[2026-02-15] MERCATINI ARTISTICI AUTOGESTITI @ giardini reali
MERCATINI ARTISTICI AUTOGESTITI giardini reali - cso san maurizio angolo via rossini (domenica, 15 febbraio 15:00) Mercatini artistici autogestiti BENEFIT COORDINAMENTO ARTISTICI Ci sarà vendita a offerta libera di toppe, gioielli, stickers, spille, oggettistica, portachiavi, magliette, creazioni all'uncinetto e di vario tipo, fattx a mano. Vi aspettiamo tuttx domenica 15 Febbraio dalle 15 ai giardini reali bassi (corso san Maurizio angolo via Rossini). Un pomeriggio di condivisione, disegni, idee, musica e arte in tutte le sue forme, ci saranno laboratori di stampe e arte libera (porta la tua maglia/felpa/pezza per fartela stampare! altro materiale se vuoi creare lì con noi!). Troverete anche un Bar con biscotti e birra autoprodotta
mercatino
Artivismo
Anticapitalista
La lunga strada dei “porti di pace”
La giornata di ieri, venerdì 6 febbraio 2026, è stata doppiamente importante. Da una parte i lavoratori di molti porti europei (ventuno), di cui undici italiani, hanno concretamente protestato contro le politiche di riarmo e ripetuto che «i portuali non lavorano per la guerra». Un effetto non secondario né casuale è stato aver costretto quattro navi a cambiare il loro programma di viaggio: così «ZIM Virginia», «ZIM New Zealand», «ZIM Australia» e «MSC Eagle III» sono rimaste rispettivamente al largo dei porti di Livorno, Genova, Venezia e Ravenna, in questo modo indirettamente confermando – come più volte rilevato da Weapon Watch e dagli attivisti – di far parte della più strutturata catena logistica al servizio dei conflitti, e in particolare del più disumano e dissimulato in corso, quello contro i civili palestinesi. «ZIM Virginia» opera infatti sulla rotta ad alto valor militare tra Usa e Israele, «ZIM New Zealand» tocca in sequenza Marsiglia-Genova-Salerno-Ashdod ed è già stata segnalata per i suoi carichi di armi e munizioni, «ZIM Australia» è stata sinora operativa sulla tratta Constanta-Pireo-Ashod ma è stata recentemente collocata sulla rotta dall’Adriatico settentrionale a Israele, e lo stesso vale per «MSC Eagle III» che copre Koper-Trieste-Venezia-Ashdod. Il corteo che si è svolto a Genova, la sera del 6 febbraio 2026, in occasione dello sciopero di 21 porti europei contro la guerra. Dall’altra, sempre ieri al Consiglio comunale di Genova è stata presentata una proposta di delibera – prima firmataria Francesca Ghio (AVS) – per l’istituzione di un “osservatorio consiliare permanente per la trasparenza, la sostenibilità etica e la sicurezza dei lavoratori del porto di Genova”. È il primo passo perché istituzioni e lavoratori del porto possano cooperare per rendere concreta la definizione «Genova porto di pace» che associazione, sindacati, gruppi giovanili e religiosi hanno da tempo fatto propria. Naturalmente anche questa proposta si muoverà secondo i tempi della politica, e servirà un’assidua vigilanza e molta pressione perché si possa trasformare nell’auspicato organismo di confronto. Ma ai portuali, e soprattutto a quelli genovesi, non manca né l’iniziativa né le lotta che incalzano e aggregano, e infatti già stanno organizzando la prossima flottilla. E neppure bisogna sottovalutare l’attenzione che alla proposta genovese stanno prestando in altre città portuali italiane, innanzi tutto Ravenna, Livorno e Bari, dove nelle prossime settimane partiranno dal basso altre iniziative simili specialmente rivolte alle autorità. Era il 2 aprile del 2022 quando portuali e cittadini di Genova chiesero alle autorità dello Stato e del porto il rispetto delle norme che controllano il commercio delle armi, in una grande manifestazione pubblica che si mosse dalla cattedrale di San Lorenzo per terminare davanti a Palazzo San Giorgio.
