PUNTATA con MANU DUBSIDE & DJ ISARO’
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I saperi maledetti tornano con una nuova puntata che riprende il discorso
introdotto lo scorso lunedì su transfemminismo e il significato di scendere in
piazza per l’8 marzo, con la volontà di andare ad approfondire alcuni concetti
legati al movimento transfemminista.
Insieme a Nic Braida, sociolog* e attivista transfemminista abbiamo
problematizzato il concetto di eteronormatività in quanto strumento del sistema
patriarcale; affrontato il tema del passing nella teoria queer ed evidenziato
come il transfemminismo e la sovversione di genere siano alleate delle lotte
anticapitaliste e antimilitariste.
Sentirete le voci di giovani universitari intervistati nei diversi poli, i quali
hanno espresso la loro opinione rispetto a una possibile apertura di un fronte
bellico: prenderesti parte alla leva obbligatoria?; chi dovrebbe andare al
fronte?; il femminismo può essere uno strumento di contrasto alla guerra?
Infine grazie al contributo della professoressa Camoletto, sociologa e
insegnante ad Unito di corpo, genere e sessualità, abbiamo messo in luce la
strumentalizzazione dell’eteronormatività in favore di un’economia di guerra e
di mascolonità egemonica, sottolineando l’importanza di costruire altri modelli
di mascolinità che non aderiscano all’etero-patriarcato.
Come rispondere dunque a un sistema che sempre più devia verso una rotta
bellica?
La nostra conclusione è che la sovversione di genere possa scardinare il modello
capitalista di cui il bellicismo si nutre riducendo il ruolo di riproduzione
sociale cui le soggettività non maschie vengono destinate e unificando l’io
frammentato dell’uomo-soldato attraverso pratiche di cura e riconoscimento di se
stessi negli altri.
Qui trovate il podcast integrale della puntata:
L’inchiesta della magistratura francese apre uno squarcio sulle politiche di
frontiera dell’Unione Europea: respingimenti, violazioni del diritto d’asilo e
una gestione che avrebbe sacrificato vite umane in nome della “sicurezza” …
Una vittoria dei giovani e dei movimenti contro Stato di polizia, guerra e
disuguaglianze. La vittoria del No al referendum segna una sconfitta netta e
senza appello per il governo …
Riceviamo e diffondiamo:
Roma, domenica 29 marzo: Con Sara e Sandrone, a testa alta
Domenica 29 Marzo, alle ore 9:30, ci troveremo all’incrocio tra via Lemonia e
Circonvallazione Tuscolana per portare dei fiori sul luogo in cui hanno perso la
vita i compagni.
L’appuntamento successivo è spostato alle 12 al Parco Modesto di Veglia
(all’altezza dell’angolo tra via Trani e via Molfetta) a Roma.
Per l’Anarchia.
A Macerie su Macerie un’intervista a Marco Nocente, autore di “Non è più il
carcere di una volta”. Le testimonianze e le lettere dei detenuti “in lotta” che
sono raccolte in questo lavoro restituiscono le opportunità e le difficoltà di
resistere in carcere oggi, in un luogo del potere che si è specializzato nel
premiare e nel punire, in cui il recluso si trova sempre più isolato. Il libro
racconta come nei regimi carcerari si sta assistendo a una progressiva
individualizzazione tra i detenuti, a detrimento di ogni forma di solidarietà.
In questi
contesti, i detenuti devono fare i conti con vecchie e nuove logiche del potere
carcerario, le quali non vengono solo impartite dall’alto, ma sono spesso
riprodotte da loro stessi.
TRANSGEDDON
Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino
(venerdì, 27 marzo 21:00)
dalle 21.00 alla Blackout House
Original SoundTrack:
rac montoro
santacremina
sickness during period
violante
yerewinne
benefit blackout!!
