitta rete familiare e di conoscenze, un lavoro ecologicamente adatto al mondo della montagna. Ne parliamo con Dami autore dell’articolo “Spacciatori di carta. I colporteurs e il mercato ambulante del libro, dalle Alpi al mondo intero” uscito sul Nunatak n.79 (https://nunatak.noblogs.org/post/2026/02/16/nunatak-n-79-inverno-2025-26/)
c'hai le storie
editoria
nunatak
tatoo circus 2026@0
gli interventi proposti sabato 14/3 durante la Tatoo Circus a El Paso Occupato: Con una compagna percorriamo la storia e la resistenza del campo profughi di Tulkarem in Cisgiordania e delle nuove strategie di controllo e di detenzione di Israele. Con un Compagno della Cassa di solidarietà la Lima presentiamo il corteo di Roma contro il 41bis del 18 aprile da Piazza Trilussa Cabaret “Amore dal Sottosuolo”.
41bis
palestina
cabaret
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Chi ha paura della pace?
L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini” Mercoledì 18 marzo ore 11.00 conferenza stampa al Rettorato, Lungarno Pacinotti 43 Durante una passeggiata di monitoraggio al CISAM, nel cuore del Parco di San Rossore, abbiamo trovato il nostro Presidio di Pace dei “Tre Pini” sgomberato. Bagni, docce, lavabi, tavoli e panche spariti, insieme a tutti gli oggetti e le attrezzature messe a disposizione da solidali. È sparito tutto ciò che è stato costruito con il contributo della collettività e che ha reso un posto prima abbandonato percorribile dalla cittadinanza. In altre parole, un furto. Oltre che un tentativo di mettere i bastoni tra le ruote a chi si batte concretamente per la pace, per l’ambiente, contro le guerre.  Ma chi ha paura di un presidio per la Pace? L’Università di Pisa è proprietaria del terreno dei “Tre Pini”, da anni abbandonato e rigenerato dall’autorecupero del movimento No Base che vi ha realizzato campeggi, mobilitazioni, iniziative di socialità e molto altro.  L’università di Pisa ha scelto di essere complice del progetto della base militare, accettando la “compensazione” della ristrutturazione del Borgo ex Bigattiera. Ora sappiamo in cambio di che cosa: in cambio del suo schieramento nel campo di chi vuole la guerra mondiale. E così, l’Università si rende disponibile a intralciare il movimento di cittadini, studenti, abitanti del territorio che difendono il parco dalle basi militari e che lottano per la Pace. L’Università di Pisa possiede tutti i terreni adiacenti alle basi militari del nostro territorio: CISAM, Camp Darby e COMFOSE. Finora, ha deciso di tutelare le attività di quelle basi, piuttosto che difendere le sue stesse terre dalla militarizzazione e dal cemento, su cui sorgono anche le sue stesse strutture didattiche come il Centro Avanzi di Agraria o l’Ospedale didattico veterinario. Ma le collaborazioni con la guerra sono anche dirette: l’Ateneo pisano porta avanti ricerche milionarie all’interno di laboratori, come il RASS Lab a Cisanello o il Laboratorio Nazionale di Reti e Tecnologie Fotoniche del CNIT in collaborazione con aziende belliche come Leonardo SpA  e Rheinmetall, con la NATO e persino con il CISAM, dove dovrebbe sorgere la nuova base militare.  L’Università di Pisa è come la verità di Orwell: quando parla di Pace, sta facendo la Guerra, quando parla di ambiente, sta gettando il cemento, quando parla di progresso, sta progettando il colonialismo. Non dimentichiamo che è la stessa Università che continua a sostenere Israele e i progetti con le entità che portano avanti il genocidio in Palestina. Provare a cancellare il Presidio di Pace Tre Pini è un attacco a chi lotta per la pace. Che cosa fa paura all’Università? Fa paura che qualcuno attraversi e curi i suoi spazi per parlare di pace? Fa paura che si difenda il Parco di San Rossore dalle reti, dal cemento, dalle basi militari? Fa paura che qualcuno contesti i traffici di armi e difenda i principi di Pace della Costituzione? Non è un caso che questo avvenga pochi giorni dopo aver bloccato un treno carico di armi, cosa che ha dato un segnale di pace forte e concreto a tutto il Paese. Non è in dubbio che ciò avvenga a braccetto con quei soggetti politici e militari che continuano a decidere in modo dispotico sul nostro territorio.  