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[2026-02-14] STRIDENTI ARMONIE DI LOTTA @ Piazza borgo dora BALON
STRIDENTI ARMONIE DI LOTTA Piazza borgo dora BALON - Piazza borgo dora (sabato, 14 febbraio 11:00) "Stridenti armonie di lotta" è l'appuntamento mensile, alle ore 11, al Balon, Borgo Dora angolo Via Andreis, a cura del Cor'okkio ".....la sempre più pesante e orrida realtà induce a uscire nelle strade con canti di lotta e letture, per denunciare l'intollerabile ed ingiusta persecuzione da parte dei poteri attraverso ogni forma di repressione. A seguire sangria benefit per rifacimento tetto Barocchio
[2026-02-14] Carnevale di Quartiere - Zona San Paolo Antifascista @ Pedonale Dante Di Nanni
CARNEVALE DI QUARTIERE - ZONA SAN PAOLO ANTIFASCISTA Pedonale Dante Di Nanni - Via Dante Di Nanni (sabato, 14 febbraio 14:30) 🎉Torna il carnevale di quartiere più bello che ci sia!🎉 Le piante invadono la città del cemento: vieni travestito/a da pianta, albero o creatura del bosco! 🎡Sabato 14 febbraio dalle ore 14.30  in via Dante di Nanni pedonale troverai truccabimbi, giocoleria, musica, teatro e tanto altro.🎡 👺A seguire partiremo insieme per una sfilata di carri colorati che attraverserà le vie di San Paolo. La sfilata seguirà il seguente percorso: via Dante di Nanni, via Muriaglio, via San Paolo, via Malta, via Millio, per poi arrivare intorno alle 16.30 al giardino Oreste Leonardi dove ci sarà una merenda condivisa👺
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Carnevale
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[2026-02-22] Presentazione della campagna "Vogliamo rompere un tabù" @ Radio Blackout 105.250
PRESENTAZIONE DELLA CAMPAGNA "VOGLIAMO ROMPERE UN TABÙ" Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino (domenica, 22 febbraio 17:00) SOLIDALI CON I RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI. L’appello “Vogliamo rompere un tabù“ lanciato, e raccolto da molte realtà e singoli compagni, ci offre la possibilità di confrontarci nel discutere, “di quello che è stata l’esperienza della lotta armata e dei conflitti sociali di massa in Italia a cavallo tra gli anni ’60 e’70.” E di come la memoria di quegli anni è duramente attaccata dalla narrazione dominante, soggetta a cancellazione e revisionismo. Cancellazione data forse dal rifiuto di ammettere che il potere sia stato messo realmente in discussione, rifiuto di accettare che, non troppi anni fa, migliaia di persone abbiano deciso di usare la forza e di dichiarare guerra allo Stato dei padroni […] Nonostante oggi gli orizzonti del possibile sembrano essersi drasticamente ridotti, l’esperienza di quegli anni, maturata in un contesto nazionale ed internazionale di grandi lotte di massa e rivoluzionarie, di trasformazione radicale in senso anticoloniale e anticapitalista, riecheggia ancora nei nostri percorsi di lotta, stimolandoli. Desideriamo, per cui, riappropriarci di quanto di positivo questa memoria ha prodotto ed insegna ancor oggi, per organizzarci e opporci alle diverse espressioni del potere. Lo scopo è quello di non dimenticare il passato e imparare da esso al fine di affinare capacità di riflessione e di scelta politica”. L’appello è stato lanciato per mettere in luce un fatto, per noi importante, e cioè, che da quarant'anni (alcuni dal 1982) 15 militanti delle Brigate Rosse sono rinchiusi nelle prigioni di Stato, altri tre, da oltre venti anni, segregati al regime del 41 bis. Il motivo di una detenzione così lunga è perché lo Stato chiede a questi prigionieri di rinunciare alla propria identità, ad un pensiero politico radicato storicamente da oltre un secolo, nella lotta internazionale contro l'oppressione . La richiesta di mercanteggiare e mercificare la loro futura e lontana liberazione è, in questa fase storica, caratterizzata da una profonda crisi di valorizzazione e propensione alla guerra globale, ancor più significativa. Una crisi anche politica che cerca soluzioni autoritarie, che spinge gli Stati a un confronto sempre più aspro, le cui conseguenze vanno a colpire le masse popolari determinando un inasprimento delle disuguaglianze sociali e di liquidazione delle conquiste frutto delle lotte