Dopodomani, giovedì 26 marzo, si terrà a Bussoleno un incontro pubblico aperto a
tutta la popolazione, dedicato ai possibili futuri cantieri TAV previsti nel
comune e ai rischi ad essi […]
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notav.info.
Estratti dalla puntata del 23 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
ADDESTRARE AI: DALLA QUOTIDIANITÀ ALLA GUERRA
Partiamo con alcune brevi notizie che dalla quotidianità ci conducono verso
l’addestramento delle AI in ambito bellico.
Il colosso del delivery DoorDash ha introdotto uno strumento (Tasks) attraverso
il quale i propri dipendenti possono registrare specifiche azioni quotidiane
dietro un piccolo compenso: i dati prodotti serviranno per addestrare robots.
Affrontando un altro contesto di estrazione di dati dal mondo reale per
addestrare intelligenze artificiali, emerge in oltre il ruolo finanziario di
In-Q-Tel (capitale di investimento della CIA) nella nascita di Keyhole, azienda
all’origine di Niantic (PokemonGo).
Allo stesso modo l’Ucraina sta diventando un polo cruciale per la produzione e
la condivisione di dati prodotti da droni e sistemi d’arma autonomi di cui le
aziende del settore vanno particolarmente ghiotte.
Intanto la robotica si fa largo nel settore sicurezza: Gecko Robotics vince un
contratto il monitoraggio dello stato di salute delle navi della flotta militare
statunitense, Boston Dymanics vende i suoi robots quadrupedi per pattugliare i
datacenters.
TECNOCOLONIALISMO IN AFRICA
Torniamo a parlare di tecnocolonialismo nel continente africano, tra
infrastrutturazione digitale, estrattivismo dei dati, conferimento di identità
biometrica e sfere di influenza militari.
Colossi statunitensi investono sui cavi sottomarini per il traffico internet,
grandi attori cinesi diventano egemonici nelle reti 4G e nella videosorveglianza
algoritmica, multinazionali europee costruiscono l’infrastruttura per l’identità
digitale biometrica, si promuove l’introduzione di sistemi d’arma autonomi e AI
militari… spesso addestrate da click-workers africani:
GUERRA E SCOMMESSE
Ci concentriamo sul portale Polymarket e sulla proliferazione di scommesse su
eventi bellici: un sito – precedentemente messo al bando – al quale
l’amministrazione Trump ha consentito di tornare a operare, ma sopratutto
un’azienda in cui investe direttamente Donald Trump Jr.
Chi conosce (o addirittura determina) eventi geopolitici e bellici, può trarre
enormi profitti da varie forme di “scommessa”: investire su determinate aziende
o puntare direttamente denaro su Polymarket… come hanno fatto militari
israeliani sotto processo:
BLACK CUBE: INTERFERENZA ISRAELIANA NELLE ELEZIONI IN SLOVENIA
L’azienda di intelligence israeliana Black Cube, definita un “Mossad privato”,
ha cercato di interferire con le recenti elezioni in Slovenia.
Il governo uscente – e appena rieletto – di Robert Golob ha riconosciuto lo
stato di Palestina, supportato l’incriminazione di Israele alla ICC e bloccato
le importazioni di beni dai territori occupati dai “settlers”; Black Cube ha
quindi lavorato per mesi nel tentativo di screditare la compagine di
centro-sinistra in vista delle elezioni, arrivando a manipolare filmati con AI
generative per favorire lo schieramento sovranista-trumpiano-sionista di Janez
Janša.
(disegno di martina di gennaro)
Il 16 marzo 2026 Tommy Olsen, cittadino norvegese e fondatore della Ong Aegean
Boat Report (ABR), che da anni monitora e denuncia i respingimenti delle persone
migranti nel Mare Egeo, viene arrestato nella sua casa a Tromsø, in Norvegia.
