Il 12 febbraio 2008 la polizia irrompe all’interno del reparto di interruzione
volontaria di gravidanza del II Policlinico di Napoli dopo aver ricevuto la
segnalazione di un presunto “feticidio”. Secondo …
Oggi si conclude il primo grado del processo per la morte di Moussa Balde,
cittadino guineano di 23 anni, ucciso dalla violenza razzista dello stato
italiano espressa tramite i CPR.
Per chi non lo sapesse, Moussa è stato aggredito brutalmente per le strade di
Ventimiglia da un gruppo di razzisti. Una volta portato all’ospedale , ed emersa
l’assenza di documenti, è stato rinchiuso nel CPR di Torino, messo in isolamento
e abbandonato lì .
Pochi giorni dopo, il 23 maggio 2021, si è tolto la vita.
Non è un tragico epilogo ma il risultato di una catena precisa di decisioni e di
meccanismi razzisti che provocano isolamento, disperazione e morte.
Il processo di primo grado per la sua morte si è concluso oggi con una condanna
per omicidio colposo di un anno di reclusione per Annalisa Spataro, direttrice
generale dei servizi alla persona del CPR e una condanna per l’ente GEPSA, cui
era stata delegata la gestione del centro, a risarcire la famiglia e le parti
civili.
Assolti poliziotti e il responsabile medico della struttura Fulvio Pitanti.
Da una parte, la sentenza di condanna pronunciata oggi è un precedente positivo,
perché per la prima volta viene di fatto riconosciuta la colpevolezza di una
direttrice e di un ente che gestisce un CPR . Ciò detto, l’ente gestore, è stato
anche il capro espiatorio che ha reso possibile la completa
deresponsabilizzazione dello stato e delle sue istituzioni, in particolare
questura e prefettura, che sappiamo essere ugualmente complici.
Dopo che il PM ha preso la decisione di escluderli dagli imputati, i
rappresentanti dello stato, ormai intoccabili, sono diventati a loro volta
l’oggetto dello scarica barile dell’ente gestore, che ha tentato di deviare
unicamente su di essi responsabilità che di fatto condividevano. Questa è stata,
in sostanza, la strategia della difesa della direttrice Spataro. In pratica se
il sistema uccide, nessuno è responsabile.
D’altronde erano gli stessi magistrati inquirenti che circa un anno e mezzo fa
depositarono una richiesta di archiviazione in quanto rilevavano gravissime
violazioni dei diritti non perseguibili penalmente.
Attestano che il sistema detentivo amministrativo permette ripetute violazioni
nei confronti delle persone migranti, riconosce come certe lacune normative
portino a violenze gratuite o semplice arbitrarietà. Le stesse istituzioni,
insomma, ci confermano quanto sia razzista questo sistema , ma ciò non sembra
essere un buon segno quanto una macabra rivendicazione.
Per una triste coincidenza, tale sentenza arriva il giorno successivo
all’approvazione di un nuovo regolamento europeo sui cosiddetti “paesi sicuri”,
adottato in conformità con il nuovo Patto sulle Migrazioni e l’Asilo, che
normalizza e fonda legalmente la detenzione amministrativa per chi presenta
domanda d’asilo. Il fatto che si parli di “sistemi di accoglienza” non deve
trarre inganno: quello che sempre più paesi europei stanno costruendo è di fatto
un sistema di campi di concentramento, analoghi a quello dove Moussa è stato
portato a morire. E questa morte, e questo stato di cose, ci riguardano tutt 3 .
Questa sentenza, e questo regolamento, ci riguardano tutt 3 .
Riguarda tutt questa nascita di un nuovo totalitarismo, in cui una categoria di
persone può essere detenuta a prescindere dall’aver commesso o meno un reato, ma
anzi, per aver chiesto asilo, per aver cercato rifugio dopo essere stato
costretto a lasciare il proprio paese .