Vogliamo dirlo con chiarezza: l’ipocrisia e la vigliaccheria dell’Ateneo, evidentemente invischiato con i poteri guerrafondai della nostra epoca, non ci stupiscono. Né tantomeno ci spaventano, perché sappiamo che il presidio dei Tre Pini verrà presto ricostruito dalla mobilitazione popolare. Perché in questo periodo di guerra, è sempre più forte il bisogno di lottare per la pace. Chi ha paura della pace ha paura di chi sta resistendo a un’idea di mondo fatta di brama di potere, di profitto, di prepotenza sui popoli: ha il terrore di perdere il proprio tornaconto negli affari di guerra. Cerca di distruggere, laddove in tanti provano a costruire alternative e prospettive. Pochi giorni fa abbiamo dimostrato che resistere a tutto questo è possibile, ma che sarà sempre più importante farlo insieme e collettivamente. Il gesto dell’Università ci mostra quanto è necessario che tutti prendano posizione, partecipino e in ogni modo facciano la loro parte per la pace.  È sempre più chiaro che non possiamo delegare a queste istituzioni il potere di decretare le sorti del nostro territorio, così come del pianeta: spetta farlo a noi, insieme. Il Parco appartiene alla popolazione, agli animali e alle piante, non al Rettore, non all’ateneo, non ai militari. La Pace o si costruisce o si fa la guerra. E l’Università di Pisa, evidentemente, vuole fare la guerra.   Mercoledì 18 marzo alle 11.00 Conferenza Stampa al Rettorato prendiamo parola su quanto è successo. Da Movimento No Base
Gli USA bombardano l’isola di Kharg dopo i voli spia di un drone di Sigonella
Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran. L’8 marzo scorso l’isola che si trova a 25 km di distanza dalle coste iraniane e a meno di 500 km dallo Stretto di Hormuz era stata al centro di una lunga missione di intelligence, riconoscimento e sorveglianza di un drone MQ-4C “Triton” (reg. 169804 – c/s VVPE804) di US Navy decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. Dopo aver attraversato tutto il Mediterraneo centro-orientale, il velivolo senza pilota si era diretto inizialmente verso le coste nordorientali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il “Triton” USA ha raggiunto l’isola di Kharg. “La missione del drone può essere servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e raccogliere dati d’intelligence per gli approcci marittimi verso l’isola di Kharg”, hanno commentato gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar. L’attacco di stanotte conferma l’importanza strategica delle operazioni eseguite la scorsa settimana dal drone partito da Sigonella. Senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti dei caccia USA inviati sull’Isola da Centcom. L’agenzia di stampa iraniana Fars riporta che sarebbero state almeno una quindicina le esplosioni a Kharg. Nello specifico sarebbero state colpite una postazione di difesa aerea, una base navale, la torre di controllo dell’aeroporto e l’hangar di una compagnia petrolifera offshore. Il raid avrebbe pertanto risparmiato le infrastrutture petrolifere ospitate nell’isola. “Ho scelto di non spazzare via le infrastrutture petrolifere di Kharg”, ha dichiarato Donald Trump. “Se l’Iran o altri dovessero interferire nel passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz”. Le infrastrutture petrolifere dell’isola furono totalmente distrutte nell’autunno del 1986 dalle forze irachene nel corso della lunga e sanguinosa guerra Iran-Iraq. Secondo fonti di stampa statunitensi il Pentagono starebbe vagliando l’ipotesi di inviare un commando speciale per occupare l’isola ed impadronirsi del terminal petrolifero. Anche in quest’ottica può essere letta la missione dell’8 marzo dell’MQ-4C “Triton” di Sigonella. Con buona pace del governo Meloni-Tajani-Crosetto e del Consiglio Supremo di Difesa presieduto da Sergio Mattarella che continuano ad affermare ipocritamente l’estraneità dell’Italia dal conflitto scatenato da USA ed Israele contro l’Iran e l’uso delle basi militari da parte degli alleati per mere funzioni tecnico-logistiche. Antonio Mazzeo Blog
Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla
A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital. Attualmente 7 persone sono detenute a El Aouina e sottoposte a interrogatori da parte della Garde Nationale. Dopo i primi 5 giorni, la Garde Nationale può prolungare il periodo di dentenzione e interrogatorio di altri 5 giorni. Dopo questo primo passaggio, le persone possono: o andare in tribunale davanti al giudice e finire in carcere, o essere rilasciate. Questa ondata di arresti coincide con i preparativi per la seconda Global Sumud Flottilla, che dovrebbe partire da Tunisi la prossima primavera. Gli arresti si collocano in un contesto regionale e globale di intensificazione dell’offensiva imperialista e sionista contro tutte le forze che rifiutano i progetti di egemonia e sottomissione, e contro la resistenza in Palestina e in Libano.  Il clima locale é segnato da una progressiva chiusura degli spazi pubblici, dal silenziamento delle voci libere e dalla criminalizzazione della solidarietà locale e internazionale. L’arresto di membri e organizzatori della Flotilla Sumud arriva dopo mesi di campagne di diffamazione contro questa iniziativa internazionale, che hanno colpito individualmente le persone che la sostengono, specialmente su Facebook. Oggi i social media amplificano queste operazioni, creano divisioni e manipolazioni,attraverso campagne di odio fatte per discreditare ogni espressione di solidarietà con il popolo palestinese. Un presidio autorizzato, poi vietato all’ultimo minuto e infine disperso con la forza è quanto successo allx attivistx della Global Sumud Flotilla che la sera di mercoledì 4 marzo si sono recatx al porto di Sidi Bou Said, in Tunisia, dove era prevista una iniziativa chiamata da tutta la comunità solidale e dai lavoratori portuali. Il porto di Sidi Bou Said è lo stesso dal quale la Flotilla salpò durante la sua ultima missione, quello in cui un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla subì due attacchi da parte dei droni ed è lo stesso che accolse la Flotilla con migliaia e migliaia di persone. Il presidio era autorizzato, ma circa un’ora prima dell’inizio, l’autorità tunisina ha informato lx manifestanti già sul luogo che avevano ritirato l’autorizzazione senza altre giustificazioni. Il gruppo ha deciso comunque di raggiungere il porto ma, appena sceso dal bus, è stato avvicinato dalle prime forze di polizia, che hanno intimato di fermarsi: “noi abbiamo proseguito e dopo sono intervenuti con l’antisomossa”. C’erano anche Thiago Avila, dall’Italia Maria Elena Delia e Tony Lapiccirella, Greta Thunberg e rappresentanti della Freedom Floitilla e delle Thousand Madleens. Il giorno dopo, giovedì 5 marzo, le autorità locali hanno imposto l’annullamento di un incontro pubblico della Flotilla con rappresentanti della società civile e giornalisti al Ciné-Théâtre Le Rio di Tunisi. Tra i  motivo della presenza in Tunisia c’era anche un incontro organizzativo, della Global Sumud Flotilla, della Freedom Flotilla Coalition e della Thousand Madleens. La prossima missione è prevista verso fine aprile, in un contesto sempre più urgente: negli ultimi giorni infatti, il regime israeliano ha chiuso ogni via d’accesso alla Striscia di Gaza, invocando lo stato di emergenza nazionale e non meglio precisati “motivi di sicurezza” dopo l’aggressione militare israelo-statunitense all’Iran, interrompendo così il già scarso flusso di cibo, acqua e carbutante verso i 2 milioni di abitanti della Striscia già stremati da due anni di genocidio. Ascolta il racconto e le voci raccolte da alcunx compas in Tunisia. È chiaro che la Tunisia non è un paese sicuro, contrariamente a quanto dichiara l’Unione Europea. Libertà per Jawahar Channa Sana Msalhi Wael Nawar Ghassen Boughdiri Ghassen Henchiri Nabil Channoufi Amin Bennour Libertà per tutt* prigionier* Da Radio Blackout