L’arresto segue una richiesta di estradizione emessa dal governo della Grecia,
ed è finalizzato a sottoporre l’attivista a un processo nel quale viene imputato
di favoreggiamento e organizzazione criminale, e per il quale rischia di essere
condannato fino a vent’anni di carcere. La sua detenzione e la persecuzione
della sua organizzazione rivela la complicità degli stati europei nella violenza
agita contro le persone migranti.
La richiesta di estradizione viene emessa, non a caso, alle soglie dell’entrata
in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, operativo da giugno
2026, le cui direttive in merito alle politiche di frontiera dei paesi membri e
degli aderenti Schengen sono state preannunciante dall’implementazione
di decreti e leggi nel 2025. Queste ultime, hanno infatti predisposto in maniera
intermittente sospensioni al diritto di asilo in base ai capricci dei governi e
agli equilibri geopolitici (pensiamo al caso dei paesi nord-africani o
della Siria), condannando alla detenzione e alla deportazione sempre più vite
umane. Parallelamente all’affossamento definitivo della libertà di movimento
attraverso l’arma del paese sicuro, il nuovo Patto opererà una stretta decisiva
anche in materia di favoreggiamento, tema da sempre prediletto
per criminalizzare la solidarietà internazionale, che da dieci anni a questa
parte ha spinto migliaia di individui a mobilitarsi in difesa dei diritti delle
persone migranti. Già dallo scorso 5 febbraio 2026, il governo greco ha
predisposto una nuova legge secondo cui il rivestire un ruolo dirigenziale
all’interno di un’organizzazione non governativa si traduce automaticamente in
un fattore aggravante in casi legati a violazioni dei codici in materia di
migrazioni. Una coincidenza davvero curiosa, dal momento che allo stesso mese
risale la notifica di arresto di Olsen.
La sua persecuzione aveva avuto inizio anni fa, con l’avvio di diverse indagini
avviate per volontà delle procure di varie isole-hotspot dell’Egeo. Sebbene
quattro siano state archiviate, un’indagine avviata nel 2022 dalla procura di
Kos lo vede rinviato a giudizio. A “incriminarlo”, sarebbe un messaggio
scambiato con un uomo sbarcato a Kos nel luglio 2021 e l’accusa di complicità
nel traffico illegale, avanzata da un membro della guardia costiera.
Il vero motivo di questo accanimento giuridico? L’organizzazione di Olsen svolge
da anni attività di monitoraggio nel Mar Egeo, rendendo nota la presenza di
imbarcazioni in transito alla guardia costiera allo scopo di avviare le attività
di soccorso, spesso in seguito alla richieste di aiuto ricevute da una linea
telefonica d’emergenza specificatamente predisposta. Nel corso degli anni tale
strumento ha però anche permesso di collezionare numerose prove audio-visive,
incluse scene di rapimenti, prese in ostaggio e violenze in mare, permettendo
così di denunciare le violenze e i respingimenti illegali effettuati dalle
autorità greche e contribuendo a smascherare l’ipocrisia del sistema di
“accoglienza” europeo.
In particolare, Aegean Boat Report nasce come pagina Facebook tra il 2015 e il
2016, nel pieno dell’intensa stagione migratoria che proietta la frontiera greca
nel ciclone mediatico internazionale. Nasce quindi come pagina di informazione,
pubblica notizie in tempo reale sugli sbarchi, promuovendo un’attivazione che
aveva spinto lo stesso Olsen a svolgere attività di volontariato sull’isola di
Lesbo. L’obiettivo del progetto era colmare il vuoto in materia di dati,
trasmessi all’epoca in maniera opaca e incostante dai governi e dall’UNHCR. La
peculiarità dell’approccio della futura associazione consisteva nel considerare
non solo i dati europei, ma anche quelli turchi, confrontando così le partenze
con gli sbarchi, e restituendo una visione molto più coerente, ma anche
drammatica, della realtà. Nel 2018, grazie alla presenza di vari attori sul
campo, nasce la Ong norvegese, che ha saputo garantire un’operatività h24, sette
giorni su sette, diventando uno dei maggiori riferimenti sul territorio greco.