passate. Si tende, perciò, a colpire con una repressione sempre più dura i movimenti e gli attivisti politici, mirando a soffocare le lotte di resistenza e le istanze di liberazione con l’intento di impedire che il malcontento si dia un'espressione politica organizzata. In questo contesto si inserisce la guerra che da tempo viene condotta contro la memoria delle lotte degli anni Settanta. È solo nel contesto di questa guerra alla memoria che possiamo comprendere la politica di silenziamento e annientamento dei rivoluzionari prigionieri. Rompere il tabù, rompere il silenzio su questi prigionieri, sulle condizioni della loro detenzione, sulla loro durata infinita, rappresenta un passo necessario per liberarci dalle paure, dall’ingabbiamento in cui vorrebbero richiudere le lotte e i movimenti. La richiesta ai prigionieri di rinnegare il proprio passato rappresenta un ulteriore modo per colpire l’idea di liberazione di cui questi compagni e compagne sono portatori. Rompere il silenzio sulla resistenza di questi prigionieri è anche un modo per riappropriarci di una libertà, e di un pensiero critico, che ci aiuti ad immaginare delle possibilità. Sapendo che la miglior solidarietà è la continuazione della lotta, nelle sue diverse forme politiche e sociali. Per questo motivo sarebbe bene utilizzare questi momenti per confrontarci sulla situazione in cui versano i movimenti di lotta. Un confronto tra quanti non accettano di scendere a compromessi con questo sistema. Perciò, ricostruire frammenti di quelle lotte sociali, aver consapevolezza del loro portato storico - mai venuto meno - è di fondamentale importanza. Senza però dimenticare che quel grande movimento di lotta è sempre stato oggetto di una lettura revisionista da parte dello Stato, delle sue strutture e dei suoi reggicoda per teorizzare, non solo la fine di una fase storica ma l’impraticabilità della lotta rivoluzionaria. Questa tesi ci tocca nell’attualità, perché alle nostre endemiche debolezze aggiunge elementi di disorientamento. Secondo noi, perciò, è necessario far chiarezza e tracciare uno spartiacque tra ipotesi rivoluzionarie e la linea dello Stato e della borghesia. Un ulteriore aspetto che proponiamo alla discussione è il tema della repressione. Esso viene trattato, il più delle volte, in maniera "“auto-terrorizzante". Molto poco dal punto di vista di chi - nella lotta - si assume il “peso” della repressione come parte del conflitto, dimostrandoci che è possibile resistere, e dando così un importante contributo alla continuazione della lotta.
[2026-02-11] Assemblea cittadina @ Corso Belgio 91 Torino
ASSEMBLEA CITTADINA Corso Belgio 91 Torino - Torino (mercoledì, 11 febbraio 18:30) Nuovo appuntamento! Mercoledì 11 febbraio assemblea cittadina in C.so Belgio 91. Nelle slide l'indizione completa, vi aspettiamo! https://www.facebook.com/vanchigliainsieme
[2026-02-08] FUORI LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE @ Sauze d'Oulx
FUORI LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE Sauze d'Oulx - Piazza III reggimento alpini (domenica, 8 febbraio 14:00) KILLERS NON BENVENUTI – NO AL TURISMO SIONISTA IN VAL DI SUSA FUORI LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE! LA VALSUSA RIPUDIA L'IDF Oggi pomeriggio - Ore 14,00 Sauze d'Oulx - Piazza III reggimento alpini Mentre a Gaza prosegue lo sterminio del popolo palestinese, anche in Val di Susa arrivano soldati israeliani in “vacanza”. Componenti di un esercito coloniale e genocida che, dopo aver bombardato scuole, ospedali e campi profughi, vengono a “rilassarsi” sui nostri territori. Questa è la normalizzazione del genocidio. In Sardegna e nelle Marche abbiamo già visto cosa significa accogliere questi “turisti”: lo Stato italiano protegge i carnefici, mentre reprime chi prova ad opporsi e alzare la voce contro questa complicità, con militarizzazione degli spazi pubblici, identificazioni dell3 attivist3 e fogli di via. Ridurre i componenti dell'IDF a semplici turisti significa cancellare deliberatamente le responsabilità politiche e militari di chi partecipa a massacri e colonizzazioni. La Val di Susa non ci sta. Questa è una terra di lotta contro la