L’Europa costruisce la sua fortezza e continua a costruire stati coloniali,
fatti di cittadini di serie A e corpi senza diritti. E presto, lo vediamo un
decreto sicurezza dopo l’altro, vedremo allargare le categorie di corpi da poter
incarcerare senza processo, da poter picchiare senza temere ripercussioni.
Vedremo allargare le categorie di persone che possono essere ridotte al
silenzio, dai “maranza” all3 student3 ed attivist3 , all3 journalist 3 e all3
docenti universitari.
Oggi c’è stato un riconoscimento della natura mortale della custodia
amministrativa . Ieri intanto quella stessa protezione veniva estesa come buona
prassi europea per la governance delle migrazioni. Da un lato si ammette che
questi luoghi uccidono, dall’altro li si consolida e li si rende ordinari.
Il CPR è un sistema irriformabile che va chiuso e abolito, questo è il punto del
processo per la morte di Moussa Balde. Sappiamo che, da quando esistono, i CPR
non sono mai stati chiusi per mano di un giudice, ma solo grazie al coraggio dei
detenuti e alle loro rivolte.
La lotta, per la libertà, per la giustizia, per la libertà di movimento, per un
mondo senza gabbie e frontiere, è una lotta in difesa della società tutta, per
arrestare l’avanzata di un nuovo fascismo.
Libertà di movimento per tutti e tutti, questa è l’unica strada da percorrere.
MOUSSA VIVE
I CPR VANNO CHIUSI
https://www.ladige.it/cronaca/2026/02/09/trento-ai-e-telecamere-al-pronto-soccorso-del-santa-chiara-1.4288585
(disegno di diego miedo)
È in libreria a Napoli, e presto in altre città italiane, Le avventure della
città di Santa Chiara e dei suoi abitanti (Monitor edizioni, 76 pagine, 10
euro), un libro a fumetti di Diego Miedo. Una storia distopica, “ma meno del
nostro quotidiano, in cui sradicamento, espulsioni e sgomberi sono promossi dai
governi di mezzo mondo, spesso con la forza”.
Pubblichiamo a seguire La realtà è più avanti, introduzione al volume scritta da
Stefano Portelli.
* * *
“Napoli è il caso emblematico di una pressione turistica cresciuta in modo
esponenziale”, scrive il direttore del dipartimento di architettura
dell’Università Federico II su Repubblica a dicembre 2025. Poi spiega l’impatto
del turismo sulla città: “Aumento dei canoni abitativi, congestione, espulsione
di abitanti fragili dai quartieri centrali, rarefazione dei servizi essenziali,
perdita di identità”. Sembrerebbe un disastro a cui cercare rimedi. Invece,
continua l’esperto, bisogna cambiare prospettiva: smettere di vedere tutto
questo come un pericolo da cui difendersi, provando invece a reinvestire i
profitti del turismo come “valore aggiunto in infrastrutture, servizi e nuove
qualità urbane”. L’articolo si conclude così: “Napoli ha la straordinaria
opportunità di usare il turismo […] non come un problema da contenere, ma come
risorsa per ridisegnare il futuro”. Sembra una parodia ancora più fantasiosa
delle avventure della città di Santa Chiara disegnate da Diego Miedo. Anche
l’inquinamento, la deforestazione, gli sversamenti tossici in mare sono grandi
opportunità se i loro profitti raggiungono lo Stato! Anche sui terremoti si può
guadagnare, e magari finanziarci biblioteche, infrastrutture, nuovi boulevard
sul mare. Pure dal traffico di droga possiamo tirar fuori qualcosa, magari per
fare i centri di disintossicazione. Un cambio di prospettiva geniale: perché
lamentarsi, se riusciamo a farci soldi sopra? Purtroppo, per il momento, è
invece lo Stato che spende per aumentare l’invasione turistica su cui speculano
i privati. L’anno scorso le aviolinee low-cost che portano i turisti in Italia
hanno incassato quasi mezzo miliardo di euro dallo Stato – la metà dei quali
sono andati a Ryanair. Centinaia di milioni l’anno vanno ai porti per le navi da
crociera, e miliardi su miliardi ai grandi eventi come le Olimpiadi di
Milano-Cortina, sempre per attrarre visitatori. Le storie raccontate da Diego