Gli slanci di solidarietà internazionale che si raccolsero all’epoca della
“stagione migratoria” furono innumerevoli. È altrettanto innegabile, tuttavia,
quanto la stessa parola “solidarietà” a cui si faceva appello, fosse diventata
uno strumento tutt’altro che neutrale, e piuttosto strategico. Esso veniva
rivolto a soggetti migranti, che per etnia e religione costituivano in quel
periodo gli stessi obiettivi politici della “caccia al terrorista” scatenatasi
in parallelo all’escalation di violenza e di morte nella Siria di Assad e alla
minaccia dello Stato Islamico. Abbiamo imparato a comprendere, oggi, quanto la
parola “solidarietà” possa essere un termine pericoloso, coloniale,
de-responsabilizzante e, in tal senso, comodo alle agende dei governi europei.
Il filone narrativo “solidale” all’epoca si inseriva in un clima politico che
esigeva il rafforzamento di una morale cristiana ed eurocentrica,
polarizzatrice, dove non poteva esistere alcun margine di ambiguità tra civiltà
bianca e barbarie islamica, generosità cristiana e de-soggettivazione araba.
L’essere solidale diveniva un salvagente da indossare, lodato fino a quando
fosse rimasto ignaro dell’ipocrisia politica da cui veniva celebrata.
In tal senso, dobbiamo chiarire che l’attività di Aegean Boat Report è stata
molto più che solidale: è stata politica. Così come politica è la sua richiesta
di estradizione oggi. Un manifesto, che dichiara la caccia a chiunque osi
sfidare il sistema di apartheid, in cui l’unico vero carnefice è lo stato di
diritto europeo. Questa non è di certo una novità, considerando che solo il mese
scorso si è concluso il processo che dal 2018 vedeva imputata tra i tanti anche
Sarah Mardini, rifugiata siriana accusata di smuggling per aver preso parte a
operazioni di soccorso nelle acque di Lesbo, dove lei stessa era sbarcata anni
prima. Con lei, anche Sean Binders. Oltre ad aver trascorso più di cento giorni
in carcere, gli imputati hanno dovuto affrontare un esasperante processo
protrattosi per otto anni e che, come nel caso di Olsen, contemplava possibili
condanne fino a vent’anni di detenzione per favoreggiamento.
C’è una motivazione specificamente politica che ci rivela il perché le attività
di monitoraggio di Aegean Boat Report abbiano cominciato a essere
particolarmente scomode durante i primi anni Venti, periodo in cui peraltro la
migrazione aveva cominciato a perdere popolarità, spodestata dalla pandemia di
Covid-19 e ancora sostituita mediaticamente dal movimento globale Black Lives
Matter. Parallelamente agli accordi Europa-Turchia 2016 e alle loro implicazioni
di lunga durata, oltre alla predisposizione di nuovi campi chiusi ad accesso
controllato sulle isole dell’Egeo (trionfo dell’approccio securitario e di
sorveglianza alla gestione dell’accoglienza), le pratiche illegali di
respingimenti alla frontiera, noti internazionalmente come “pushback”, diventano
prassi strutturale, di cui lo stato di diritto europeo si serve per implementare
le sue leggi razziste. La presenza dell’agenzia europea Frontex al confine,
investita di un mandato di lotta al traffico degli esseri umani, ha svolto in
questi anni una funzione di deterrenza strategica, organizzando centinaia di
spedizioni mortifere, che dai porti sono partite nella notte, o alle prime ore
dell’alba, per neutralizzare le imbarcazioni affollate di migranti che a stento
contenevano i propri passeggeri, e alla cui guida stavano persone sotto ricatto
o marinai improvvisati, scelti casualmente dal gruppo destinato alla
“traversata”. Senza poter nemmeno toccare terra e accedere al sistema di asilo,
migliaia di persone sono state inseguite, minacciate, ricattate, perquisite,
pestate, molestate in mare e a terra, dalla stessa guardia costiera adibita al
loro salvataggio. Uomini mascherati di nero compaiono come protagonisti di
queste spedizioni punitive nelle testimonianze di ogni persona sopravvissuta.