militarizzazione e la repressione. Non accetta di diventare complice della guerra né spazio di decompressione per chi ha le mani sporche di sangue. Non accettiamo che soldati israeliani vengano in vacanza in Valsusa, che il nostro territorio venga sfruttato per lavare coscienze e dividere. Per questo invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi, come già accaduto in Sardegna, faremo capire che non passeranno vacanze serene mentre un popolo viene sterminato. Fuori i sionisti dai nostri territori. Fuori i sionisti dalla Palestina. Val di Susa solidale con la Resistenza Palestinese. https://www.facebook.com/notav.info
Verità e giustizia per Moussa Diarra
A più di un anno dall’omicidio razzista di Moussa Diarra da parte di un agente della Polfer, ben poco è cambiato: sin dall’inizio è stata chiara la volontà della procura di Verona di derubricare l’assassinio di Moussa a un caso di legittima difesa, nonostante le evidenze del contrario. Il 20 ottobre 2024 Moussa si trovava in stato evidentemente confusionale nei pressi della stazione di Verona, dove è stato freddato da un colpo al petto da parte di un agente della Polfer. Il 5 novembre 2025 la procura dirama un comunicato dove afferma di aver concluso le indagini preliminari e di aver richiesto l’archiviazione per il poliziotto che si è macchiato dell’omicidio di Moussa. La motivazione sarebbe quella per cui Moussa teneva in mano un coltello da cucina che “non è meno letale di una pistola” secondo Raffaele Tito procuratore di Verona e dunque il poliziotto “avrebbe messo in atto una difesa sicuramente proporzionata”. Da subito il Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra si è mobilitato per evitare che Moussa diventi l’ennesima vittima del razzismo istituzionale che finisce nell’oblio. Moussa era un ragazzo maliano di 26 anni che per raggiungere l’Italia aveva compiuto quel terrificante viaggio attraverso il Sahara, la Libia e il Mediterraneo. Come la maggioranza delle persone immigrate Moussa avete conosciuto quella vita sventurata fatta di umiliazioni, sfruttamento lavorativo e alloggi precari e invivibili. Negli ultimi mesi prima del suo omicidio aveva attraversato una condizione di fragilità psichica data dal fatto che non era potuto ritornare nel suo paese per il funerale del padre a causa del mancato rinnovo del permesso umanitario: Moussa si era sottoposto a tutta la trafila necessaria al rinnovo, ma fino a quel momento aveva ottenuto solo una ricevuta temporanea che non permette né l’espatrio, né l’accesso a un lavoro dignitoso, a cure mediche, a una casa. In questa puntata di Black In ripercorriamo la storia di Moussa Diarra insieme a Vincenzo del Comitato verità e giustizia per Moussa e a Ousmane della Comunità maliana di Verona. Qui alcuni link ad articoli che forniscono un po’ di contesto: > OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE https://www.ilpost.it/2024/10/24/verona-moussa-diarra-polizia/?utm_source=ilpost&utm_medium=leggi_anche&utm_campaign=leggi_anche > La Procura di Verona ha chiesto l’archiviazione per la morte di Moussa Diarra
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Un commento sulla manifestazione del 31 gennaio
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Fabrizio Salmoni Riporto i miei brevi commenti inviati alla mia sez. Anpi Nizza Lingotto sui fatti di sabato, secondo me, sono tre i risultati politici positivi: 1. L’affermazione dell’autonomia del movimento che costringe tutto l’arco istituzionale a mostrarsi uniforme (Anpi nazionale compreso!) quindi a fare chiarezza; 2. La capacità sul terreno di far arretrare la polizia; 3. Far emergere (v. Stampa di domenica) che a Torino c’è una borghesia progressista che sta con i movimenti. Oggi quella é sotto attacco, balbetta e un po’ frigna perchè si sente presa in mezzo ma c’è e tocca rincuorare i cuori deboli. Anche il discorso del Sindaco contiene timide considerazioni che vanno oltre la condanna. Evidentemente si sono create fratture nella sinistra istituzionale. Ben vengano! Quindi direi non poco. C’è poi un risvolto clamoroso da annotare: Al Tg7 Mentana, con faccia contrita e allargando le braccia in sconforto, chiaramente