Miedo sembrano esagerazioni ma non lo sono. Sono anche meno distopiche della
realtà, oggi che la gentrificazione, la turistificazione, lo sradicamento, sono
promosse dai governi di mezzo mondo, spesso con la forza. Pensiamo alla strage
compiuta a fine ottobre 2025 nel quartiere Penha di Rio de Janeiro, dove la
polizia ha ucciso oltre cento persone: più che colpire il narcotraffico, rimasto
indenne, l’operazione ha fatto crescere la violenza e il disprezzo contro gli
abitanti delle periferie – neri, poveri e favelados, già colpiti
dall’allestimento dei Mondiali 2014 e delle Olimpiadi 2016. Oppure pensiamo
all’irruzione di un cane-robot della polizia di New York nel 2020, durante
un’assemblea di inquilini in un quartiere di case popolari. O ai gruppi di
neonazi, pugili, ex militari, che minacciano gli inquilini indesiderati,
attraverso imprese considerate legali e pagate dai proprietari immobiliari, come
Desokupa in Spagna. O ai suicidi: solo negli ultimi mesi del 2025, a Sesto San
Giovanni un settantenne si è buttato dalla finestra durante lo sfratto, a
Barberino nel Mugello un uomo della stessa età ha fatto esplodere la casa, e
vicino Verona tre fratelli hanno dato fuoco alla casa uccidendo anche i tre
carabinieri che erano andati a sfrattarli . Si resiste alle espulsioni a rischio
della vita: si pensi all’omicidio di Marielle Franco in Brasile, e a quello di
Breonna Taylor a Louisville (Usa), uccisa dalla polizia che cercava di svuotare
il quartiere dai neri. “La gentrificazione è un crimine!”, ripeteva spesso una
attivista afroamericana di Washington DC, Gloria Robinson, nelle riunioni di un
comitato locale. Poi è stata cacciata di casa, e ora vive in un altro stato.
Nella capitale degli Usa in venti anni sono stati espulsi quarantamila abitanti
neri, prima sotto la forma dell’impoverimento intenzionale dei quartieri che si
voleva “riqualificare”, togliendo sussidi e investimenti pubblici; poi sotto la
forma delle ruspe che hanno abbattuto le case, spingendo gli afroamericani ad
andare altrove o ad accamparsi in tende e rifugi di fortuna, dove molti hanno
passato anche la pandemia. Un altro membro dello stesso comitato, Dominic
Moulden, si domanda in un articolo: Is gentrification a municipal crime? . Un
giornale nero californiano, il San Francisco Bay View, considera addirittura che
la riqualificazione e la gentrificazione delle città statunitensi siano una
continuazione del genocidio coloniale. Se le vite nere contano davvero,
sostiene, bisogna chiedere la riparazione dei danni.
A Napoli sicuramente il fenomeno prenderà una forma diversa, ma non per forza
meno drammatica, visto che l’Italia è attualmente il paese europeo con il
maggiore indice di sfratti. Un ricercatore di Londra ha fatto una lista dei
danni provocati dalla trasformazione degli spazi urbani in macchine per il
consumo o per il turismo. Ha individuato cinque categorie: sfruttamento,
spossessamento, sradicamento, marginalizzazione, violenza. A Santa Chiara ci
sono tutte: chi lavora sfruttato per le pizzerie dei turisti; chi non si
riconosce più nel suo quartiere invaso dalle spritzerie; chi viene cacciato di
casa; chi viene costretto a vivere in periferia, magari nel quartiere di
Rosabella, a sua volta oggetto di nuova gentrificazione; chi è spinto oltre il
confine della marginalità, e deve rifugiarsi nelle grotte sul Vesuvio. Un’altra
serie di danni, meno visibili, riguarda l’appropriazione della cultura:
“Dobbiamo puntare sulla cultura – dice il sindaco di Santa Chiara –. Prendiamo
consensi e ci consolidiamo”. Quindi, la banalizzazione e la distruzione della
cultura popolare, della musica, dei legami sociali, dei rituali, della vita
quotidiana – quel “dolce sogno” da cui inizia il libro. Anche per gli
afroamericani, secondo Mindy Fullilove, la perdita dei quartieri aveva ucciso il
jazz, incarnazione della vita urbana.