Nel panico generale, il masked-man impartisce ordini, decreta il sequestro di
beni essenziali, perquisisce corpi alla ricerca di telefoni che possano
contenere prove sul presunto trafficante. Il motore delle imbarcazioni è rimosso
e lasciato affondare, il gommone spinto verso la Turchia e abbandonato in balia
delle onde. È esattamente quanto raccolto dalle testimonianze di una giovane
donna, che il 25 ottobre 2025 ha denunciato in tempo reale un tentativo di
respingimento avvenuto al largo di Chios: uomini mascherati e armati di pistole
hanno minacciato i passeggeri. Il motore gettato in mare. La giovane testimone,
che era riuscita a nascondere il proprio telefono, riesce però a chiamare la
linea predisposta da ABR, alle 2:36 del mattino, e gli operatori mettono subito
in allerta la guardia costiera turca per operare un soccorso. In attesa del
sopraggiungere dei soccorsi, arrivati alle 3:35, i passeggeri restano in
contatto con gli operatori, raccontando la violenza subita e inviando prove
audio-visive dell’accaduto.
Nel 2023 ABR pubblica alcune fotografie in cui figurano persone legate e
bendate, stipate nel retro di un furgone. La fotografia, scattata a Kos da una
donna che era riuscita a nascondere il suo telefono, denuncia un tentativo di
“pushback via terra”, ovvero il rapimento di persone già sbarcate, che non hanno
raggiunto però ancora il campo o potuto dichiarare la propria presenza alle
autorità locali. La procura avvia un’indagine dichiarando falsificati tali
contenuti. Tempo dopo, Frontex è costretta a smentire e condannare l’accaduto.
Di recente, le testimonianze di un pentito, membro della guardia costiera
ellenica, non hanno solo confermato quanto già si denunciava da anni, ma hanno
addirittura svelato l’esistenza di una linea telefonica segreta, attraverso cui
vengono coordinate le intercettazioni delle imbarcazioni da neutralizzare, in
modo da non lasciare tracce nel caso di eventuali indagini.
Il contro-monitoraggio svolto dall’associazione di Olsen è stato quindi
cruciale, imponendo di fatto alla guardia costiera di svolgere operazioni di
salvataggio e limitandone la violenza. Il legale di Olsen rimane ottimista
sull’esito del processo, avendo affrontato ormai numerosi casi analoghi, tutti
conclusi con la caduta dei capi di accusa. Tuttavia, l’ordine di estradizione e
le accuse mosse contro Tommy, così come quelle verso Sarah e Sean, sono un
monito che risuona minaccioso in vista delle nuove legislazioni migratorie e del
nuovo scenario geopolitico in Asia occidentale. Lo stato di guerra totale
imposto dall’imperialismo sionista in Palestina, Libano, Iran, così come le già
precarie condizioni in Siria, Iraq e Afghanistan annunciano un’intensificazione
dei flussi migratori verso la Turchia. C’è la possibilità concreta che il nuovo
campo di Vastria (capienza settemila persone), costruito in mezzo a una foresta
disboscata nel cuore di Lesbo, lontano chilometri da servizi e inaccessibile
alle Ong, venga inaugurato davvero, nonostante le esitazioni per l’alto rischio
di incendi. Quale volto assumerà la migrazione all’alba di questo patto? Ma
soprattutto: quale volto potrà assumere la nostra diserzione da questo sistema
imperialista e fatiscente? (roberta cecconi)
Il sostegno di Panorama e La Verità alle teorie di Martin Sellner segna un salto
di qualità: la deportazione di milioni di persone entra nel dibattito pubblico
italiano sotto forma …