controvoglia, per la prima volta da sempre ha letto testualmente e per intero il comunicato di Aska e centri sociali sulla giornata di sabato (per me, un buon comunicato) e ha fatto vedere la polizia che manganellava in gruppo un povero fotografo. Non ricordo sia mai accaduto in anni che abbia mai letto un comunicato dei movimenti, sempre e solo veline di questure, partiti o governi. E’ successo qualcosa. Non so a cosa si debba la novità e bisognerebbe capire ma mi sembra comunque un insperato elemento positivo. Sarebbe poi importante fare qualcosa per chiarire a tanti partecipanti che si ritraggono di fronte alla forza dispiegata della piazza e si lasciano influenzare dalla retorica sui buoni e cattivi, sugli “infiltrati” e sui complottismi,che non si fa politica col vittimismo, con i mille distinguo (pur da considerare), che é importante talvolta proiettare la forza politica nelle piazze, dimostrare forza, e che bisogna essere consapevoli purtroppo che immancabilmente il potere reagisce. Insomma, bisogna fortificare anche i cuori. Aggiungerei un altro elemento importante: i fatti di sabato hanno incrementato l’attuale instabilità politica, un elemento che può giocare a favore di chi ricerca un cambiamento sostanziale degli equilibri politici e di cui bisognerebbe approfittare per far avanzare il fronte di lotta. Il potere cerca instancabilmente la stabilità a tutti i livelli per poter muoversi a piacimento quindi è compito del fronte di lotta creare e mantenere instabilità con il lavoro politico, con i nostri comportamenti individuali e collettivi, con l’organizzazione, e avere la consapevolezza di ciò che abbiamo di fronte. Per esempio, a ciò che si muove nella politica istituzionale: mi riferisco all’esordio di Vannacci. Promette guai e una futura forza paramilitare di estrema destra che possa raggruppa tutti i gruppi extraparlamentari fascisti. Bisognerà essere preparati e lavorare per un fronte unico dei movimenti.
Milano: “insostenibili olimpiadi”, corteo nazionale contro il profitto sui territori e le montagne
La diretta dal corteo di Radio Onda d’Urto Al via allo stadio San Siro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Tra i 50 leader mondiali presenti in tribuna d’onore anche il vicepresidente statunitense JD Vance, fischiato dalla platea al passaggio della squadra USA, così come quella israeliana. Con Vance e il segretario di Stato Usa Rubio c’è pure l’Ice, la milizia privata trumpiana che da settimane a Minneapolis – e in molte città statunitensi – va a caccia di migranti e antirazzisti, deportando e anche uccidendo. In concomitanza con la kermesse olimpica, è iniziata giovedì la quattro giorni delle Utopiadi, l’appuntamento sportivo, sociale e politico promosso dalle realtà dello sport popolare in esplicita alternativa e opposizione alle Olimpiadi Milano-Cortina. Il Comitato Insostenibili Olimpiadi, la rete di spazi sociali e associazioni, ha aperto ieri la giornata occupando e liberando l’ex PalaSharp di via Carlo Salerio, una struttura abbandonata dal 2011 e sottratta da anni all’uso sportivo e alla cittadinanza. Nel tardo pomeriggio di ieri, alle 18, si è svolta in zona San Siro la fiaccolata popolare antiolimpica, con partenza da viale Mar Jonio. Oggi, dalle ore 15, il corteo nazionale in piazza Medaglie d’Oro: è la prima manifestazione di movimento dopo l’approvazione del pacchetto (in)sicurezza del governo Meloni. Partecipano le realtà dello sport popolare e di base, dei movimenti civici e ambientalisti, di comitati territoriali e collettivi studenteschi, dei movimenti transfemministi, delle reti di lotta per il diritto all’abitare e del sindacalismo conflittuale, dei movimenti scesi al fianco del popolo palestinese e delle reti che si oppongono alla deriva securitaria. Ne parla, ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mery, del CIO e di Off Topic.  Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto i collegamenti dalla manifestazione di Milano: Ore 18.40 – La manifestazione contro le Insostenibili Olimpiadi si dirige verso Brenta. Sono almeno 5 le persone fermate a seguito delle cariche e dei lacrimogeni contro il corteo che tentava di raggiungere la Tangenziale Est. Ore 18.15 – Il corteo, una volta arrivato in Via Mompiani, nel quartiere Corvetto, dietro lo striscione “know your enemy” ha cercato di raggiungere la Tangeniale Est di Milano.  