Ma la retorica sulle magnifiche sorti delle città turistiche è troppo forte per
poterla scalfire con gli articoli scientifici o le inchieste indipendenti. I
giornali mainstream presentano la realtà sempre in un modo “imparziale”, che
naturalmente fa fare bella figura ai promotori della gentrificazione più che
alle vittime. La tattica di questo libro, fatta di paradossi, straniamento,
avventure, è forse l’unica efficace per mettere in crisi il discorso ufficiale.
Nei decenni passati molti artisti hanno criticato poeticamente la trasformazione
delle città in macchine per far soldi. In Chi ha incastrato Roger Rabbit, umani
e non-umani lottano contro uno speculatore che vuole trasformare un quartiere di
Los Angeles – Cartoonia – in un nodo autostradale. I Blues Brothers invece
devono salvare un orfanotrofio di Chicago dalla demolizione (e gli scontri di
auto nel centro commerciale vendicano lo straniamento del nuovo modello di
consumo). In Beetlejuice, invece, sono i fantasmi che vogliono rimanere nella
loro casa, spaventando i gentrificatori. Anche i fumetti di Astérix ci hanno
regalato una mitologia potentissima per difendere l’autonomia dei quartieri
assediati da un potere gigantesco. Tutti i documentari sulla turistificazione –
Terramototourism su Lisbona, Welcome Goodbye su Berlino, La sindrome di Venezia,
The Last Tourist, Gringo Trails – non riescono a trasmettere l’inquietudine di
Jurassic Park o Westworld, che raccontano quanto può andare male un’attrazione
per turisti. Il fumetto ha la capacità low-cost di farci immaginare qualunque
cosa: è il mezzo ideale con cui sublimare i danni subiti, rovesciare le sorti,
immaginandoci a scacciare chi ci ha cacciato.
L’abitante di Rosabella che grida dalla finestra: “Americani di merda, non
saremo mai il vostro zoo!”, è lo stesso che esce armato sul balcone in Dodici di
Zerocalcare, gridando: “Non verrete qui a suonare i vostri bonghi! Questa non
sarà mai una terra di fottute apericene!”. In Roma città morta, di Luca Marengo
e Giacomo Keison Bevilacqua, a occupare la capitale sono invece gli zombie; i
sopravvissuti la attaccano dalle loro riserve fortificate fuori le mura – quasi
tutte a Roma Est, dove da sempre vivono gli espulsi. Ci sono così tanti fumetti
ambientati in città post-apocalittiche, da Akira ai lavori di Enki Bilal a Le
acque di Mortelune di Patrick Cothias e Philippe Adamov, che sembra quasi che il
fumetto sia un mezzo privilegiato per immaginare usi della città radicalmente
diversi. Iniziare a fantasticare su un cambiamento, anche se distopico, è il
primo passo per uscire dalla paralisi dell’immaginario provocato dall’invasione
turistica, dal bombardamento delle demolizioni e degli sfratti, dalla
moltiplicazione dei grattacieli e dei grandi progetti inutili. Un giorno
rileggeremo questi anni come la fase in cui i barbari al potere tentarono di
distruggere le città più belle del mondo, in alcuni casi riuscendoci. I danni
saranno quantificati e si esigeranno riparazioni; o almeno, si farà in modo che
non possa più succedere. Sui muri della Santa Chiara del futuro sarà affissa una
lapide, a perenne monito: “Chiunque contribuirà a svuotare la città dai suoi
abitanti, per profitto o per ignoranza, spingendoli a confinarsi in ghetti di
periferia contro la loro volontà, sarà considerato un criminale e sarà punito”.