Lacrimogeni e idranti sul corteo, prima dell’impatto con la testa. Dalla manifestazione fuochi d’artificio e petardi. Il collegamento con Francesco della Redazione.  Ore 17.40 – Azione in piazzale Ferrara dove il corteo ha  esposto uno striscione che recita “lunga vita ai quartieri popolari”. Su altri due striscioni si legge “case alle famiglie, fuori le divise dal quartiere” e “stop speculazione nei quartieri”. Il collegamento con Francesco di Radio Onda d’Urto da Milano.  Ore 17.20 – In via Benaco la manifestazione nazionale prosegue: le interviste a chi era in piazza realizzate da Marco e Francesco della Redazione.  Ore 17.00 – “Siamo 10mila“, fanno sapere dal CIO. L’intervista a Luciano Muhlbauer, storico compagno di Milano, e le prime valutazioni dal corteo.  Ore 16.35 – Il corteo ha svoltato in via Brembo, a ridosso del maxi cantiere dello Scalo Romana, dove sorge il Villaggio Olimpico. Qui srotolato uno striscione sul ponte che sovrasta la ferrovia, con la scritta: “Binary is for the train”; accesi fumogeni e fuochi d’artificio. Il collegamento con Francesco della Redazione.  Ore 16.00 – Il corteo è partito da Piazza Medaglie d’Oro prendendo Corso Lodi. Il collegamento con Marco, della Redazione di Radio Onda d’Urto, racconta spezzone per spezzone la composizione della manifestazione contro le “insostenibili olimpiadi”.  Ore 15.30 – Il collegamento da Piazza Medaglie d’Oro con Francesco della Redazione e l’intervento di Elio Catania, di Off Topic.  Ore 11.00 – Partenza collettiva dalla stazione della città da cui trasmettiamo, Brescia: appuntamento con APE Brescia alla stazione ferroviaria alle ore 12.28. Ne parla Francesco, vicepresidente di APE Brescia. 
No alla Coppa America. In piazza a Bagnoli tremila persone e una scritta
Fotogalleria di Giuseppe Carrella Migliaia di persone (tre probabilmente, ma forse anche quattromila, in gran parte abitanti del quartiere) hanno manifestato ieri a Bagnoli imponendo una giornata di stop ai lavori della vergogna. I dimostranti hanno contestato le operazioni a dir poco opache che si stanno svolgendo sulla colmata dell’ex polo industriale, per permettere la costruzione di un porto che le lobby politico-imprenditoriali della città stanno riuscendo, dopo trent’anni di tentativi andati a vuoto, a imporre alla popolazione con il pretesto della Coppa America di vela.  Il corteo ha attraversato l’abitato di Bagnoli e poi tutto il perimetro nord dell’ex area industriale, denunciando con chiarezza da un lato le storture del progetto in corso, che cestina tutti i piani urbanistici esistenti sulla zona ovest, e dall’altro le modalità allarmanti da un punto di vista ambientale con cui si stanno effettuando i lavori. Proprio per questo motivo una delegazione di persone è entrata all’interno del cantiere e ha raccolto un campione di terreno che i lavori hanno “scorticato” dalla colmata, terreno che verrà analizzato nei prossimi giorni.  Specifichiamo che l’ultima foto che vedete in questa galleria non è un refuso redazionale o un bug del nostro sito: dal momento che ritenevamo umiliante controbattere alle polemiche con cui la struttura commissariale, la stampa e la politica locale hanno cercato di screditare il corteo facendo leva su una scritta in bomboletta spray apparsa su uno dei muri che proteggono il cantiere, abbiamo preferito mettere a diretto confronto le immagini di un corteo di migliaia di persone, che non ha neppure in un secondo ceduto alle provocazioni delle forze dell’ordine, con la goffaggine del potere e dei suoi servi sciocchi, che in mancanza di altri appigli non hanno avuto altra possibilità che una scritta sul muro per controbattere alla determinazione degli e delle abitanti del territorio. A questo link potete visualizzare inoltre un post Facebook con cui gli attivisti di uno dei gruppi parte della Rete No America’s Cup ha scelto di prendere a sua volta a ridere questo imbarazzante tentativo. 
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