Sempre che la città sopravviva alla barbarie.
Il primo argomento della puntata è stato quello delle mobilitazioni di
lavoratrici e lavoratori dei grandi alberghi milanesi, ne abbiamo parlato in
collegamento telefonico con Mattia Scolari del sindacato Cub Milano. Infatti per
il 6 febbraio, nel giorno di inaugurazione dei giochi olimpici invernali, era
stato lanciato un presidio davanti alla sede di Federalberghi per denunciare il
costante peggioramento delle condizioni di chi opera in questo settore, presidio
che nonostante il divieto posto dalla questura per non turbare le celebrazioni
per il passaggio della fiamma olimpica, ha avuto luogo comunque, seppure in un’
altra sede. La mobilitazione è parte di un percorso di lotta portato avanti
dall’ unione di lavoratori ma anche di sigle sindacali, che rivelano l’enorme
disparità tra i guadagni di chi lavora negli alberghi e di chi li gestisce, ma
svelando anche un meccanismo di vero e proprio lavoro a cottimo! si parla
infatti di pagamenti erogati in base alle camere d’albergo pulite. Di questo e
delle tante contraddizioni portate dalla costante turistificazione delle città e
di conseguenza anche dei lavori a disposizione, abbiamo parlato con il nostro
intervistato.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di un
capotreno dell’Assemblea Nazionale PdM/PdB (personale di macchina/personale di
bordo) sul prossimo sciopero dei macchinisti e capotreno dalle 21.00 del
27/02/2026 alle 20.59 del 28/02/2026.
I temi caldi sono salute, sicurezza e giusta retribuzione: gli incidenti sul
lavoro non danno tregua, le aggressioni al personale durante le ore di lavoro e
non da ultimo gli aumenti salariali inesistenti. Durante l’intervista è stato
sottolineato come la turnazione, la reperibilità e gli stessi orari lavorativi,
cambiati da gli ultimi rinnovi contrattuali, hanno fatto tornare indietro
l’orologio dei diritti di parecchi anni.
Nel ricordare che l’assemblea PDM PDB “Siamo il gruppo auto-organizzato di
Macchinisti e Capitreno delle FSI che rivendica un giusto rinnovo del CCNL e
difendiamo la retrocessione dei nostri diritti” si rilancia alla partecipazione
del prossimo sciopero che ha avuto il primo stop dalla commissione di garanzia:
lo sciopero era stato organizzato e proclamato per il 20 gennaio 2026.
Buon ascolto
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Il terzo argomento della serata è stato quello delle ultime vicende giudiziarie
che hanno visto coinvolto il colosso Glovo, Lo abbiamo trattato in compagnia di
un ex rider attivo nel collettivo Colpo di Torino.
Non è la prima volta che queste piattaforme del food delivery finiscono alla
sbarra in Italia, questa volta il PM Storari di Milano ha accusato l’azienda di
caporalato e di sfruttamento del lavoro, e di avere creato un sistema di
intimidazione e ricatto agita dall’algoritmo utilizzato dai riders, disponendo
conseguentemente il commissariamento di Glovo.
La vicenda ha sollevato un dibattito pubblico in cui c’è chi di base invoca la
regolarizzazione di questi lavoratori, con contratti subordinati e che
soprattutto dispongano di tutele per la salvaguardia e prevenzione della loro
salute. Contenuti questi, anticipati da vincoli di adattamento a standard
europei in materia di contratti di lavoro, proprio per i lavoratori delle
piattaforme.
Buon ascolto
CONSIGLI PRATICI E INFORMAZIONI UTILI SU REPRESSIONE E REAZIONE COLLETIVA Perché
questo pieghevole? I governi con i loro apparati repressivi puntano a limitare
ogni possibile forma di contestazione e dissenso.…
Overjoy 264, Martedì 10 Febbraio 2026
Nel programma di oggi si inizia ad ascoltare una bella produzione non reggae di
Addis Records, e un super classic di Buju, dopodichè si cominciano le selezioni
odierne con le nuove release di Micah Shemaiah, Luciano, un po’ di produzioni
del nostrano Drop, i due nuovi 7″ Fruits Records con Young Kulcha ed Earl 16,
due belle strumentali da Jerry Johnson e da Yuthie con Kubix, Vivian Jones con
un brano storico e un segmento “warrior” con Dre Z, Michael Rose e Ras Iyah. Sul
finire di programma ascoltiamo la nuova produzione messicana di Vibronics con
Bungalo Dub.
Warriors put your guns down!
ASSEMBLEA COORDINAMENTO SALUTE PUBBLICA
Comala - corso Francesco Ferrucci 65/a, 10137 Torino
(venerdì, 13 febbraio 19:00)
LA SALUTE È DI TUTTX
Continuiamo ad incontrarci per discutere insieme di accesso alla sanità,
servizi, e privatizzazione del settore.
Come tavolo salute di Nudm ci uniamo ad altre reti, collettivi e singole persone
per discutere insieme ed organizzarci.
Vi aspettiamo!
Ci vediamo venerdì 13 febbraio h19 nella tensostruttura di Comala, corso
Ferrucci 65/a.
RIOT ON SUNSET STRIP – PUNTATA DEL 10 02 2026
La macchina del tempo e dello spazio blackoutiana, a zonzo per gli anni ’60, in
particolare il periodo 66-68; ma con uno sguardo anche al revival psichedelico
degli anni ’80 e nuove proposte in tema, in viaggio con Paul Magoo, Maurizio e
DJ Arpon
Musick To Play In The Dark – Puntata del 10/02/2026
Musick To Play In The Dark è la trasmissione condotta da Maurizio a.k.a.
Gerstein, Noisebrigade, Dr. Cancer, etc. che va in onda su Radio Blackout
105.250 il martedì dalle 23 fino a mezzanotte.
Per un’ora verrete condotti attraverso un percorso trasversale fatto da sonorità
che non si fermano ad un genere: si può passare dall’industrial alla wave,
facendo una fermata nel punk, nel death metal, nell’electro oppure anche nel
math rock.
Seguiremo le storie di chi ha fatto dei suoni non convenzionali l’espressione
della propria persona con ascolti ed alle volte con interviste.
Ci sarà uno spazio per le novità e per improvvisazioni varie.
Spegnete la luce, la musica inizia…
PLAYLIST
01 Microcorps “FEDBCK” da “Clear Vortex Chamber”
02 Greet Death “Same But Different Now” da “Die In Love”
03 Mandy Indiana “Cursive” da “Urgh”
04 Ciel “Call Me Silent” da “Call Me Silent”
05 Five Green Moons “Lost In The Static” da “Moon 2”
06 Stenny “Sharp Fragments” da “Sharp Fragments”
07 The Bug “Believers (Imperial Gardens, Camberwell) da “The Bug vs Ghost Dubs –
Implosion”
08 Buzzcocks “Queen Of The Scene” da “Attitude Adjustement”
09 Kim Gordon “Not Today” da “Play Me”
10 DAF “El Que (Terence Fixmer Leather Remix)” da “El Que”
Nel 27° anniversario del “giorno nero” del 1999, Roma e Milano chiamano alla
mobilitazione mentre il Consiglio Democratico Siriano denuncia: «punizione
collettiva» e «crimine contro l’umanità» Il 15 febbraio 2026 …
di Mario Di Vito* Nessuna impronta sulla pistola a salve e ferita compatibile
con un colpo esploso mentre Mansouri era girato: la dinamica resta tutta da
ricostruire La prima consulenza …